“Anni facili”: il capolavoro ritrovato di Nino Taranto

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Nel 1953, all’apice del successo, Nino Taranto, prese parte ad un film, che fece crescere a dismisura le sue quotazioni di attore completo e a tutto tondo. Quel film è Anni facili, capolavoro drammatico del mai troppo celebrato Luigi Zampa, il quale oggi, dopo anni di oblìo, ha ritrovato la luce in seguito ad un’attenta e scrupolosa opera di restauro. Dopo aver partecipato a numerose commedie leggere e brillanti, Nino Taranto si cimentò dunque per la prima volta in un ruolo drammatico e, per la splendida interpretazione del professor De Francesco ricevette significativi consensi e prestigiosi riconoscimenti di critica per aver egregiamente impersonato un siciliano antifascista che, pur di far fronte alle difficoltà economiche, accetta di diventare rappresentante di medicinali a Roma senza però riuscire a farsi strada perché troppo onesto, arrivando finanche ad essere licenziato e condannato senza colpa alla galera. Questo film è unanimemente ritenuto il suo miglior lavoro cinematografico e si colloca nell’ambito di una chiara denuncia da parte del cinema italiano contro il ritorno in scena degli uomini del fascismo, condotta dallo scrittore Vitaliano Brancati (che firma la sceneggiatura) e molto sentita all’epoca in cui esso viene girato. In Anni facili, che fu il terzo incasso della stagione, con oltre 800 milioni di lire al botteghino, nel far dire al professor De Francesco che “il nostro paese ha bisogno di una generazione di onesti, dopo una generazione di furbi”, si intende infatti mostrare non solo l’assoluta necessità del senso dell’onestà, ma anche la forte capacità d’indignazione di una nazione nuova, non risparmiando quindi un’amara satira sull’Italia sia fascista che repubblicana. Presentata al Festival del Cinema di Venezia, la pellicola viene promossa a pieni voti dalla critica, che gli assegna anche tre prestigiosi Nastri d’Argento conferiti ad Aldo Tonti per la fotografia, ai produttori Carlo Ponti e Dino De Laurentiis per la realizzazione e a Nino Taranto quale miglior attore protagonista della stagione 1953, per la sua memorabile interpretazione.

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L’entusiasmo del pubblico e il grande successo di critica tributato ad Anni facili fruttarono a Nino Taranto la proposta di un ingaggio da 140 milioni per cinque anni, che egli preferì rifiutare perché l’offerta non era adeguatamente accompagnata da ingaggi qualitativamente accettabili, in favore di una maggiore libertà di poter accettare proposte senza il vincolo di un lungo contratto con una casa di produzione cinematografica, sia pure la più attiva dell’epoca, ovvero la Ponti-De Laurentiis. Visto inizialmente come uno sgarbo, anche se l’attore fu piuttosto portato a questa scelta per quel senso di umiltà e di profondo rispetto verso il pubblico, che lo ha sempre accompagnato nel corso della sua carriera, dimostrò alla lunga di aver avuto ragione. Infatti, l’esperienza di Anni facili influenzò notevolmente il suo stile recitativo spingendolo, da quel momento in poi, a dare una maggiore caratterizzazione ai suoi personaggi, dando vita a numerose interpretazioni dell’italiano medio di quegli anni sempre molto riuscite, e molto prima che lo facessero Sordi o gli altri mostri della commedia all’italiana. Tutto ciò decretò il trionfo della maschera cinematografica di Nino Taranto, che diventò una presenza fissa e inamovibile della commedia italiana degli anni ’50 e ’60. Addirittura, degli attori della prima generazione, quella dei vari Totò, Fabrizi et company per intenderci, fu il più longevo, partecipando a numerosi film, anche fino ai primi anni ’70, quando i suoi illustri colleghi avevano già ampiamente terminato la loro corposa esperienza sul grande schermo.

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Domenico Palattella

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