I polizieschi all’italiana e la figura di Tomas Milian

Il poliziottesco, conosciuto anche come poliziesco all’italiana, è stato un genere cinematografico italiano in voga fra la metà degli anni ‘60 ed i primissimi anni ‘80 del XX secolo, toccando il proprio culmine alla metà degli anni ‘70.

Le tematiche si basavano generalmente su indagini di polizia che prendevano sovente spunto da fatti di cronaca nera dell’epoca per svilupparli in chiave enfatica, spesso in senso critico o demagogico. La prima produzione italiana ascrivibile a questo genere risale agli albori del cinema sonoro, con la pellicola di Guido Brignone Corte d’Assise: si tratta di un dramma di ambientazione giudiziaria interpretato da Elio Steiner e Lya Franca, secondo film sonoro italiano ad essere distribuito nelle sale cinematografiche (il primo fu il sentimentale La canzone dell’amore) nel gennaio del 1931. Il punto di partenza del poliziottesco è invece dato, probabilmente, dal film di Carlo Lizzani Svegliati e uccidi (1966), con Robert Hoffman nella parte del criminale milanese Luciano Lutring e Gian Maria Volonté in quella di un ispettore di polizia che indaga sulla vicenda. Altri episodi solitamente annoverati tra gli albori del genere sono Banditi a Milano(1968), sempre diretto da Lizzani, con Tomas Milian nel ruolo di un commissario napoletano dalla colorita umanità e Gian Maria Volonté nel ruolo del criminale torinese Pietro Cavallero; La polizia ringrazia di Steno del 1972, con Enrico Maria Salerno, vagamente ispirato alla vicenda del Golpe Borghese; e soprattutto La polizia incrimina, la legge assolve di Enzo G. Castellari del 1973 con protagonista Franco Nero, che codificò definitivamente il genere. Il poliziottesco riscosse grande successo tra il pubblico (sia italiano che internazionale) per tutti gli anni ‘70 e fino al 1983, allorché il filone si esaurì e vide cessare quasi completamente la produzione di pellicole di questo tipo.

Il poliziottesco italiano è pesantemente imparentato con alcuni omologhi statunitensi che proponevano figure di tutori della legge intransigenti, spesso violenti e immersi in una realtà urbana degradata: il Serpico di Al Pacino, l’Ispettore Callaghan di Clint Eastwood, il tenente Bullitt di Steve McQueen e il poliziotto “Popeye” interpretato da Gene Hackman ne Il braccio violento della legge. In Italia il genere raggiungerà il suo culmine con la figura del commissario di ferro, atletico e tutto d’un pezzo, interpretato da Maurizio Merli, celebre soprattutto per la cosiddetta trilogia del Commissario Betti. Il poliziottesco rispecchiava le realtà urbane italiane degli anni ‘70 e conteneva riferimenti a tematiche ricorrenti in questo tipo di film – criminalità organizzata, traffico d’armi, prostituzione, spaccio e consumo di droga, sequestri di persona, criticità del sistema giudiziario – molte delle quali ancor oggi di attualità. Sul piano politico, benché i film poliziotteschi siano spesso intrisi di un alto grado di qualunquismo (anche se non mancano caratterizzazioni di destra e di sinistra), il genere deve molto al c.d. cinema di impegno civile italiano, portato alla ribalta da autori come Marco Bellocchio, Francesco Rosi, Florestano Vancini, Elio Petri, Giuliano Montaldo e Damiano Damiani (questi ultimi che si cimenteranno direttamente con il filone). I protagonisti dei poliziotteschi sono quasi sempre commissari di polizia sui generis: incompresi dai propri superiori, talora anarcoidi ma essenzialmente onesti, spinti da sincera generosità e da una innegabile dedizione alla propria missione di giustizia. Di indole violenta, essi sono quasi sempre inclini, per raggiungere i propri scopi, a utilizzare gli stessi metodi e ad abbassarsi allo stesso livello dei delinquenti e dei terroristi che si proponevano di combattere, e che insanguinavano l’Italia negli anni di piombo. Per nulla moralisti, distinguono spesso tra chi ruba per vivere (arrivando a tollerarlo) e chi intende apertamente danneggiare il prossimo.

Più raramente, il ruolo di protagonisti era affidato a comuni cittadini che, dopo esser stati vittime di qualche episodio criminoso (rapine, pestaggi, sequestri, omicidi di persone care) e aver toccato con mano le inefficienze dell’ordinamento giuridico italiano, decidono di farsi giustizia da sé, divenendo una sorta di vendicatori, agendo talora essi stessi con metodi criminali, e subendo perciò la sanzione delle forze dell’ordine. Esempi di questo tipo sono Il cittadino si ribella, Il giustiziere sfida la città e L’uomo della strada fa giustizia. La differenza stilistica tra il poliziottesco e il poliziesco/noir è da individuare nella predilezione per l’azione e la violenza, entrambe piuttosto spiccate ed esplicite. Inoltre, il titolo è quasi sempre riferito all’impressione che si tratti più di un film che narra di poliziotti e della loro aura di vendicatori, piuttosto che di film imperniati su indagini e con un finale rassicurante in cui la legge vince sulla delinquenza, scelta, quest’ultima, diffusa nei film a carattere poliziesco dell’epoca, anche se con alcune eccezioni. Il poliziottesco appare talvolta come un sottogenere di commistione tra molti generi “adulti”, tra cui il noir, l’horror (talvolta con un notevole apporto splatter, genere in auge in Italia già alla metà degli anni ‘60 e mutuato da autori quali Dario Argento, Mario Bava e Lucio Fulci) e una metamorfosi dello spaghetti-western, dal quale provengono registi ed attori. La contaminazione del western all’italiana si evince principalmente dalla visione da “Far West” che in questo periodo storico veniva data alle realtà urbane italiane, dove per lo più i film erano ambientati.

Un importante sottogenere, che riscosse almeno altrettanto successo di pubblico, fu il poliziottesco comico, lanciato dal personaggio, nato nel 1976 da un’idea di Bruno Corbucci e Mario Amendola, di Nico Giraldi detto Nico Er Pirata, il colorito poliziotto, connotato da una forte carica romanesca, interpretato da Tomas Milian e doppiato da Ferruccio Amendola. La saga del commissario Giraldi non va confusa con quella che ha per protagonista il “delinquente buono” Sergio Marazzi detto Er monnezza, sempre interpretato da Tomas Milian (e pure doppiato da Ferruccio Amendola), caratterizzato anch’egli da una spiccata romanità. In questi ruoli e in questo sottogenere, la figura dell’italo-cubano Tomas Milian, svetta su tutti e rimane nella storia. L’attore, quando diventa il volto simbolo del poliziesco all’italiana, aveva già all’attivo oltre 40 film, ma è chiaro che il grande successo arriva grazie alla figura del poliziotto Nico Giraldi. La critica ufficiale ha sempre giudicato di scarsa qualità i suoi film del genere, ma poi questi sono stati a poco a poco rivalutati e oggi sono diventati dei cult movie. Famoso il suo sodalizio con il regista Umberto Lenzi che lo ha diretto in molti polizieschi divenuti cult come La polizia accusa: il Servizio Segreto uccide di Sergio Martino con Luc Merenda e Mel Ferrer, Roma a mano armata con Maurizio Merli, Il giustiziere sfida la città in cui interpreta un personaggio col nome di Rambo ben sette anni prima dell’omonimo impersonato da Stallone, Milano odia: la polizia non può sparare con Henry Silva e Ray Lovelock e infine La banda del gobbo.

Nello stesso genere i successi li ebbe anche in Squadra volante e La banda del trucido di Stelvio Massi e soprattutto nella serie di Nico Giraldi diretta da Bruno Corbucci: Squadra antitruffa(1977), Squadra antimafia(1978), Squadra antigangster(1979), Assassinio sul Tevere(1979), Delitto a Porta Romana(1980), Delitto al ristorante cinese(1981), Delitto sull’autostrada(1982), Delitto in Formula 1(1984), Delitto al Blue Gay(1984). Quest’ultima serie vede la presenza, come spalla fissa di Tomas Milian, del celebre e popolare Bombolo, nel ruolo di un ladro imbranato e simpatico, chiamato Venticello. Un ruolo che dona a Franco Lechner, in arte Bombolo, la notorietà e il successo. Che il nome più rilevante  del genere, fosse quello di Tomas Milian, ce lo testimonia proprio il declino del genere poliziesco, il quale sembrò coincidere con quello della sua carriera, e questo avvenne dalla metà degli anni ’80 in poi, quando il genere iniziò a mostrare la corda e i gusti del pubblico, sempre mutevoli, cambiarono velocemente. C’è poi nel genere, anche una vena napoletana con il commissario Rizzo detto Piedone, interpretato da Bud Spencer (film a metà strada tra la commedia e l’action movie), e La poliziotta, diretto da Steno e interpretato da Mariangela Melato; benchè la serie dei quattro film del commissario Piedone (Piedone lo sbirro-1973, Piedone a Hong Kong-1975, Piedone l’africano-1978, Piedone d’Egitto-1980), per la verità, siano più aderenti allo stile di Bud Spencer che al poliziesco più trucido, dunque più botte che sparatorie. Sia pur finito e datato come genere, quello del poliziesco all’italiana puro, è stato rivalutato già a partire dagli anni ’90, quando anche grazie a riviste di genere come “Nocturno” e “Cine 70”, il genere è stato oggetto di nuova attenzione: tra i suoi sostenitori, il regista Quentin Tarantino, il quale ha in più occasioni ribadito il suo apprezzamento e il suo debito nei confronti dei film e dei registi del poliziottesco.

Domenico Palattella

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