Meteore e astri di breve durata

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Gigi Proietti, straordinario attore teatrale e televisivo, non ha mai avuto, però, la definitiva consacrazione cinematografica, nonostante qualche buon successo e svariati tentativi. Di questo tipo ci sono svariati altri casi, che proveremo quì ad elencare.

Nonostante la negativa “congiuntura” economica del periodo a cavallo tra gli anni ’60 e ’70, e nonostante i cosiddetti “anni bui” dal punto di vista socio-politico, il cinema leggero e leggerissimo è ancora in prima fila riguardo gli incassi nelle sale. Il decennio cinematografico pur caratterizzandosi nella commedia, di una tristezza e di un’amarezza di fondo, splende soprattutto grazie al disimpegno e alla spensieratezza. Forse perché queste sono sensazioni perdute, forse perché da sempre il pubblico al cinema ha chiesto intrattenimento, e proprio il cinema italiano stesso, diventò grande grazie all’aver giocato fin dall’inizio la carta dell’umorismo. Nomi, storie, volti, film che però facciano riflettere, che siano lo specchio di noi stessi, dei nostri sogni, delle nostre speranze e in fondo anche delle nostre delusioni. Così, non tutti i tentativi, di cui sopra, possono considerarsi riusciti. Accanto ai Noschese, ai Celentano o ai Pozzetto, numerosi altri tentativi furono destinati a cadere nel vuoto. Sorsero così e tramontarono, con variabile rapidità, gli astri cinematografici di Gigi Proietti, Johnny Dorelli, Agostina Belli, Alberto Lionello, Ric e Gian, Franco Nero, Cochi Ponzoni, Gianni Morandi. Alcuni dei nomi citati, hanno comunque vissuto un loro breve periodo di gloria; altri si sono fermati a piccoli ed effimeri tentativi, naufragati in flop clamorosi; altri ancora hanno poi ripiegato come numeri di contorno. Tutti, invece, questo è certo, hanno sfondato in altre categorie dello spettacolo italiano, dalla musica, al teatro e alla televisione. Di alcuni, ci si sarebbe potuti aspettare di più dal cinema, è il caso di Gigi Proietti, interprete comunque di numerosi film, ma mai completamente a suo agio nel cinematografo. “Divissimo” del teatro e della televisione, Luigi Proietti, in arte Gigi, non riusciva frattanto a imporsi come forza trainante di un film intero, malgrado i frequenti tentativi [Gli ordini sono ordini (1970), Meo Patacca (1972), Languidi baci, perfide carezze(1976)]. Eppure nel 1976 l’attore romano sembrava avviato verso la consacrazione cinematografica con il ruolo brillante che fuor di ogni dubbio diventa il suo più celebre, ovvero quello dello sfortunato indossatore Bruno Fioretti, detto Mandrake, che inventa qualsiasi stratagemma per poter giocare ai cavalli in società con alcuni suoi amici perdendo regolarmente, nella commedia di Steno Febbre da cavallo. La pellicola, accolta inizialmente con freddezza da parte della critica cinematografica e destinata, come tanti film dell’epoca, a essere presto dimenticata, col passare degli anni, grazie anche ai molteplici passaggi televisivi, è diventata un vero e proprio film di culto: una delle sequenze memorabili del film è senza dubbio quella della storica tris, che si ritorcerà contro i tre protagonisti, dei cavalli King, Soldatino e D’Artagnan. Il successo di Febbre da cavallo insieme a Enrico Montesano, avrebbe dovuto segnare la consacrazione di Proietti al cinema e l’inizio di una florida carriera cinematografica nel mondo della commedia all’italiana ma così non fu; infatti, escludendo la commedia di Sergio Citti del 1977 Casotto, Proietti recita in due film di scarso successo di pubblico, il già citato Languidi baci… perfide carezze e Non ti conosco più amore di Sergio Corbucci, non consentendo all’attore un decollo vero e proprio al cinema. Per la verità, niente affatto deprecabile è il precedente Conviene far bene l’amore, film del 1975, che rimane tra le migliori prove del Gigi Proietti cinematografico. Futurista, nel film è immaginata una civiltà del futuro alle prese con la crisi energetica, nella quale si scopre il sistema di trarre energia dai rapporti sessuali, facendoli diventare un obbligo. Si tratta di un curioso ibrido, particolarmente riuscito, tra commedia erotica e commedia di fantascienza influenzato dalle teorie di Wilhelm Reich (l’autore di La funzione dell’orgasmo) e dalla crisi petrolifera dei primi anni ‘70. Infatti il film esce in un’epoca dove viene sfatato il mito dell’inesauribilità delle fonti energetiche, nel contesto della crisi energetica di inizio anni ‘70 e dell’applicazione della cosiddetta Austerity. Essa consisteva in misure restrittive dei consumi di carburanti, come il divieto domenicale di circolazione di mezzi privati, emanati in Italia dal dicembre 1973 al giugno 1974 in seguito alla crisi petrolifera del medioriente. Gigi Proietti, un anno prima del celeberrimo Febbre da cavallo, che lo eleverà a personaggio cinematografico dell’anno, è strepitoso nei panni di un eccentrico scienziato capace di risollevare il mondo da una poderosa crisi energetica, provando che dall’atto sessuale si può produrre energia elettrica. Nonostante queste prove degne di nota, la carriera cinematografica di Proietti non decollò mai, tanto che negli anni ’80 e ’90 partecipa a poche pellicole selezionate e in parti principalmente secondarie, come in “FF.SS.” – Cioè: …che mi hai portato a fare sopra a Posillipo se non mi vuoi più bene? di Renzo Arbore nel 1983 o in Mi faccia causa del 1984, nuovamente diretto da Steno. Altresì gli arride il successo televisivo, con l’inaspettato trionfo della serie Il maresciallo Rocca, nella quale l’attore romano interpreta il ruolo di Giovanni Rocca, vedovo con tre figli, maresciallo comandante della stazione dei Carabinieri di Viterbo, che tra un caso e l’altro si innamora di una deliziosa farmacista, interpretata da Stefania Sandrelli. La serie, partita in sordina su Rai 2, conquista i favori del pubblico fino a superare agevolmente i dieci milioni di telespettatori a sera: l’ultima puntata del 12 marzo 1996 registrò il record di quasi 16 milioni di spettatori. Il colossale successo impone ai due autori, ai registi (al veterano e collaudato Capitani si alternano Lodovico Gasparini, José María Sánchez e Fabio Jephcott) e al protagonista la realizzazione di ben cinque stagioni, realizzate tra il 1998 e il 2005. Molto più rapide altre meteore: quelle di Ric e Gian, per esempio, che il produttore Angelo Rizzoli voleva lanciare come la nuova coppia del cinema italiano, e si rilevò uno dei più colossali flop al botteghino del nostro cinema: furono messi in disparte dopo due soli film, Ischia, operazione amore e Ric e Gian alla conquista del West, e dovettero ripiegare al più sicuro mezzo televisivo. Ancor meno durarono le speranze di scoprire dei protagonisti in Gianni Morandi e Alberto Lionello, cui fu concesso un solo film a testa (rispettivamente, La provinciale-1971 di Luciano Salce; e Mio Dio, come sono caduta in basso!-1974 di Luigi Comencini); e ricordiamo anche Cochi Ponzoni, che sull’onda del successo del suo compagno di cabaret, Renato Pozzetto, sembrava poterne sfruttarne la scia, utilizzando quel gusto del nonsense, che lo ha sempre reso un unicum nella storia dello spettacolo italiano. Per un brevissimo tempo, sembrava potesse rendere al cinema, come in tv, 10 film nell’arco di tre anni, alcuni insieme a Pozzetto (Tre tigri contro tre tigri, Io tigro tu tigri egli tigra, Sturmtruppen), altri da solo, come il delizioso episodio de Il comune senso del pudore, diretto da Alberto Sordi, e nel quale interpreta un ingenuo intellettuale di sinistra, che viene circuito dall’astuta editrice di una rivista per soli uomini. Si difese meglio, malgrado la sua prima occupazione fosse rimasta sempre la musica, Johhny Dorelli. Numerose sono le pellicole cinematografiche che lo vedono impegnato, con buon successo di incassi, in diversi ruoli nel filone della commedia all’italiana (Una sera c’incontrammo, La presidentessa, Spogliamoci così senza pudor, Mi faccio la barca, Sesso e volentieri, A tu per tu) o di attore drammatico (Pane e cioccolata,L’Agnese va a morire, Il mostro). Vanno ricordate su tutte alcune interpretazioni del suo periodo più maturo, nelle quali Dorelli riesce ad unire il suo tratto ironico e scanzonato ad una profonda umanità: è il caso del film di Marco Vicario Il cappotto di Astrakan, del 1979, tratto da un romanzo di Piero Chiara, o di State buoni se potete, del 1983, nel quale interpreta, sotto la regia di Luigi Magni, il ruolo di San Filippo Neri, con le musiche di Angelo Branduardi.

johnny-Dorelli
Qualche buon film per Johnny Dorelli, il quale però mantenne sempre la musica come sua prima occupazione.

Al femminile il caso più rilevante che ci riguarda, è quello di Agostina Belli, icona sexy del cinema scollacciato anni ‘70. Pur avendo un talento e una professionalità che le avrebbero consentito ben altre fortune. Ha probabilmente sofferto l’essere stata messa in rivalità con Laura Antonelli, che era il sogno erotico per eccellenza dell’italiano medio di quegli anni. La sua bellezza era comunque travolgente, e l’apice della sua carriera rimane, Profumo di donna di Dino Risi, il più bel ruolo della sua vita, accanto ad una leggenda come Vittorio Gassman. In questo periodo posa anche nuda per l’edizione italiana di Playboy. Sul finire degli anni ‘70, partecipa anche ad alcune produzioni internazionali come Holocaust 2000 con Kirk Douglas, Il Genio con Yves Montand, Doppio delitto con Marcello Mastroianni e Un taxi color malva con Fred Astaire. In quel periodo forma con Fred Robsham, ex-sommozzatore norvegese che ebbe molte parti in film del genere spaghetti western, una delle coppie più chiacchierate dalle riviste di gossip nazionale. Dopo un periodo buio Agostina torna sulle scene con Vai avanti tu che mi vien da ridere, all’inizio degli anni ’80, con Lino Banfi ma il suo tempo è passato, e nel 1996 decide di ritirarsi.  Infine, almeno una citazione e nulla di più meritano meteore come Pamela Prati, Rosa Fumetto, Brigitte Nielsen, Karina Huff (stella di Sapore di mare) e Donna Osterbuhr(Un ragazzo di campagna).

agostina belli
Agostina Belli, icona di bellezza tutta italiana, non ebbe mai quella consacrazione che sembrava solo una formalità dopo la superba prova d’attrice accanto ad un mostro sacro come Vittorio Gassman in “Profumo di donna”(1974).

Domenico Palattella

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