“Più brava dei suoi fratelli”: Titina De Filippo

Titina De Filippo: biografia dell'attrice napoletana - Napoli Fans

Per Titina De Filippo il successo vero era arrivato tardi, con Filumena Marturano, quando aveva già 48 anni. Con quella splendida commedia, lei e il fratello Eduardo, erano partiti da Napoli, nel novembre del 1946; poi erano stati a Roma per tre diversi cicli di recite e a Torino.

Ma c’erano ancora tante e tante piazze, tanti teatri che la reclamavano. Eduardo la alternava, come al solito, con altre sue opere. Ma tutti volevano quel personaggio rivelazione della grande Titina. Lei era felice, appagata di un successo travolgente, tutto suo, o almeno prevalentemente suo, dopo tanti anni nei quali era rimasta un poco nell’ombra di entrambi i fratelli (Eduardo e Peppino). Quel personaggio le aveva dato una nuova vita, al punto che il pubblico la identificherà sempre con lei stessa.

Titina era Filumena Marturano, e Filumena Marturano era Titina. Persino quando nel 1964, il personaggio verrà interpretato, sia pur in maniera magistrale da Sophia Loren in Matrimonio all’italiana, remake firmato Vittorio De Sica, si sente che quel ruolo sarebbe sempre rimasto di Titina. Eduardo d’altronde tagliò il ruolo di Filumena sulle capacità interpretative della sorella, in grado di esaltare la sua forza di donna e di attrice di incredibile e sottovalutato talento. Già rappresentata in mezzo mondo, Filumena Marturano diventa film nel 1951, quando la storia in Italia è oramai patrimonio comune. Il pubblico conosce ogni battuta, eppure corre a riempire i cinema. I valori etici (la dignità della donna, l’amore più forte della legge) e i contenuti sociali (il dramma dei figli illegittimi) mettono persino d’accordo la stampa cattolica con quella di sinistra.

Il teatro di Eduardo De Filippo: “Filumena Marturano” – In Nomine Artis –  Il Ritrovo degli Artisti

E’ la magia di Titina, ma è anche la magia di Filumena Marturano, uno dei più riusciti e sofferti ritratti di donna della storia del cinema italiano. Tanto che la critica arrivò ad affermare “Titina alias Filumena: più brava dei fratelli”. Ed Eduardo ne era orgoglioso, con lei non c’era la rivalità storica che aveva con Peppino e viceversa. Aveva anche resistito alle insistenze di Anna Magnani, nel 1951 già stella di rilevanza mondiale, cha aveva fatto di tutto per essere lei l’interprete di Filumena Marturano per il cinema. Eduardo non se la sarebbe mai sentita di dare un tale dispiacere all’amata sorella, che dopo la sua malattia al cuore, continuerà ad esserli sempre vicina, pur ritirandosi dalle scene. “Ho imparato da te, Eduardo mio, a recitare. Quando si resta accanto per vent’anni ad un attore della tua forza, il meno che si possa fare è imparare a imitarlo. E’ come aprire una bustina di porporina d’oro: per quanto si possa fare, ne resta un pochino appiccicata alle dita…”.

E lui: “Se non avessi avuto tale concetto di te, Filumena Marturano non mi sarebbe venuta in mente. Lascia stare la bustina di porporina, ognuno di noi ha la sua e ognuno di noi (parlo di te, di me, di Peppino) ha alle dita la polvere d’oro dell’Arte. T’abbraccio. Eduardo”.

La conversazione epistolare risale al 1958, quando Titina si era già ritirata dalle scene, anche da quelle cinematografiche, dopo l’aggravarsi della stenosi mitrale al cuore, malattia della quale soffriva già dal 1948. Dovette così abbandonare il palcoscenico, ma non il cinema, che tra un riposo e l’altro sulla Riviera Ligure, il suo cuore poteva ancora sopportare. Così Titina, donna di grande temperamento e spessore umano, si dedica al cinematografo, interamente, addirittura nel solo 1952 appare in 6 film, ai quali ci sono da aggiungere i 3 del 1951. E’ indubbio che il successo anche della versione cinematografica di Filumena Marturano, abbia spinto i produttori a puntare sul suo nome, senza Peppino o senza Eduardo. Titina nei primi anni ’50, nonostante debba passare lunghi mesi di riposo, per non affaticare il cuore, è ancora una donna vulcanica, emancipata, piena di vita: recita, scrive, dipinge. Si aggiudica il Nastro d’argento per la migliore sceneggiatura di Due soldi di speranza. Dipinge, crea quadri formati da pezzetti di carta colorata. Ricorda Luca De Filippo: “La vedevo creare i suoi bellissimi collages, ritagliare con attenzione quei pezzettini di carta colorata per dargli vita, con cura”.

Le carte di Titina alla biblioteca di Storia Patria. Foto e memorie inedite  - CorrieredelMezzogiorno.it

Il 1952 è però, come si diceva sopra, l’annus mirabilis di Titina De Filippo. Tanti poliedrici ritratti di donna, con o senza i suoi illustri fratelli. Anzi quando è insieme, sembra quasi offuscarli. E’ il caso di Marito e moglie (con Eduardo), è il caso di Non è vero, ma…ci credo (con Peppino); ma è soprattutto il caso di Ragazze da marito, che segna il ritorno del trio di famiglia riunito, dopo otto anni di assenza. Eduardo e Peppino hanno firmato una sorta di tregua e Titina è ben felice di lavorare nuovamente con entrambi i fratelli.

Insieme.

Parlando del rapporto con i due illustri fratelli, val la pena smentire una “legenda” che vuole Titina, sottomessa all’uno o all’altro. Niente di più falso. Titina, bisogna dirlo, anche nei periodi di astio tra i due fratelli, continuerà ad intessere relazioni private e professionali con entrambi; ma mai baratterà la sua professionalità e il suo talento, sottomettendo la sua arte, nè all’uno nè all’altro. D’altronde, pochi lo sanno, sarà proprio lei la prima a lasciare la compagnia dei fratelli (1939), accettando le avances artistiche della compagnia di Nino Taranto; mentre Eduardo e Peppino continueranno il tour attraverso lo Stivale arricchendo la loro collaborazione di svariate e riuscite sortite cinematografiche. Ci vorranno ben tre anni per ricomporre le incomprensioni e far sì che Titina ritorni a collaborare coi fratelli, tanto in teatro quanto al cinema. Il segno di una donna forte, talentuosa, indipendente e tenace, che pur amando i suoi fratelli, aveva una sua identità e una sua dignità ben precise.

Titina non ha mai nascosto la sua ambizione, come quando nel 1931 esplose definitivamente il successo del trio “De Filippo”. Intervistata anni dopo, Titina raccontò così quei felici momenti: “fu magnifico per me, vedermi posta sullo stesso piano dei miei enormi fratelli. Ancora una volta uscivo dal buio che mi minacciava per essere baciata dal successo. A Napoli mi chiamavano per nome, come facevano con i miei fratelli, ed anch’io ero diventata “Titina” per loro, senza bisogno neanche del cognome” .

EDUARDO, PEPPINO E TITINA DE FILIPPO – HistoriaPage
Eduardo, Peppino e Titina nel 1952, sul set di “Ragazze da marito”.

Abbiamo lasciato in sospeso Ragazze da marito, che esce in sala alla fine del 1952. Per l’Italia sono gli anni della rinascita e il cinema vive un momento d’oro. Questo film in particolare è molto atteso dal pubblico. Tutta la stampa lo annuncia con grande risalto: “I De Filippo nuovamente riuniti, dopo 8 anni di trepidante attesa”. Eduardo è un irreprensibile impiegato statale, che si affida ai consigli di un truffatore, ovvero Peppino (e chi sennò), per poter mandare moglie e figli in vacanza a Capri. La moglie è Titina, desiderosa di ascendere di qualche gradino nella scala sociale. Il film, tutto sommato rende, ma la critica non manca di sottolineare l’apporto di Titina, alla quale Eduardo lascia ampio spazio, più che al fratello Peppino, ma anche più che a sé stesso. E lei non delude, è forse l’unica in grado di sovrastare attori del calibro di Eduardo e Peppino, ma quasi senza volerlo, proprio perché, detta alla “Eduardo”, ha l’Arte nel sangue. D’altro canto, qualche anno dopo nel 1956, quando si pensò di affiancare a Totò e Peppino, la grinta e la classe di Titina, nel film Totò, Peppino e i fuorilegge, parve subito chiaro a tutti, che quel ruolo autoironico sarebbe stato uno dei migliori della sua carriera. Appare indimenticabile, infatti, il ruolo della moglie avara di Tòtò, che mette le tagliole nei cassetti e costringe lo stesso Totò e il fratello Peppino a mangiare con le posate incatenate al tavolo. Per lei Totò nutriva un affetto particolare, fraterno. Quando Titina morì a Natale del 1963, fu il primo a precipitarsi in casa dell’antica amica.

Cani e gatti (1952) movie posters

Ma ritornando a quel 1952, così foriero di soddisfazioni per Titina, va evidenziata la sua interpretazione nel film Cani e gatti, farsa stra-paesana di pregevole fattura, che ricorda la tipologia di ambientazione dei vari Pane e amore. Siamo in un piccolo paesino di montagna, che vive della contrapposizione politica tra il sindaco-farmacista Peppino (Umberto Spadaro) e l’albergatrice Elvira (Titina De Filippo). Il film è fresco e divertente soprattutto grazie alla presenza di Titina De Filippo, che ci consegna un saggio delle sue grandi doti interpretative. Girato sul lago di Bracciano, questa commedia sentimentale scherza su due temi all’epoca ancora tabù: la morte e i figli nati prima del matrimonio. Ma piacque molto al pubblico, perchè il popolo nelle commedie come Cani e gatti, vi si riconosceva, perchè erano pellicole che avevano a che fare più da vicino con le vicende degli italiani stessi, perché parlavano di loro, delle loro gioie, delle loro vicissitudini, delle loro delusioni. E Titina con il suo magnetismo, con la sua poliedricità di donna eclettica, ma ancorata alle saldi tradizioni popolari, rappresentava una perfetta sintesi della donna italiana: tenace, energica, con la testa sulle spalle. Antidiva per eccellenza, anziché giocare le classiche carte della seduzione e dell’ammiccamento, riesce lo stesso a lasciare la sua impronta, perché veracemente popolare, perché in grado, come pochissime altre, di divertire, di far commuovere, di far riflettere, cambiando registro interpretativo nell’arco di una sola smorfia facciale, figlia prediletta di quella commedia dell’Arte che la issa tra le attrici italiane di teatro e di cinema più compiante e ricordate.

Sarà un caso che oggi, molti dei giovani studenti interessati alle arti teatrali e cinematografiche, dedichino a lei la propria tesi di laurea?

Probabilmente no, anzi sicuramente no.

Titina al Musichiere di Mario Riva nel 1959. Prima divertente, poi profondamente drammatica nell’interpretazione di un passo di “Filumena Marturano”.

Domenico Palattella

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