Quando il fantasy si lega alla realtà. Game of Thrones diventa il pioniere di una nuova lingua

Chissà se George R. R. Martin si aspettava che il dothraki abbozzato nei suoi romanzi, le Cronache del ghiaccio e del fuoco, sarebbe diventato un vero e proprio idioma con tanto di grammatica, fonetica, semantica ed un vocabolario fatto di 4.000 parole.

Fin da subito, infatti, l’autore dei libri che hanno ispirato Game of Thrones, ha voluto sottolineare il suo ruolo di puro scrittore, lontano da quello di un linguista, ambedue carriere vantate invece da Tolkien.

La celebre mente de Il signore degli Anelli portò a termine una saga letteraria in cui l’elfico divenne una lingua ad hoc, verosimile ad un qualsiasi linguaggio reale, diversamente dalla scelta di Martin che si è limitato ad inserire solo una manciata di vocaboli per descrivere il dothraki.

La sua idea iniziale non era perciò quella di costruire un’effettiva lingua, ma l’HBO non la pensava allo stesso modo. L’emittente televisiva statunitense acquistò i diritti della saga con l’intento di creare una serie molto più specifica rispetto ai romanzi, una serie che avrebbe attratto il pubblico non solo per la trama, intricata e avvincente, anche per i particolari immersivi di un mondo che era sì immaginario, ma talmente curato nei minimi dettagli da risultare credibile.

Missione più che compiuta, Game of Thrones ha dato vita ad un fandom così internazionale da diventare la serie dei record, fra cui quello raggiunto nel numero di telespettatori su HBO e i nove detenuti all’interno del Guinness World Records.

Ma torniamo a noi; in che modo il dothraki ha contribuito a raggiungere questi primati?

La lingua nativa del popolo che ci ha fatto legare alle gesta di Jason Momoa (interprete di Kahl Drogo), è solo una delle tante rifiniture che hanno reso la serie uno spettacolo incredibile. Ne è passata di acqua sotto i ponti per trasformare qualche frase e qualche parola in un lessico completo, e l’artefice di questo sbalorditivo passaggio è un giovane di nome David Peterson, un conlanger che è stato così fortunato da vincere un concorso indetto dalla rete televisiva per trovare colui che avrebbe dovuto inventare una lingua fittizia per lo show.

È proprio questo il lavoro dei conlangers (più importante di quanto si pensi), quello di creare linguaggi fasulli che, se si è abbastanza meritevoli, finiscono per diventare parti integranti di film e serie televisive.

La scelta è ricaduta su Peterson grazie ad un manuale di quasi 200 pagine, creato da egli stesso, all’interno del quale era riuscito a raccogliere tutte le parti fondamentali che avrebbero permesso al dothraki di ergersi come una lingua reale, con tanto di note audio per agevolare la pronuncia dei vocaboli.

Un’impresa imponente che ha preso spunto dal repertorio fonologico di varie lingue, come lo spagnolo e l’arabo, e dalla grammatica del turco, l’estone e il russo. In più ha voluto rendere omaggio a sua moglie, Erin, il cui nome si traduce nel dothraki in “gentile”, da cui derivano le parole erinat (essere gentile) ed erinak (brava donna), e ha dedicato al termine okeo il significato di “amico”, dopo la scomparsa del suo gatto avente proprio quel nominativo.

La fama ottenuta dal suo lavoro è tangibile, basti pensare a “Living Language Dothraki”, il manuale creato da Peterson in persona che spiega passo passo come imparare la lingua anche grazie all’aiuto di app per cellulari e CD audio preposti a facilitare l’apprendimento della pronuncia.

Ma il successo non si limita solo a Game of Thrones, per cui elabora anche la lingua valyriana, fra le sue celebri commissioni si contano anche lo shiväisith degli elfi oscuri di Thor: The Dark World, il trigedasleng dei protagonisti di The 100 e il nelvayu parlato da Kaecilius in Doctor Strange; giusto per citarne alcuni.

Di sicuro Peterson non è stato l’iniziatore dei finti linguaggi che hanno preso vita in televisione e al cinema; il premio spetta al linguista Mark Okrand che nel 1984 creò la lingua Klingon per Star Trek III e a Paul Frommer che ha reso grande il mestiere di conlanger con la lingua creata per Avatar.

Una cosa è certa però: senza il dothraki di Peterson non avremmo avuto lo stesso Game of Thrones che abbiamo oggi.

Grazia Battista

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