Ardea e il cinema italiano (Saggio pubblicato sul volume del 50enario del comune di Ardea)

La splendida estate del 1962: Fernandel e Gino Cervi ad Ardea

Immaginate un afosa estate alle porte di Roma, di quelle tipiche della nostra cara Italia. E immaginate la freschezza, il candore e lo splendore di una giornata di luglio di inizio anni ’60, già proprio di quegli anni in cui il Boom economico, aveva reso magico quel periodo storico. Aggiungeteci una splendida cittadina come Ardea e due “assi del cinema”, che giungono per il primo ciak, assieme ad un uomo dai capelli bianchi che ha tutta l’aria di essere un regista.

Quell’estate di Ardea si arricchì di un alone di magia, che probabilmente i più anziani ancora ricordano. Quella magia inebriante, che solamente il cinema epico di una volta, poteva portare con se, con tutti i sogni, le speranze e le “luci della ribalta” che aveva reso immortale quel tipo di cinema. Pensate come fu elettrizzante, per un piccolo paese di provincia, seppur non lontano dal Jet-Set della “Hollywood sul Tevere”, veder arrivare attori del calibro di Fernandel e Gino Cervi. Si, proprio loro, proprio i leggendari volti cinematografici di Don Camillo e del sindaco Peppone, nati dalla sagace e pungente penna di Giovannino Guareschi. Cosa ci fanno Don Camillo e Peppone ad Ardea? Ma non erano di Brescello? Della Bassa Padana? Di quella fetta di Po’, che dà acqua all’arida Pianura Padana?

Fernandel e Gino Cervi ci arrivano in borghese, per una volta dismessi i panni dei due leggendari personaggi “guareschiani”. Rimangono incantati dalla luminosità “estiva” di Ardea, dal calore e dall’ospitalità della gente del luogo e, in fondo anche dalla buona cucina.

Vi restano per oltre tre settimane e vi arrivano insieme al regista Giorgio Bianchi, che ha per le mani una sceneggiatura importante, dal titolo IL CAMBIO DELLA GUARDIA, di quelle in voga in quegli anni, ispirate alla recente storia italiana del fascismo e della seconda guerra mondiale. La pellicola tratta dal romanzo Avanti la musica di Charles Exbrayat, narra la storia di due amici, Mario e Attilio (Gino Cervi e Fernandel) ai tempi dell’arrivo degli alleati a fine seconda guerra mondiale. Il film è girato ad Ardea, tanto in interni che in esterni e della ridente cittadina vi si riconoscono facilmente, la piazza di fronte al Castello Sforza Cesarini e Piazza del Popolo con i resti archeologici. Quello de Il cambio della guardia, rappresenta un momento certamente importante dal punto di vista storico-culturale per Ardea, perché quell’estate del 1962, fu davvero diversa, stimolante, di quelle destinate a rimanere negli annali e nella memoria collettiva di una comunità. Perché in fondo il cinema, quello fatto bene è custode di ricordi, di momenti, di avvenimenti, di emozioni che altrimenti sarebbero perduti nell’oblìo dei tempi e del suo scorrere impetuoso. Ben venga quindi, che in occasione delle celebrazioni del cinquantenario di Ardea come comune autonomo, staccato da quello di Pomezia, si sia pensato alla creazione di una pubblicazione che ne curasse la sua memoria storica, compreso questa piccola grande storia nascosta di cinema, che grazie a questo volume rivedrà la luce.

I divi del cinema ad Ardea

La storia del rapporto di Ardea con il cinema italiano è un racconto ancora avvolto da ampi coni d’ombra, ma una prima attività di ricerca ha portato a risultati sorprendenti ed impensati. Fermo restando che i paesaggi ardeatini più limpidi e più facilmente riconoscibili sono quelli del già citato Il cambio della guardia, di Giorgio Bianchi, con Fernandel e Gino Cervi come protagonisti, la cittadina romana è stata spesso toccata, seppur di passaggio da altri momenti “alti” di cinema italiano. Non è facile identificare perfettamente quali siano gli effettivi film, che magari soltanto per qualche ciak, hanno toccato il territorio ardeatino, considerata l’aggravante del fatto che fino al 1970 il territorio di Ardea era compreso in quello di Pomezia. Ragion per cui, almeno fino a quell’annata è chiaro che molti dei film passati per Ardea, siano registrati come girati a Pomezia e raramente proprio ad Ardea, escluso il caso del film di Giorgio Bianchi, dove il luogo è talmente evidente da non poter rimanere nascosto. Eppure riguardo al periodo d’oro del nostro cinema possiamo risalire ad alcune pellicole, che per la loro portata epocale possono davvero rappresentare un vanto per la memoria storica della giovane cittadina romana. E’ testimoniata come certezza, da una foto dell’epoca, risalente al 1968, la presenza di Henry Fonda ad Ardea. Il grande attore americano si trovava a Roma, a Cinecittà e per qualche breve scena in esterna ad Ardea, sul set del kolossal del maestro Sergio Leone, C’era una volta il West, il capolavoro dei capolavori del genere Western. La presenza di Sergio Leone in zona non era una novità, aveva già girato qualcosa infatti, riguardante Per qualche dollaro in più e Il buono, il brutto, il cattivo.

Così come negli anni ’50 arrivano tra Pomezia ed Ardea anche due artisti come Marcello Mastroianni, il quale presto diventerà l’alter-ego di Federico Fellini; e soprattutto il maestro dei maestri, ovvero Vittorio De Sica, impegnati sul set del film Il bigamo. De Sica interpreta il ruolo di un avvocato, principe del foro che difende il suo assistito, Mastroianni, dall’accusa di bigamia. Proprio le scene in interno, quelle girate nell’aula di un tribunale, furono adattate in un edificio dismesso alla periferia di Ardea, sulla strada verso il mare. Allo stesso modo, appare interessante sapere che proprio Ardea tenne a battesimo un’accoppiata cinematografica destinata a raggiungere il successo, sia pur per un periodo limitato di tempo. Io non scappo…fuggo e Il furto è l’anima del commercio rappresentarono il trampolino di lancio per le sfolgoranti carriere cinematografiche di Alighiero Noschese ed Enrico Montesano. Un congruo numero di ciak, in entrambi i film furono girati proprio ad Ardea, tra il 1970 e il 1971 periodo storico in cui la cittadina conquista l’agognata autonomia dalla vicina Pomezia. I due film possono quindi diventare, simbolicamente le opere artistiche che testimoniano la nascita di Ardea come comune autonomo, anche se nel film non v’è alcun riferimento a questo avvenimento, ragion per cui, la congiunzione rimane più legata, quasi in maniera involontaria, alla coincidenza storica che ad altro.

Dopo questa brevissima carrellata di grande cinema, appare dunque chiaro che Ardea è stata toccata sovente dall’arte cinematografica, sia pur la storia del rapporto tra la cittadina e il cinema meriterebbe una ricerca ancora più approfondita. Già, perché i meandri sono tanti, le storie nascoste anche, e il fatto che la cittadina non avesse una propria autonomia fino al 1970 rende difficile scavare in documentazioni ormai perdute o custodite in altro luogo.

Domenico Palattella

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