Emily in Paris: una serie leggera. Per i francesi, anche troppo

Se volete godervi un binge-watching tranquillo, poco impegnativo e perché no, anche divertente, Emily in Paris è quello che fa per voi; una trama leggera, dei protagonisti attraenti, una location da sogno e -per il momento- un’unica breve stagione.

Ah! Altra caratteristica: è la serie che ha fatto inca**are i francesi.

Ambientata fra le principesche vie parigine, Emily in Paris -a detta dei patrioti- ha descritto una realtà lontana dalla loro e da cui molti hanno preso le distanze. La storia prende avvio da una giovane e spigliata americana, interpretata da Lily Collins, che viene trasferita per lavoro nella capitale francese, in cui ben presto si ritroverà a fare i conti con le abissali differenze fra gli stili di vita da cui proviene e quelli parigini.

La rappresentazione di stereotipi nazionali all’interno di serie tv e film è il gioco più vecchio del mondo e noi italiani ne sappiamo qualcosa, ma in questo caso i francesi non le hanno mandate a dire, scatenandosi sul web e su giornali locali con precisazioni piccate e critiche pungenti.

Diciamo pure che in generale l’intero disegno della serie non è stato ben apprezzato, in quanto l’illusoria idea dell’americana che arriva a Parigi senza neanche sapere parlare la lingua e nel giro di poco tempo raggiunge un discreto successo, è un cliché troppo irreale da accettare.

Addirittura, Philippe Thureau-Dangin, direttore di una casa editrice francese chiamata Exils, premettendo il suo pensiero sulla serie, considerata ridicola, ha voluto “abbellirlo” associando il modo di agire dei creators a quello di Molière, poiché quest’ultimo esasperava situazioni che altrimenti sarebbero state impossibili, con l’intento di far ridere.

Più diretto e intollerante è stato Thomas Sotinel, critico di Le Monde, che ha descritto lo show come “hate watching”, sia per il concetto della perfezione attribuito alla protagonista proveniente da un altro Paese che nel giro di una settimana ha soldi in abbondanza per ristoranti elitari e outfit costosi, sia per gli innumerevoli luoghi comuni descritti durante le puntate. Luoghi comuni che, a detta dei parigini, mirano a uno scontro tra culture viste ancora in modo fortemente diverso.

I francesi sono ritardatari, demotivati e freddi, a differenza degli americani, puntuali, lavoratori, amichevoli e positivi. I primi sono i colleghi di Emily, quelli che trova all’interno della sua nuova azienda e che le spiattellano davanti agli occhi una routine basata sullo scetticismo e sulle frivolezze di cui bisogna saper trarre beneficio. «Fumare è un piacere e senza piacere che cosa saremmo? Tedeschi» e ancora «Voi americani vivete per lavorare, mentre noi francesi lavoriamo per vivere», con queste affermazioni i colleghi spiegano alla protagonista il loro modus operandi e in più, si assicurano l’astio da parte della critica francese.

Altro tassello che ha aizzato i francesi è stato quello dedicato al racconto di una Parigi non solo libera (e fin qui, tutto molto bello) ma anche libertina, noncurante della serietà e della lealtà nei confronti degli altri. Emily arriva nella città dell’amore felicemente fidanzata, ferma sui suoi princìpi e sull’immagine del vincolo di coppia, si scontra però con i modi di fare del luogo che invece si basano su un’indifferente approccio poliamoroso fondato sull’espressione del “tutto passa”.

Molti francesi non si sono rivisti nelle descrizioni fatte, anche perché hanno visto in Emily in Paris uno show volto a sottolineare discrepanze di valori, non solo cliché e schemi già visti.

Eppure, dal suo esordio, ha scalato la vetta delle serie più viste su Netflix e la seconda stagione in programma ne è la dimostrazione. Forse i parigini hanno voluto leggerla in un senso molto più morale e profondo di quello che realmente aveva intenzione di mostrare, giudicata come qualcosa volto alla critica, quando invece fin da subito Emily in Paris si è dimostrata una serie finalizzata al puro intrattenimento, spensierato e sì, sicuramente superficiale.

Grazia Battista

Una opinione su "Emily in Paris: una serie leggera. Per i francesi, anche troppo"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: