Il cinema impegnato di Walter Chiari: il divo dell’Italia del Boom (dal libro “Il ventennio d’oro del cinema italiano”, di Borrelli, Palattella, Cilento)

Walter Chiari può essere definito come il primo comico completo della storia del cinema italiano, il primo ad usare l’italiano come lingua ufficiale e il primo dal fisico non buffo, che si regge quindi totalmente sull’uso della parola. Walter fu quindi un innovatore, tanto nella comicità quanto nello stile interpretativo. Scatenato, poliedrico, Chiari, tra i grandi attori del dopoguerra è stato quello con la più corposa esperienza internazionale, diventando un leggendario seduttore, diventando il “Divo dei Divi” dell’Italia del Boom.

Tra le sue “conquiste” possiamo ricordare almeno la diva americana Ava Gardner, Lucia Bosè, Valeria Fabrizi, Mina e anche la principessa Maria Gabriella Di Savoia. Ma questa è solo una minima parte delle partner che hanno condiviso con Walter un periodo, magari anche breve della propria vita.

L’attore di origine pugliese, non è stato metodologico al cinema, come un Sordi o un Manfredi, più che altro ha vissuto dei momenti d’oro, anche piuttosto splendenti, che lo hanno comunque portato ad interpretare la sontuosa cifra di 110 film, anche fuori dai confini nazionali (circostanza più unica che rara negli anni ’60), come Falstaff diretto da Orson Welles, La capannina di Mark Robson e Sono strana gente di Michael Powell in Australia (terra che Chiari amò molto e che considerava la sua seconda patria). Specialmente quest’ultimo film merita ben più di una fugace citazione. Nel film si narra la storia di un giornalista sportivo italiano che giunge in Australia in cerca di fortuna, invitato dal cugino, il quale è sparito, così come la sua azienda, dichiarata fallita. Si rimboccherà le maniche da buon italiano, integrandosi con i modi di fare e le usanze australiane, trovando amicizie, amore ed anche il successo. Questa, nella considerevolissima carriera cinematografica di Walter, è una delle sue interpretazioni più riuscite e più interessanti, considerato anche il successo enorme che la pellicola ebbe sul territorio australiano. Si pensi che tale film è oggi considerato uno dei capolavori immortali del cinema australiano. Rimase in cartellone per un anno intero e il nome di Walter, diventò popolarissimo anche dall’altra parte del mondo. Fu un successo personale e professionale, che riscattò Walter di tante delusioni, per la verità più da parte della critica specializzata, che del suo pubblico, il quale mai mancò di dimostrare il proprio affetto. Già, perché Walter, forse tra tutti i grandi dell’epoca, era il più “italiano” di tutti, soprattutto nella vita reale. Pieno di vizi, anche di tante virtù, generoso fino all’inverosimile, pasticcione, insomma Chiari è stato un attore non classificabile in nessun genere e difficilmente paragonabile a qualcun altro: un vero e proprio unicum nella storia del cinema mondiale e perciò amatissimo, ma anche invidiato.

Walter Chiari sul set di “Sono strana Gente”(1966)

Nell’Italia del “boom” Chiari è stato oltre che un familiare volto cinematografico, anche un popolare volto televisivo, entrato nella memoria collettiva dei bambini di allora alla stregua di Carosello e dei suoi personaggi: fu il primo show-man a tutto tondo della storia del piccolo schermo italiano. La sua è stata una vita vissuta a ritmo frenetico, con maestosi successi e rovinose cadute, incassando cifre favolose e dissipando tutto con grande generosità. Era infatti sempre disposto e disponibile ad offrire a cena, magari al termine di uno dei tanti spettacoli teatrali. Ed aveva anche l’umiltà e il talento di intrattenere, sovente, tutti i clienti del ristorante di turno, improvvisando uno di quei tanti monologhi che lo hanno reso immortale. Walter amava la gente, amava il suo pubblico, perché ovunque andasse, tutti si aspettavano che inventasse qualcosa per far ridere. Si diceva sopra di quei famosi 110 film interpretati, i quali rappresentano un traguardo che lo pone al pari dei colleghi “mostri” sopra citati. La ragione della irregolarità della sua carriera cinematografica risiede nel fatto che l’attore non ha mai abbandonato il teatro e non  si è mai dedicato solo ed esclusivamente al cinema, come gli altri suoi illustri colleghi, Tognazzi, Gassman, Manfredi o Sordi, che ad un certo punto fecero il salto definitivo nel cinema della “commedia all’italiana”. Walter si divideva costantemente tra la platea e il cinematografo e ad un certo punto, proprio per non farsi mancare niente, vi aggiunse anche l’impegno televisivo, a partire dalla metà degli anni ’60.

              Nonostante una carriera cinematografica forse pasticciata, ma certamente non figlia di una progettualità, Walter diventa uno degli attori più richiesti del panorama cinematografico nazionale, proprio negli anni compresi tra il 1963 e il 1969. Bastava soltanto la sua presenza per assicurare alla pellicola un sicuro successo di pubblico, con il nome quasi sempre il più grande in copertina, sovente Chiari venne ingaggiato come protagonista nei film d’autore della commedia all’italiana. E dopo aver perso il copione del Sorpasso, per quella sua sbadataggine che faceva parte del personaggio e della sua essenza fuori dalle righe (a proposito chissà cosa sarebbe stato Il Sorpasso, se l’attore non avesse smarrito il copione in aereo), non perse l’occasione di essere nuovamente re-ingaggiato da Dino Risi, per il delizioso e commovente Il Giovedì (1964), che rimane il capolavoro della carriera di Chiari e uno dei migliori film di Risi e di tutta la commedia all’italiana nella sua interezza. Tre film su tutti nella metà degli anni ’60, sono tra il meglio della “commedia all’italiana”: il già citato Il Giovedì (1964); il nostalgico e delicato La rimpatriata (1963); l’irriverente e surreale Io,io,io…e gli altri (1965). Splendide prove d’attore di Walter Chiari, promosso a pieni voti, in tre film d’autore diretti da maestri del cinema italiano del calibro di Dino Risi, Damiano Damiani, Alessandro Blasetti.

             Nel primo ruolo, che è probabilmente quello della sua vita, Walter Chiari rende indimenticabile una figura paterna e sfodera un’interpretazione da applausi. E’ il 1964 e Walter nel panorama nazionale è uno degli attori più acclamati. Il giovedì, è un film tenero e magico come pochi e resta, anche per lo stesso Chiari uno dei capolavori della sua carriera. L’atmosfera magica si respirava anche sul set, ad esempio tra Walter e il piccolo attore del film, Roberto Ciccolini, nacque un rapporto di grande affetto, tanto che il ragazzino non voleva più staccarsi da lui a fine riprese. Questo film del maestro Dino Risi è un dolce e commovente ritratto di famiglia degli anni ’60, e il regista rende con tanta tenerezza il ruolo del protagonista, padre separato che rivede dopo alcuni anni il suo piccolo figliolo. I toni forti de Il sorpasso e il grottesco de I mostri, sono ormai un ricordo; ne Il giovedì si viaggia tra il delicato e il tenero, sfiorando le corde della poesia, regalandoci un film, che a più di 50 anni di distanza, risulta ancora fresco e attuale. Ma perché “il giovedì” del titolo? Il giovedì è il giorno che Dino Versini (Chiari), separato dalla moglie (Emma Baron) e legato a Elsa (Michélè Mercier), trascorre con il figlio Robertino (Ciccolini), cercando disperatamente di conquistarne la stima e l’affetto, cosa che con lo scorrere della pellicola, pian piano avverrà. La pellicola, anche se a fronte di un incasso non proprio elevato all’epoca dell’uscita, si è guadagnata consensi con lo scorrere degli anni, e oggi è annoverata tra le 10 commedie all’italiana più belle di tutti i tempi, per la sua capacità di descrivere alla perfezione uno spaccato realisticamente autentico dell’Italia degli anni ’60.

            Io, io, io e…gli altri è invece una riflessione sull’egoismo umano degli italiani del periodo, compiuta da Walter Chiari in prima persona. L’attore è assoluto protagonista della pellicola, che scritta da un gruppo di sceneggiatori di alta scuola e diretto da un maestro del cinema come Alessandro Blasetti, rimane come una delle migliori occasioni di Walter negli anni ’60. Il film è volutamente diseguale e incostante, ma ricco di spunti interessanti, talvolta graffianti, come le scene in chiesa sull’ipocrisia del credo religioso. Nel suo ultimo film Alessandro Blasetti sceglie Walter come proprio alter-ego sullo schermo, così come Mastroianni era l’alter ego di Fellini e regala all’attore un ruolo importante, da vero mattatore, perché lo stuolo di “all star cast”, nei ruoli di contorno, fanno tutti da spalla all’attore pugliese. A tal proposito vanno ricordati Vittorio De Sica, Silvana Mangano, Marcello Mastroianni, Gina Lollobrigida, Sylva Koscina, Nino Manfredi e altri ancora, che si alternano sullo schermo, al fianco proprio di Walter Chiari. Per il regista, il volto di Walter Chiari rappresenta al meglio l’italiano del miracolo economico, egoista, cinico, ma in fondo buono. Insomma è il film in cui Walter si prende la “rivincita” nei confronti di tutti quelli che pensavano, che l’attore non potesse reggere il confronto con gli altri suoi illustri colleghi e che non potesse essere in grado di rendere nei ruoli a tutto tondo. Peraltro la pellicola ebbe un grandissimo successo di pubblico, toccando gli 800 milioni di lire di incasso sul territorio nazionale.

Due anni prima Walter prende parte ad un film, ritenuto da uno studioso attento come Michele Sancisi, “un film straordinario e raro nel panorama italiano, girato in assoluta libertà creativa dal regista Damiano Damiani”. Quella pellicola è intitolata La rimpatriata, una sorta di amarissimo Amici miei, che però vira al dramma anziché alla nostalgia. E’ la seconda interpretazione drammatica della carriera di Walter Chiari, dopo quella di Bellissima, un decennio indietro. Quì l’attore pugliese ha l’occasione di una grandissima interpretazione drammatica, da attore navigato e di estrema classe. Un interprete, insomma, come pochi nel panorama nazionale. Entra in scena dopo 25 minuti, a lungo atteso, in un incontro a distanza di anni, tra alcuni amici di gioventù, come triste occasione per constatare i propri fallimenti e le proprie meschinità. Un ruolo amaro dunque, amarissimo, nella parte del playboy Cesarino, donnaiolo incallito e perciò invidiato dai suoi compagni. Quì Chiari, dona al personaggio momenti di esemplare malinconia esistenzialista, un fallito ricco di umanità, che piacque molto a critici severi, come Alberto Moravia: “Tra i personaggi il più complesso è quello di Walter Chiari. La sua ambiguità, il suo cumulismo sentimentale, la sua capacità d’intrigo e di avventura sono resi molto bene e con estrema misura interpretativa”.

                Quello dal 1963 al 1969 è il periodo d’oro di Walter Chiari al cinema, considerato che è uno degli attori più richiesti e amati del cinema italiano, sbugiardando ad esempio, qualche suo collega come Sordi, che non si distinsero in simpatia: “Walter aveva il grande cinema in mano, almeno fino al 1955, poi si perse, inseguendo amori oltreoceano e non curando la parte professionale del suo impegno nel cinematografo”.

                Un’altra delle stagioni rilevanti di Walter Chiari, è quella del suo corposo impegno nel cosiddetto genere dei film ad episodi. Nel solo periodo dal 1962 al 1969, l’attore interpreta la cifra di 19 corti, inseriti nel contesto della fiorente commedia all’italiana. Tra i migliori vanno citati in primis, i due film corali interpretati insieme a Raimondo Vianello. Nel 1963 era uscito in sala il capolavoro ad episodi di Dino Risi, il quale rappresenta uno dei capisaldi assoluti della commedia all’italiana, ovvero I mostri. Quell’accoppiata tra Tognazzi e Gassman nel film, rappresentò qualcosa di epocale. Perché non provarci allora con Chiari e Vianello? Non avevano niente da invidiare a Ugo e Vittorio ed avevano già raccolto una certa popolarità in coppia. Così uscirono in sala, rispettivamente nel 1964 I maniaci, diretto da Lucio Fulci e nel 1966 Amore all’italiana, diretto da Steno. I maniaci, a dir la verità è piuttosto scostante e non molto graffiante, sia pur non mancando qualche episodio riuscito. Molto più azzeccato il successivo Amore all’italiana-I supediabolici a ragione ritenuto un graffiante film a episodi, a tratti davvero incisivo e penetrante nella descrizione dei difetti degli italiani dell’epoca. Niente affatto inferiore a I mostri, uscito tre anni prima, magari meno celebrato e conosciuto, questo si, Amore all’italiana, ha al fianco di Chiari e Vianello, anche Paolo Panelli, che divide con loro lo schermo. Strutturato in 10 episodi, il film racconta gli usi, le consuetudini e i vizi dell’Italia del boom economico, esattamente come I mostri. A differenza del film di Risi, qui l’accento comico verte più sull’humor nero, tipico della comicità di Vianello, e per certi versi di Chiari. I due mattatori sono impiegati molto spesso insieme, in almeno 5 dei dieci episodi, con almeno uno davvero da tesaurizzare, dal titolo Play boy. Qui gustoso duetto Chiari-Vianello, in una sfida (apparentemente impari) tra seduttori: un Vianello imbruttito, calvo e strabico al cospetto di un Chiari atletico e dinamico. Ma a questo punto si scopre chi è il più super-diabolico di tutti. A letto con una bella turista ci finirà Vianello.

Originale di scena di Walter Chiari, dal film “Amore all’italiana”(1966-Steno)

          Tra gli altri, considerevoli episodi, troviamo Bagnino lover, dal film La donna degli altri è sempre più bella, che per la qualità dell’interpretazione di Walter Chiari, rimane uno dei più riusciti cortometraggi del nostro cinema in chiave comica. Uno strepitoso Chiari, con atteggiamenti vagamente omosessuali, cerca di resistere fin che può a un pressante corteggiamento. La storia di un bagnino che si finge gay per evitare le avance delle clienti più mature, ma proprio per questo è scelto come accompagnatore da una moglie tradita, che conquisterà, diventando così il suo amante fisso. Ancora una volta, la spiaggia diventa il leit-motiv, insostituibile del Walter Chiari del periodo. Spiaggia che ritorna anche in Quaranta, ma non li dimostra, dal film corale Le tardone, in cui una matura attrice di cinema ringiovanita dal trucco seduce un giovane pescatore sulla spiaggia di Fregene. La mattina dopo il pescatore, vedendola struccata, pensa sia la mamma della ragazza, ma ne rimane folgorato ugualmente. Insolito ritratto di donna non più giovanissima, ma ancora attraente, nel quale una diffusa malinconia contrasta col tono scanzonato cui aspira l’episodio. Walter Chiari dà al suo personaggio, tenerissime sfumature esistenziali, dimostrando la caratura del grande attore.

Fotogramma tratto dal film corale “La donna degli altri è sempre più bella”(1963), episodio “Bagnino lover”.

Domenico Palattella

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