Il Rinascimento fiorentino e le figure di Cosimo, Piero e Lorenzo de’Medici

By Domenico Palattella

firenze e il rinascimento

FIRENZE E IL RINASCIMENTO

Firenze è considerata la città madre del Rinascimento. Il nuovo linguaggio figurativo e la diversa visione dell’azione dell’uomo nel mondo si svilupparono proprio dall’umanesimo fiorentino sin dal XIV secolo, con personaggi come Francesco Petrarca o Coluccio Salutati.

Negli ultimi decenni del 1300 e nei primi del 1400 iniziò a Firenze una fase di rinnovamento culturale e scientifico, che traeva ispirazione dai classici greci e romani, nel quale il tema centrale diventò l’uomo, non più Dio. Esempi lampanti sono, appunto, il Canzoniere di Petrarca e il Decameron di Boccaccio.

Agli inizi del 1400 gli artisti fiorentini si trovarono a dover scegliere tra due scelte stilistiche principali: aderire al consolidato stile gotico internazionale o orientarsi verso il nuovo recupero dei modi classici. Ogni artista scelse, più o meno consapevolmente, una delle due strade, ma a prevalere, con l’andar del tempo, fu la seconda.

La “rinascita”, così venne chiamata dal Vasari la nuova tendenza al recupero dei modi degli antichi, ebbe una diffusione e una continuità incredibilmente ampia, dando il via ad una nuova percezione dell’uomo e del mondo, nella quale il singolo individuo aveva facoltà di esprimere i propri talenti e capacità, fino a dominare la “sorte” e governare la natura.

La vita delle persone cambiò in maniera significativa grazie al nuovo pensiero rinascimentale, che diede grande valore alla dialettica, al confronto e alla condivisione di opinioni e pensieri differenti.

Non bisogna però immaginare un’avanzata trionfante del Rinascimento come sostituto di una cultura in via di sparizione: il tardo gotico fu un linguaggio ben vivo fino all’ultimo, che convisse per lungo tempo con il nascente linguaggio rinascimentale. In alcuni paesi ebbe un successo che durò ben oltre il XV secolo, e nella stessa Firenze la nuova proposta stilistica fu, inizialmente, un’alternativa minore, con scarso seguito per circa vent’anni.

Agli inizi del XV secolo, infatti, a Firenze prevaleva ancora il gotico internazionale e le novità proposte da maestri come BrunelleschiDonatello e Masaccio, erano una tendenza di secondo piano e in larga parte incompresa.

Poco dopo però, il Rinascimento diventò lo stile d’espressione artistica più apprezzato, e iniziò a espandersi alle altre corti italiane e, in seguito, europee.

Nella sua prima fase, il Rinascimento fiorentino si diffuse in maniera vivace fino al 1470 circa, grazie a Cosimo de’ Medici, e in parte al figlio, Piero il Gottoso, che adottarono un modello di gestione del potere cittadino non evidente, indiretto, e caratterizzato dall’interesse nel bene pubblico e nell’abbellimento di Firenze.

La seconda fase, contraddistinta da un’organizzazione più intellettualistica delle conquiste del primo Rinascimento, ebbe luogo durante il governo di Lorenzo de’ Medici, detto il Magnifico, dal 1470 al 1492, anno della sua morte.

La terza fase fu influenzata dalla dottrina del frate Girolamo Savonarola, che condizionò profondamente gran parte degli artisti fiorentini, inducendoli a rivedere le loro scelte stilistiche.

L’ultima fase, detta Rinascimento Maturo, si colloca nel periodo del crepuscolo della Repubblica Fiorentina, entro il 1520, e vide la concomitante presenza in città di tre geni assoluti che influenzarono in maniera definitiva le generazioni successive: Leonardo da VinciMichelangelo Buonarroti e Raffaello Sanzio.

crocifisso del brunelleschi
Crocifisso del Brunelleschi (1410-15, di Filippo Brunelleschi). Secondo la testimonianza del Vasari quest’opera viene scolpita in risposta al Crocifisso “contadino” di Donatello (in Santa Croce sempre a Firenze), che il Brunelleschi aveva criticato per l’esasperato naturalismo. Sfidato da Donatello a fare di meglio, ha scolpito quest’opera, alla vista della quale l’amico fu colto da così tanta meraviglia da far cadere in terra le uova che teneva in grembo.

I PADRI DEL RINASCIMENTO (1400-1434)

La prima fase del Rinascimento arrivò più o meno fino agli anni trenta/quaranta del 1400, epoca di grandi sperimentazioni e di ricerca nella quale l’atmosfera culturale e artistica era entusiastica e vivace.

Il motore principale fu il tipo di approccio tecnico e pratico, in cui l’innovazione e i nuovi traguardi andavano di pari passo, non restando isolati.

La crescita del Rinascimento fu sostenuta in gran parte dall’iniziativa dei giovani artisti dell’epoca, i quali riprendevano e sviluppavano le nuove scoperte in una straordinaria spirale virtuosa di continuo miglioramento, che non aveva eguali in nessun’altra città d’Europa.

Spesso gli artisti si trovarono a confrontarsi faccia a faccia su temi analoghi, e fu questo un ulteriore fattore di sviluppo del nuovo linguaggio, che permise di raggiungere traguardi eccezionali. Accadde così per i due Crocifissi degli amici Brunelleschi e Donatello, oppure per le due cantorie del Duomo di Donatello e Luca della Robbia, o per gli affreschi di Masaccio e Masolino nella Cappella Brancacci.

La scultura fu la prima arte a creare un linguaggio innovativo, agevolata probabilmente dalla maggiore presenza di statue e rilievi antichi da cui trarre ispirazione. Entro gli anni venti del Quattrocento, Donatello aveva già elaborato un proprio stile originale, segnando il primo e deciso distacco dai linguaggi passati con sculture come il San Giorgio, il San Marco, il San Giovani Evangelista e le statue per il Campanile di Giotto.

Poco dopo fu l’architettura che, grazie a Filippo Brunelleschi, avviò il proprio ciclo di rinascita, con opere come la Sagrestia Vecchia, lo Spedale degli Innocenti, il Palagio di Parte Guelfa, la ristrutturazione di San Lorenzo e la Cappella dei Pazzi in Santa Croce.

Brunelleschi, con la probabile collaborazione dell’amico Donatello, fu anche l’artefice del nuovo metodo della prospettiva lineare centrica, che permise di trasporre in modo ottimale immagini a tre dimensioni su superfici piane, bidimensionali, dando spazio, profondità e volume alle rappresentazioni.

L’ultima arte ad avviare il suo rinnovamento fu la pittura, nella quale il giovane Masaccio fece in tempo a trasferire le innovazioni di stile, già sviluppate nelle altre discipline dagli amici Donatello e Brunelleschi, prima di morire prematuramente, a soli ventisette anni.

Nei pochi anni di attività Masaccio, spesso in collaborazione con Masolino da Panicale, realizzò opere fondamentali per il nuovo stile pittorico, come il Trittico di San Giovenale, il Trittico Carnesecchi, la pala Sant’Anna Metterza, gli affreschi nella Cappella Brancacci e l’affresco con la Trinità di Santa Maria Novella.

cosimo de medici
Cosimo de’ Medici

COSIMO DE’ MEDICI (1434-1464)

Nel 1434 Cosimo de’ Medici tornò dall’esilio. Formalmente vigeva ancora la Repubblica Fiorentina ma, di fatto, il potere iniziò a concentrarsi sempre di più nelle mani dei Medici, grazie ad una rete di alleanze strategiche, al controllo delle magistrature ed alla potenza finanziaria che Cosimo realizzò, fattori che gli permisero di non risultare mai direttamente coinvolto nel governo di Firenze.

Il suo agire da apparente semplice cittadino si ispirò allo stoicismo ciceroniano, improntato alla ricerca del bene comune, alla moderazione e al rifiuto del prestigio personale e dell’ostentazione. Su questo modello Cosimo il Vecchio commissionò importanti opere pubbliche, Firenze vide in azione i più grandi artisti del primo Rinascimento.

La ricostruzione del Convento di San Marco, avvenuta tra il 1436 e il 1452, fu una grande opportunità per gli artisti dell’epoca, in primis per Michelozzo, architetto incaricato dell’intero progetto.

Le decorazioni furono eseguite da Beato Angelico e il suo staff, nel quale vi era Benozzo Gozzoli. L’Angelico realizzò un ciclo di affreschi eccezionale, con il capolavoro della Pala di San marcoLorenzo Ghiberti produsse il Tabernacolo dei Linaioli, decorato sempre dall’Angelico, e Domenico Ghirlandaio dipinse l’Ultima Cena nel refettorio.

Un altro artista attivo durante il periodo di Cosimo fu Domenico Veneziano. Per Piero de’ Medici, figlio di Cosimo, realizzò intorno al 1440 il tondo dell’Adorazione dei Magi, oggi a Berlino. Nel 1445 il Veneziano dipinse anche la Pala di Santa Lucia dei Magnoli per l’omonima chiesa fiorentina.

Nel 1438 Filippo Lippi realizzò, sempre su commissione di Piero de’ Medici, la Pala Barbadori per Santo Spirito, oggi conservata parte al Louvre e parte agli Uffizi, e nel 1460 dipinse l’Adorazione del Bambino di palazzo Medici, oggi a Berlino.

Intorno al 1440 anche Andrea del Castagno realizzò opere importanti, come il Cenacolo di Sant’Apollonia. Il Castagno adottò un’interpretazione più realistica del nuovo stile, come si evince dalla sua Trinità e Santi, che non ebbe grande seguito a Firenze ma che divenne la base per lo sviluppo della scuola ferrarese.

In architettura, Cosimo de’ Medici fece di Michelozzo l’architetto di famiglia, incaricandolo di realizzare, oltre al già citato Convento di San Marco, lo stesso Palazzo Medici Ricciardi, del 1450. Il palazzo di Michelozzo, originariamente commissionato a Brunelleschi, divenne un modello per l’architettura civile rinascimentale, influenzando, tra gli altri, il progetto di Palazzo Strozzi realizzato da Giuliano da Sangallo nel 1490.

Nel 1436 vi fu anche l’inaugurazione della Cattedrale di Firenze, con la spettacolare Cupola del Brunelleschi. Negli stessi anni, Brunelleschi, già affermato capostipite del nuovo stile, realizzò anche Palazzo Pitti, ristrutturò la Basilica di Santo Spirito, progettò la Rotonda degli Angeli e il Pulpito di Santa Maria Novella, prima di morire nel 1446.

Mentre Michelozzo costruiva Palazzo Medici, un altro importante architetto, Leon Battista Alberti, costruiva Palazzo Rucellai, trovando ispirazione negli stessi modelli antichi che influenzavano Michelozzo.

Altro artista apprezzato da Cosimo fu Donatello, che con Michelozzo condivise la bottega. Donatello aveva già dimostrato la sua straordinaria arte con le statue del Duomo, di Orsanmichele o del Campanile di Giotto, e nel 1440 realizzò per Cosimo un altro capolavoro, il famoso David Bronzeo, oggi al Museo del Bargello.

Donatello si allontanò da Firenze nel 1443 per tornarvi dieci anni dopo. Al suo rientro, le distanze che erano sorte tra lo stile dei maestri del primo Rinascimento e quello dei nuovi artisti della scena fiorentina erano notevoli. La produzione degli ultimi anni di Donatello fu particolare, come emerge dalla Maddalena Penitente del 1453 o dal bronzo di Giuditta e Oloferne.

La nascita dell’Accademia Neoplatonica nel 1462 consolidò gli orizzonti intellettuali della cultura durante il dominio di Cosimo, sviluppando le discipline umanistiche verso una rievocazione più aulica e ideale del passato classico.

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PIERO DE’ MEDICI (1464-1469)

Dopo la morte di Cosimo de’ Medici nel 1464, Piero il Gottoso proseguì a governare de facto Firenze, sebbene per soli cinque anni poiché morì nel 1469, tra il rammarico e il cordoglio dell’intera città.

In questo periodo l’intellettualismo si accentuò ulteriormente e le commissioni per opere pubbliche diminuirono, mentre ebbero maggior successo le collezioni di oggetti preziosi e antichi, ricercati sia per il valore intrinseco, sia per il loro status di oggetti rari, in grado di dimostrare prestigio sociale.

Piero de’ Medici condusse una vita ispirata ai modi delle raffinate corti aristocratiche, e così fece l’intera aristocrazia cittadina. Gli affreschi della Cappella dei Magi di Benozzo Gozzoli, presso Palazzo Medici, che raffigurano il corteo dei Re Magi impersonato dai membri della famiglia Medici e da altri aristocratici fiorentini, ne sono una chiara testimonianza.

L’evoluzione verso stili più raffinati era già apparsa a metà del 1400, un esempio è il sepolcro realizzato in Santa Croce da Bernardo Rossellino per la sepoltura del cancelliere della Repubblica Leonardo Bruni, ed è ancor più evidente nella Tomba di Giovanni e Piero de’ Medici, realizzata da Andrea del Verrocchio nel 1472 in San Lorenzo.

Intorno al 1460 fu realizzata la Cappella del Cardinale del Portogallo, opera che rappresenta al meglio le tendenze stilistiche della Firenze dell’epoca, caratterizzate da varietà di materiali e convivenze di stili, di linguaggi e di riferimenti culturali.

Situata nella chiesa di San Miniato al Monte, la cappella è stata realizzata da Antonio Manetti, allievo di Brunelleschi, e contiene il monumento funebre scolpito da Antonio e Bernardo Rossellino, la decorazione del soffitto di Luca della Robbia, alcuni affreschi di Alessio Baldovinetti e la pala d’altare Santi Vincenzo, Giacomo Maggiore ed Eustachio, realizzata da Antonio e Piero del Pollaiolo.

Il periodo del governo di Piero fu anche quello che vide per l’ultima volta Donatello all’opera, nella realizzazione del Pulpito della Passione e del Pulpito della Resurrezione. Nelle due opere emerge il rifiuto dell’ordine e dell’armonia che caratterizzò l’arte degli ultimi anni di Donatello, a vantaggio di un espressionismo e di una carica drammatica mai visti prima. Le figure sono confuse e alcune parti della narrazione sono volutamente tagliate. Vi sono anche parti di non-finito, che però alcuni critici attribuiscono all’età avanzata del maestro, ultrasettantenne, e all’impossibilità di completare l’opera causa la morte nel 1466.

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Lorenzo de’ Medici

LORENZO DE’ MEDICI (1470-1492)

Lorenzo de’ Medici, successore di Piero, apprese dal nonno Cosimo l’importanza dell’arte nella gestione degli affari socio-politici, ma la usò maggiormente al di fuori di Firenze, come mezzo di diplomazia estera.

Lorenzo il Magnifico promosse la diffusione dell’arte sia letteraria, sia figurativa, con l’invio dei migliori artisti fiorentini nelle varie corti italiane per ingraziarsi i governanti degli altri stati.

Così accadde nel 1481 quando, per riconciliarsi con papa Sisto IV dopo i fatti della congiura dei Pazzi, inviò a Roma Domenico GhirlandaioSandro Botticelli e altri artisti, che collaborarono alla prima versione della Cappella Sistina.

Questa strategia contribuì a creare il mito dell’età laurenziana come epoca d’oro del mecenatismo, ma fu anche all’origine del declino della creatività artistica fiorentina, favorendo la crescita di altri centri, in particolare Roma e Milano.

Lorenzo de’ Medici fu promotore di un nuovo gusto per gli oggetti con significato filosofico e agevolò il confronto tra artisti e filosofi della sua corte. Il linguaggio si fece più prezioso ed erudito, denso di significati allegorici, mitologici e filosofici, come nell’Apollo e Dafni del Perugino, del 1483, dove Dafni corrisponde a termine latino Laurus, cioè Lorenzo.

Il Magnifico istituì la prima accademia d’arte della storia, il Giardino di San Marco, egli stesso si esercitò in arti letterarie, componendo sonetti e scritti filosofici e religiosi.

L’evoluzione verso un linguaggio più erudito e allegorico determinò il restringimento della platea di riferimento, divenendo pienamente comprensibile solo dalle colte élite delle corti. L’arte si distaccò dalla vita pubblica, concentrandosi sull’evasione dalla vita reale.

In campo architettonico il Magnifico commissionò molte costruzioni, come la villa di Poggio a Caiano, del 1480, realizzata da Giuliano da Sangallo. La villa fu la prima ad essere aperta verso il giardino esterno tramite il loggiato, che fungeva da passaggio intermedio, e divenne un modello per l’architettura privata degli anni successivi.

Sempre Sangallo realizzò in quegli anni il Palazzo della GherardescaSanta Maria delle Carceri a Prato, Santa Maria Maddalena dei Pazzi, la Sagrestia Ottagonale di Santo SpiritoPalazzo Gondi e Palazzo Strozzi.

Tra le botteghe attive in epoca laurenziana, quella dei fratelli Antonio e Piero del Pollaiolo realizzò per il Magnifico il bronzetto di Ercole e Anteo, oggi agli Uffizi. Nella Villa la Gallina, di proprietà di amici dei Medici, affrescò la Danza di Nudi e, nel 1472, realizzò l’incisione della Battaglia di Ignudi.

Altra bottega molto attiva fu quella del Verrocchio, che ebbe apprendisti importanti come BotticelliPeruginoGhirlandaio e il giovane Leonardo da Vinci.

Per la famiglia de’ Medici, Verrocchio aveva già prodotto diverse opere come l’Incredulità di san Tommaso e la stessa lastra tombale di Cosimo il Vecchio. Nel 1472 lavorò alla tomba di Piero e Giovanni de’ Medici, nel 1476 realizzò il David Bronzeo e nel 1478 fuse il Putto col Delfino per la villa Medici a Careggi, oggi al Bargello.

Sandro Botticelli fu un altro artista particolarmente legato ai Medici. Durante il periodo laurenziano dipinse opere famosissime, come la Primavera, la Nascita di Venere e la Madonna del Magnificat, tutte custodite agli Uffizi. Come detto in precedenza, Botticelli venne anche inviato da Lorenzo a Roma, nell’ambasciata di riconciliazione con Sisto IV.

L’epoca laurenziana vide gli esordi di due grandi geni del Rinascimento. Nel 1488 il giovanissimo Michelangelo lasciò l’apprendistato dal Ghirlandaio per frequentare il Giardino di San Marco e, successivamente, divenne ospite dello stesso Lorenzo in casa Medici.

Leonardo da Vinci, invece, iniziò l’apprendistato nel 1469 dal Verrocchio. Dal 1472 realizzò le prime opere come l’Annunciazione, la Madonna del Garofano, il Ritratto di Ginevra de’ Benci e il Battesimo di Cristo. Al 1479 risalgono i primi contatti di Leonardo con la famiglia de’ Medici, realizzò per il Magnifico progetti d’ingegneria militare e idraulica. Ritrasse, inoltre, il cadavere impiccato di uno dei responsabili della congiura dei Pazzi e frequentò il Giardino di San Marco. Nel 1482 Leonardo decise di lasciare Firenze per trasferirsi a Milano.

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