Billie Eilish arrangiata per le sale da ballo del 1800: Bridgerton e le sue aristocratiche canzoni pop


Il gioiellino ottocentesco creato da Chris Van Dusen in collaborazione con Shonda Rhimes per Netflix, si rifà alla storia narrata nei romanzi di Julia Quinn dandole però un’impronta velatamente pop e sfacciatamente rievocatrice del caro Gossip Girl.

Con un’atmosfera di carattere letterario, Bridgerton viene ambientata durante il periodo della Reggenza inglese che vede l’alta società londinese al centro delle più scabrose e impudiche vicende fra il 1811 e il 1820, particolarmente incentrate sulla famiglia Bridgerton, in pieno stile Orgoglio e pregiudizio. Così come i fatti, anche la colonna sonora della serie viene adattata alla nobiltà di inizio Ottocento, rifacendosi però inaspettatamente a hits del nostro tempo che non passano inosservate.

Siamo difronte a una delle più bizzarre ma allo stesso tempo riuscite soundtrack seriali, che vede un connubio fra score orchestrali (ovvero composizioni originali) stilisticamente vicine al tempo della storia, composte interamente da Kris Bowers, e cover rivisitate in chiave nobiliare di brani pop, rese grazie ai Vitamin Strings Quartet; se non vi è mai capitato di essere “presenti” ad un ballo di corte durante il quale risuona Bad Guy di Billie Eilish, Alexandra Patsavas vi regalerà questo evento inaspettatamente piacevole.

Famosa per il suo indimenticabile lavoro come supervisore musicale all’interno di serie del calibro di Gossip Girl, Grey’s Anatomy e The O.C., la Patsavas vanta un’esperienza e un’intelligenza musicale in grado di trasportare il pubblico all’interno della scena anche con espedienti che richiamano sonorità classiche. “Non abbiamo iniziato con una specifica traccia o un lavoro precedente. Abbiamo esaminato il tutto e durante la produzione e il post-produzione, abbiamo davvero provato cose differenti” racconta ad E! News, menzionando anche la scelta del brano Wildest Dreams di Taylor Swift che esce vincitrice da una serie di tentativi volti a trovare la perfetta cover per una scena tanto passionale quanto centrale nello show.

A detta del gruppo la cover che gli ha reso la vita impossibile è stata quella della cantautrice statunitense nota per il suo sound elettropop; la Eilish spicca infatti per la sua vocalità e la sua produzione musicale molto peculiare, tale da non permettere con facilità a qualcuno di riprodurla o, come in questo caso, di sconvolgerla totalmente.

Le cover inaspettatamente riuscite non finiscono qui, il quartetto d’archi ha infatti riprodotto altri brani di recente conoscenza per le nostre orecchie, fra cui Thank u, next di Ariana Grande, Girls like you dei Maroon 5 o In my blood di Shawn Mendes, tutte private del loro testo, idea questa propria della Patsavas che ha spiegato al Guardian come è riuscita ad accomunare la modernità dei pezzi con la classicità della storia, grazie a brani rielaborati che il pubblico riconosce dalla melodia ma a cui associa un senso differente senza il contribuito appunto delle parole. L’astuzia del supervisore musicale che ci ha abituati a sentire canzoni giuste al momento giusto all’interno di altre serie, non si frena neanche con suoni privi di testo, tant’è vero che anche in questa circostanza nessun brano è lasciato al caso.

La celebre canzone di Ariana Grande, ad esempio, racconta la presa di distanza dagli ex della cantante, intonando il senso del titolo “Thank you, next” (trad. “Grazie, il prossimo”) che può essere decisamente applicato alla scena in cui viene inserito il brano, durante la quale la protagonista tenta un avvicinamento verso giovani rampolli inglesi, abilmente scasati uno ad uno dal fratello maggiore.

Stessa sorte per il pezzo dei Maroon 5, scritto con l’intento di descrivere una ragazza desiderabile di cui il cantante non ne ha mai abbastanza, sapientemente inserito durante la scena che vede la nuova arrivata Marina Thompson corteggiata da svariati pretendenti e intesa quindi come la ragazza di spicco a cui tutti aspirano.

“Le cover vogliono colpire nel segno, ma in modo un po’ astuto. Quindi, invece di avere il testo in primo piano e al centro, hai questa melodia che evoca il testo ottenendo quel messaggio in maniera subliminale piuttosto che direttamente in faccia” ha detto il direttore del Vitamin String Quartet, James Curtiss, parlando anche della scelta di concentrarsi su canzoni “molto femminili” in modo tale da potersi adattare al brief dato loro.

Il gruppo ha spiegato come questo particolare utilizzo della musica, già visto in serie come Gossip Girl e Modern Family, può essere sfruttato in due modi differenti: per una scena romantica tematicamente classica ma che allo stesso tempo richiede un sound contemporaneo (come è stata la cover di Everlong dei Foo Fighters durante il matrimonio di Chandler e Monica in Friends) o per dare impatto rimanendo però in sintonia con l’ambientazione dell’epoca, evocando quella che chiamano “giustapposizione anacronistica interessante”. La soundtrack di Bridgerton s’inserisce in quest’ultimo scenario, grazie al meticoloso lavoro di prendere ciò che è classico e trasformarlo in un prodotto fresco e viceversa.

Anche il vincitore dell’Emmy ed in questa circostanza il compositore musicale della serie, ha elogiato la brillante idea di Alexandra Patsavas di rivolgersi al quartetto d’archi per inserire pezzi contemporanei nello show, dichiarando di essersi ispirato al loro lavoro iconico su questi arrangiamenti pop moderni che definisce “musicalmente intensi”. Bowers spiega infatti come le loro trasposizioni lo abbiano aiutato a capire in che modo dovesse far interagire strumenti musicali contemporanei, come la batteria o le parti vocali di sottofondo, con altri che permettevano di richiamare le sonorità classiche, come i violini o i violoncelli, dando così modo di far adattare la modernità con il mondo aristocratico della storia. A Variety ammette che prima di rendersi conto del giusto approccio da utilizzare per soddisfare le richieste del creatore dello show, il quale richiedeva un’ambientazione musicale non vecchia e soffocante ma che si rifacesse a suoni moderni, i primi tentativi furono fallimentari; Bowers provò ad usare strumenti orchestrali servendosene come fosse un produttore pop o hip-hip, ma dopo averli applicati ad alcune scene si rese conto che la cosa non poteva funzionare.

Sono stati i pezzi per pianoforte di Revel, un compositore e pianista francese, a mettere in moto il genio per la composizione musicale. I pezzi erano infatti da un lato classici ma con un approccio leggermente moderno che si incanalava alla perfezione con l’intento della produzione di seguire il suono delle nuove generazioni.

Continua ammettendo che il suo contribuito in Bridgerton è stato il primo in cui ha potuto creare temi forti e rappresentativi per i personaggi e le ideologie del tempo, restando anche sbalordito e affascinato dalla reazione del pubblico a tali sonorità; la colonna sonora è stata infatti ampiamente apprezzata, tanto da far aumentare del 350% il numero delle persone che si sono dedicate a diffondere il lavoro del quartetto in streaming, subito dopo l’uscita della serie, permettendo anche ai loro ascolti mensili di salire del 50% su Amazon Music e Spotify. Inoltre, la Lakeshore Records ha da poco pubblicato la colonna sonora originale dello show, intitolata “Bridgerton-Music from the Netflix Original Series”, rilasciando anche una traccia di accompagnamento contenente le sei cover.

“Tutto nello show ha una sensibilità contemporanea. Anche se siamo nel 19º secolo, a volte te ne dimentichi e questo è intenzionale. Volevamo che il pubblico moderno si relazionasse allo spettacolo e si rivedesse sullo schermo” ha spiegato lo showrunner a Seventeen, focalizzandosi non solo attraverso le musiche ma passando anche dall’ammaliante e variegato cast, dalla delicatezza di Phoebe Dynevor al fascino tormentato di Regé-Jean Page, fino alla pungente e austera voce dell’indimenticabile attrice di Mary Poppins, Julie Andrews, che s’impersonifica in un’ottocentesca Kristen Bell, interprete vocale della provocante Gossip Girl che in questo show ritroviamo nel personaggio di Lady Whistledown.

L’intera serie è quindi permeata di innovazioni perfettamente adattate ad un contesto storico che è visto attraverso una lente unica e moderna inserita dai creators ai fini di rendere lo spettacolo riconoscibile per il pubblico contemporaneo. Il risultato è stato un period drama fatto di una fotografia altera, scenografie maestose e costumi sontuosi in pieno genere storico ma che ci ha catapultati in un Upper East Side del 1800 in cui il New York Palace Hotel è sostituito da tenute sfarzose, la raffinata bellezza di Daphne Bridgerton sostituisce la sfacciata avvenenza di Serena van der Woodsen ma gli intrighi amorosi, gli scandali ed i segreti scottanti creano un filo conduttore decisamente senza tempo.

Grazia Battista

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: