La MCU entra ufficialmente nel mondo LGBTQ+ con Loki

L’Universo Cinematografico Marvel in questi anni ci ha stravolto con un’immensa storia ricolma di fantascienza, fantasy, comedy, dramma, storicità e cultura pop, alzando ogni volta l’asticella della nostre aspettative in concomitanza dei nuovi film, e ora anche serie tv, in uscita. Se le basi dei supereroi Marvel affondano le loro radici in una cultura fumettistica che ha origine nel 1939, la trasposizione cinematografica e seriale spesso introduce elementi nuovi o modifica quelli originali.

Fortunatamente non è stato il caso di Loki, personaggio ricorrente nei fumetti e nei film, a cui di recente è stata anche dedicata un’intera serie intitolata proprio a suo nome. Il dio dell’inganno non nasce però all’interno dei fumetti ma è anzi ispirato dalla vera mitologia norrena, che lo raffigura come il dio dell’astuzia, ma anche della distruzione e dell’ingegno volto alla risoluzione dei problemi. Infatti, a seconda dei diversi miti, è rappresentato come una figura bonaria e altruista o viceversa come portatore di caos, nocivo e rissoso, ma in entrambi i casi Loki ha una peculiarità che lo distingue dalle altre divinità e che viene esplicitata nel corso dei fumetti: è un mutaforma.

Ma la sua forma non si separa dal suo essere, infatti, a partire dal mito, Loki è identificato come il dio che non cambiava solo il suo aspetto ma anche il suo genere, non catalogandolo in nessuno modo. Nei fumetti la sua storia inizia a essere delineata e giunge a chiarire la sua identità di genere, specificando come la sua fluidità non gli permette semplicemente di “travestirsi” quanto piuttosto di attribuirgli tante parti aggiuntive differenti che vanno sempre a comporre la sua persona.

A questo punto Loki smette di essere un semplice personaggio maschile in grado di cambiare sembianze a suo piacimento, e diventa il primo personaggio di genere fluido, o come siamo soliti pronunciarlo in inglese “gender fluid”, anche grazie a una frase riportata da suo padre Odino, quando afferma in riferimento ai suoi due figli: «Mio figlio, mio figlio e mia figlia che è entrambi»; questo però è ciò che avviene all’interno dei fumetti, ma al cinema le cose sono state così chiare? Fino all’uscita della nuova serie tv incentrata sul suo personaggio, no.

La serie sbarca su Disney+ a giugno e riprende le orme della scena di Avengers: Endgame, in cui Loki si teletrasporta con il Tesseract in un altro luogo e viene subito dopo recuperato dalla TVA (la Time Variance Authority), ovvero l’organizzazione che si occupa di monitorare le linee temporali. Ma veniamo al fulcro della questione: come è stata spiegata la sessualità fluida del personaggio? Con una furbizia e un acume degno del dio dell’inganno. Viene infatti sapientemente inserita questa informazione nel teaser rilasciato per l’uscita della serie, in cui vediamo il fascicolo della TVA su Loki e al suo interno un particolare che seppur di piccole dimensioni, non è passato inosservato.

Accanto alla voce “sex” (trad. sesso) vi è riportata la parola “fluid” (trad. fluido), dichiarando così palesemente la vera natura del personaggio.

Va precisato che l’universo cinematografico Marvel aveva già tentato di approcciarsi al mondo LGBTQ+ in maniera però scarsa, in quanto si era limitato ad inserire un cameo all’interno di Avengers: Endgame che vedeva uno dei registi (Joe Russo) nei panni di un uomo che racconta di aver perso il suo compagno durante l’iconico schiocco di dita di Thanos, identificandolo come il primo personaggio apertamente gay. Per i Russo era importante il suo inserimento e la sua interpretazione da parte di uno di loro, proprio per sottolineare la rilevanza che l’Universo Marvel attribuisce alla diversità e a tutte le sue sfaccettature.

Oltre questo frammento, non si è più esplicitamente parlato di questi temi fino a Loki; una curiosità riguarda però i fumetti, i quali collocano a un certo punto degli eroi che di recente sono stati ripresi all’interno della prima serie Marvel, ossia WandaVision. I due personaggi in questione sono i prodigiosi figli di Wanda e Visione, Billy e Tommy che sullo schermo non sono stati abbastanza approfonditi ma che hanno invece una loro specifica trama sulla carta. Una trama molto più complicata di quella diretta all’interno della serie, che racconta la loro vita dalla nascita, alla reincarnazione fino allo sviluppo dei loro superpoteri e alle loro relazioni amorose che li vedono impegnati con altri uomini, identificandoli quindi come personaggi schiettamente gay.

Se il pubblico è costretto ad aspettare la seconda stagione della serie di Wanda e Visione, per scoprire in che modo l’Universo Marvel deciderà di trattare le gesta dei gemelli, al momento ha però potuto assistere alle vicende narrate in Loki che hanno rivelato la sua camaleontica natura.

Un passo fondamentale per lo sceneggiatore Michael Waldron che durante un’intervista a Inverse ha riconosciuto il peso di questa specifica, soprattutto per tutti i fan che si riconoscono nel personaggio e che tenevano a questo dettaglio. Anche la regista Kate Herron ha precisato l’importanza della canonicità del personaggio, il quale nasce come gender fluid nella mitologia norrena e resta tale nei fumetti, volendo quindi legittimarlo anche nella MCU.

Le parole dell’attore interprete di Loki, Tom Hiddleston, sottolineano inoltre la responsabilità avvertita nel rendergli omaggio, ricordandoci la sua “identità così ampia e di ampio respiro” e di come sia sempre stato “un personaggio che non potresti mai mettere in una scatola, che non potresti mai definire”.

Grazia Battista

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