Il realismo di Verga, Lega, Fattori e Guttuso: i modelli artistici del cinema italiano

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Il quadro “Garibaldi a Palermo”(1861), di Giovanni Fattori è alla base del “Gattopardo” di Luchino Visconti. Da notare come il regista abbia preso spunto, e praticamente sceneggiato questa opera come le altre dell’artista ottocentesco. Il realismo di ambientazione contadina, popolare, meridionale, delle opere di Giovanni Fattori e di SIlvestro Lega, saranno alla base della nascita del Neorealismo cinematografico e del cinema italiano contemporaneo, con riferimento in particolare alla commedia all’italiana.

Un primo esempio di convergenza tra arte e cinema in Italia è ravvisabile nel legame tra il realismo della pittura, quella della corrente verista dei Macchiaioli, su tutti Silvestro Lega e Giovanni Fattori, che con i loro dipinti, descrivevano l’ambientazione popolare, meridionale, contadina, dell’Italia di metà ottocento; e quella della letteratura di Giovanni Verga, anch’essa basata sul verismo popolare, soprattutto del meridione e delle campagne. Il realismo giunge a pieno compimento, però nel cinema, con i capolavori neorealisti, grazie alla rivoluzione epocale operata da Luchino Visconti, Roberto Rossellini e Vittorio De Sica, i quali ripresero l’insegnamento e l’ideologia verghiana, per portare il cinema nella realtà sociale della gente comune, per strada, e descriverne i piccoli e grandi problemi, rendendo così il cinema lo specchio della società. La scoperta che l’elemento realista, che affonda le sue radici in Verga, Fattori e Lega, si coniuga perfettamente con il mezzo cinematografico, sarà una svolta epocale, perché tutto il cinema che verrà dopo di “Ossessione” ( 1943, Luchino Visconti ), “Roma città aperta” ( 1945, Roberto Rossellini ) e “Ladri di biciclette” ( 1948, Vittorio De Sica ), sarà basato sulla descrizione veritiera della realtà sociale dei tempi contemporanei, su tutti la “commedia all’italiana”, destinata a segnare un’epoca. Nello stesso periodo si sosteneva anche l’opportunità che gli artisti partecipassero in modo diretto alla realizzazione dei film. Colui che rappresentò in modo più compiuto questa tendenza fu Renato Guttuso, i cui dipinti, ancora una volta di ambientazione popolare e contadina, apparivano come riferimento ideale per il primo genere cinematografico italiano post-bellico: il Neorealismo. Peraltro Guttuso, massimo esponente della corrente della pittura neorealista, poteva segnare il trait- d’union tra il realismo ottocentesco di Verga e dei Macchiaioli, e quello cinematografico contemporaneo alla sua arte pittorica. Oltre agli esempi di rappresentazione oggettiva e realistica della società italiana dell’immediato dopoguerra, il neorealismo produsse anche esempi di interpretazione onirica ( Miracolo a Milano, 1951, di Vittorio De Sica ) e caricaturale della allora nascente società dei consumi di massa ( Lo sceicco bianco, 1952, di Federico Fellini, con Alberto Sordi ).

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