Le coppie storiche del cinema italiano: Gigi Sammarchi e Andrea Roncato

Che fine ha fatto GIGI SAMMARCHI? (GIGI E ANDREA) - Noi degli 80-90

Quella composta da Gigi Sammarchi e Andrea Roncato è, ancora oggi, una delle coppie storiche del cinema e dello spettacolo italiano, più longeve, più apprezzate e più interessanti. La loro è una comicità fresca, spigliata, che negli spensierati anni ’80 trova il suo momento di massimo splendore.

Gigi Sammarchi e Andrea Roncato sono due amici, che hanno fatto della voglia di far ridere la loro professione. I due attori sono stati anche molto di più, non solo comici, ma splendidi interpreti a 360°. Il loro affiatamento è nato in oltre dieci anni di gavetta in giro per le piazze più disparate di Bologna e dintorni, affermandosi poi grazie al talento e alla ventata di novità che la loro coppia era stata capace di portare nello spettacolo italiano. Il rinnovamento è l’anima dello spettacolo, si sa, e la loro accoppiata negli anni ’70 e ’80 è una ventata di aria nuova, che non può lasciare indifferente neanche il cinema, che ad un certo punto bussa alla loro porta. Gigi e Andrea divertono e sono anche capaci, come tutte le più grandi coppie del cinema mondiale, di improvvisare, creando un’interazione simbiotica con il pubblico. Negli anni ’70, Gigi e Andrea seguivano le orme di coppie “sacre” della comicità, come Franco e Ciccio, Cochi e Renato, Sandra e Raimondo; poi sono diventati loro stessi i modelli da imitare nel filone di una tradizione comica autentica senza orpelli né scenografia che parla di noi stessi, delle nostre speranze, dei nostri sogni, delle nostre disillusioni, in linea con la tradizione realistica della commedia all’italiana. In breve diventano due personaggi familiari, due volti di famiglia che si fanno voler bene, perché sono senza filtri, sul palco come nella vita. Anche sul lato personale infatti, questa allegria e questa sintonia, come riflesso investe la loro accoppiata: mai un litigio, sempre disponibili con il pubblico che ha decretato il loro trionfo a suon di applausi e di biglietti venduti. Lo stesso Gigi Sammarchi, nel corso di un’intervista ha lodato questo rapporto con il pubblico, dobbiamo dirlo, non parimente riscontrabili in altre accoppiate coeve: “E’ dagli anni ’70 che la gente ci vuole bene. Non ci siamo mai negati al pubblico: foto, selfie, autografi. Praticamente facciamo un’ora di spettacolo e due ore di selfie”. Già perché la loro coppia non si è mai davvero divisa, come superficialmente alcune fonti hanno insinuato. Ad un certo punto i due attori smettono di fare il cinema, almeno in coppia; ma continuano a lavorare instancabilmente insieme in teatro, branca dello spettacolo che permette una maggiore libertà artistica e creativa e la possibilità di fare sempre qualcosa di “diverso”. Ed è per questo motivo che la coppia come elemento a sè stante abbandona il cinema nei primi anni ’90. A questo proposito è interessante la testimonianza diretta di Andrea Roncato, che trovate in forma integrale nell’appendice al libro, riguardo ad una certa ripetitività del prodotto comico cinematografico: “ci accorgevamo che cambiata l’ambientazione, le trame erano però sempre uguali: Gigi e Andrea che vanno a mare, Gigi e Andrea che giocano a calcio, Gigi e Andrea che vanno in montagna. Eravamo sempre Gigi e Andrea, con i nostri punti di forza, con il nostro affiatamento, però interpretando sempre lo stesso canovaccio e la stessa tipologia di film. Diverso è il discorso per il teatro, dove c’è una maggiore libertà creativa, e ancora oggi io e Gigi, facciamo spettacoli in teatro dove la gente riempie la platea e si diverte molto. Comunque la coppia, che sia cinema, che sia teatro, ha sempre avuto successo, perché in un lavoro di coppia si inserisce un certo tipo di affiatamento, nel quale il piacere viene raddoppiato e le sconfitte vengono divise. Il tutto poi funziona ancora meglio se ognuno può lavorare anche indipendentemente dalla coppia“.

Che fine ha fatto Andrea Roncato?- Film.it

Il segreto della coppia, è quindi sempre stata questa mancanza di invidia e questo legame indissolubile che dura ancora oggi. In fondo Gigi e Andrea si conoscono da una vita intera, da quando, giovanissimi frequentavano la stessa parrocchia nella lucente Bologna degli anni ’60. E’ proprio quì che crebbe un rapporto di amicizia sincero, importante e si sviluppò la loro vervè artistica. Infatti quando, all’apice del loro successo, arrivò dalla Mediaset un’offerta importante, ovvero quella di girare una serie sull’amicizia tra un prete-detective e un commissario di polizia, Gigi e Andrea accettarono al volo. Parliamo delle avventure gialle di Don Tonino alias Andrea Roncato e del commissario Sangiorgi alias Gigi Sammarchi, nella serie televisiva intitolata appunto Don Tonino, andata in onda in due stagioni, tra il 1988 e il 1990. Nelle testimonianze di entrambi gli attori, questa serie televisiva di grandissimo successo, fu una delle più belle cose fatte insieme, perché entrambi ritrovavano quelle atmosfere, quegli odori, quei colori, di quando erano bambini. Di quando erano compagni di giochi in parrocchia e non potevano immaginare che avrebbero continuato ad essere compagni di giochi anche nel teatro e nel cinema. Quella di Don Tonino è stata poi davvero una serie molto riuscita, che ha sfruttato un filone molto in voga nel cinematografo e in tv, infatti molto comuni sono le serie dedicate a religiosi che aiutano polizia e carabinieri a risolvere intricati delitti. Prima di Gigi e Andrea in tale genere, si cimentò un altro grande come Renato Rascel, protagonista de I racconti di Padre Brown (1970); dopo di loro solo per citarne una, l’eterna serie delle avventure di Don Matteo, con protagonisti Terence Hill e Nino Frassica. Il successo enorme della prima serie, andata in onda su Italia 1 nel 1988, diede modo di realizzare la seconda che bissò il successo della prima, aumentando il numero degli episodi da sei a otto a stagione. Dalla prima alla seconda stagione sono presenti alcune differenze, riscontrabili in una maggiore qualità della scrittura, nonché in una maggiore cura dei dettagli e di un budget di produzione sicuramente più elevato. Basti pensare che un episodio di Don Tonino, durava circa un’ora e mezza, praticamente la lunghezza media di una pellicola cinematografica. Nella prima serie, per problemi di budget, gli attori, il regista Fosco Gasperi e la troupe, avevano solamente 6 giorni di tempo per realizzare ogni singolo episodio. Tempi dunque molto stretti, con piccoli ma evidenti pecche riscontrabili in alcuni dettagli tecnici. Ciò comunque non fu un ostacolo al successo dell’accoppiata composta da Gigi e Andrea, impegnati in un’opera complessiva molto diversa da quelle fino ad allora interpretate tra cinema e televisione. L’elemento di maggiore interesse e di maggiore novità, era vedere la coppia impegnata in un contesto più “serio”, tra delitti e misteri, in un mix tra thriller e commedia davvero molto riuscito. Gli episodi, gioviali e a tinte gialle, nella seconda stagione arricchiscono il filone della commistione tra commedia, thriller, addirittura con riusciti inserti horror. Una maggiore attenzione produttiva, scaturita anche dalla migrazione della serie, da Italia 1 alla rete ammiraglia di Canale 5, portò ad un aumento dei giorni di realizzazione a 15 giorni ad episodio. Giorni in più necessari per poter perfezionare tutti i dettagli, con un netto miglioramento riscontrabile anche in sede di scrittura. Alcuni episodi infatti, sembrano degni dei migliori gialli di Camilleri e rapiscono completamente lo spettatore. Don Tonino e la setta del sacrificio, Don Tonino e il regno dell’orrore e soprattutto l’ultimo, Don Tonino e il mistero di Villa Gruber, rimangono dei gioiellini assoluti di mistero e di pathos davvero sorprendenti. I due protagonisti sono sempre perfetti, affiatati, divertenti, con Gigi commissario pasticcione, imbranato sempre con la pipa in bocca, alla Sherlock Holmes; e Andrea che viene chiamato dal suo amico a risolvere, nell’ombra, casi piuttosto complessi. Accanto a loro, nel cast fisso, alcuni giovani attori destinati ad una luminosa carriera come Manuel De Peppe e Vanessa Gravina; e special guest come Mita Medici, Enzo Iacchetti, Umberto Smaila, Ninì Salerno e Lory Del Santo.

Gigi e Andrea, prima di approdare al cinema, avevano fatto tanta gavetta negli anni ’70, esibendosi per anni nel celebre locale di Francesco Guccini, l’Osteria delle Dame, tempio assoluto del cabaret bolognese, facendosi letteralmente le ossa. Ma la ribalta nazionale arriva nel 1978, quando debuttano sulla Prima Rete Nazionale al fianco di mostri sacri della comicità come Sandra Mondaini e Raimondo Vianello nel programma Io e la Befana, molto importante perchè abbinato alla Lotteria Italia. E’ il loro trampolino di lancio, anche verso il cinema, che non tarderà a chiamarli. I due debuttano già nel 1980 con Qua la mano, anche se si tratta di due piccolissime partecipazioni. E infatti il loro vero debutto è datato 1982, con I camionisti. Il film probabilmente e diciamolo, anche ingiustamente, meno conosciuto della coppia, forse perché offuscato dall’aura di lucentezza del successivo Acapulco, prima spiaggia a sinistra, che consegnerà la coppia alla storia. Eppure, va detto, I camionisti è davvero un film divertente e scanzonato, diretto da quel Flavio Mogherini che sette anni prima aveva lanciato al cinema Renato Pozzetto con Per amare Ofelia. Qui il regista sembra voler ripetere quell’operazione vincente con gli esordienti (cinematograficamente parlando) Gigi e Andrea e diventa per loro quello che era stato Giuseppe Colizzi per Bud Spencer e Terence Hill, ovvero colui che per primo si accorse delle potenzialità cinematografiche della coppia. Sergio Martino, il regista degli storici film del duo, venne dopo e seppe sfruttare in maniera più performante le qualità della coppia, esattamente come aveva fatto Enzo Barboni con Bud Spencer e Terence Hill. I camionisti ha questa comicità scanzonata, naif e un pò anarcoide come i successivi film della coppia, quindi diventa un film di grande importanza, se visto in quest’ottica. Da questo momento in poi, infatti, il cinema italiano scopre una nuova coppia, raffinata, giovanilmente scanzonata, originale, perfettamente a proprio agio negli spensierati anni ’80 e nella comicità leggera del decennio. Se nella prima parte del film, la coppia ha un ruolo quasi marginale, nella seconda invece si afferma, regalandoci sfumature comico-surreali, nelle scene in cui rimangono chiusi dentro una villa a causa di una tigre. Azzeccata la scelta della partner femminile: Daniela Poggi è cattivissima, pazzoide, ma soprattutto è molto affascinante.

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Il film d’esordio va molto bene al botteghino e sotto l’egida protettiva di Sergio Martino, la coppia è pronta a prendere il volo, l’anno successivo, con quello che è ritenuto il loro capolavoro, ovvero Acapulco, prima spiaggia a sinistra, film cult, ancora oggi capace di attrarre fan club sparsi per tutta l’Italia. E’ lo stesso Gigi Sammarchi a confermarlo: “Acapulco è il nostro film più vero, quello che ci appartiene di più. Negli anni della gioventù andavamo proprio a Cesenatico, su quel lungomare, su quella spiaggia e facevamo le stesse cose che si vedono nel film. Cercavamo di beccare qualche ragazza e ovviamente non ne beccavamo neanche una. Poi c’era tutta la parte delle scene girate nella nostra Bologna, nei luoghi che abbiamo letteralmente consumato fin da bambini”. I due protagonisti sono perfetti come super fancazzisti refrattari a ogni tipo di lavoro, alla continua ricerca di donne e col portafoglio sempre vuoto, impersonando con grande efficacia la versione moderna dei vitelloni in vacanza, aggiornata in salsa emiliano-romagnola, prendendo goliardicamente in giro il mito del gallismo bolognese, che ha anche un noto precedente umoristico nelle opere di Stefano Benni (Renzo, il sedicente playboy del Bar sport). Acapulco è poi uno di quei film che si può vedere cento volte, senza stancare mai; un film semplice, ma non semplicistico, tra i punti di svolta della commedia all’italiana e figlio di un periodo “magico” del nostro cinema popolare. Arrivati a questo punto, vorrei continuare nell’analisi approfondita di questa pellicola, perché poi il precipuo compito di un cinefilo è quello di vedere e rivedere più volte un film ritenuto “di culto”, considerando con questo termine un film che sociologicamente è stato in grado di segnare un’epoca. Gigi e Andrea sono due perdigiorno squattrinati e perennemente a carico delle rispettive famiglie in attesa di partire per le vacanze estive. Dopo aver favoleggiato nella bottega da barbiere (salotto buono d’elezione, da sempre, per l’italiano-medio) di conquiste femminili in località caraibiche o della Costa Azzurra, si ritroveranno in quel di Cesenatico a collezionare disavventure e figuracce di ogni sorta. Il copione di Massimo Franciosa, una delle migliori firme della commedia all’italiana, divide sostanzialmente la vicenda in due tronconi. La prima parte, ambientata in un’assolata e sonnacchiosa Bologna, si funzionalizza alla costruzione dei due caratteri. Alla comicità più spontanea e sanguigna di un Andrea Roncato, il belloccio del duo, fatta di deliziosi tormentoni tra cui lo storico “ci dò che ci dò che ci dò”, anche colonna sonora del film, fa da contraltare quella più compassata e comportamentale di Gigi Sammarchi. Finto intellettualoide isterico; provinciale petulante e portasfiga, ama sfoggiare un po’ di cultura un tanto al chilo, quando non legge giornaletti porno. Maestro di vita per l’amico Andrea, culturalmente assai meno provveduto e raffinato, gli rimprovera lo scarso successo con le donne e gli insegna come il vero intellettuale debba sempre tenere al riguardo un atteggiamento necessariamente distaccato. Tradendo la sua velleitaria inclinazione spirituale, si rivela comunque il più assatanato dei due non appena gli si presenta l’occasione. La scanzonata satira sul gallismo (o pappagallismo) italico assume inoltre la coloritura di cascami post-sessantottini sull’incomunicabilità tra genitori e figli, che si traduce in istanze, da parte di questi ultimi, di essere mantenuti in eterno e di condurre un’esistenza sostanzialmente all’insegna del “nihil facere”. Il punto di partenza dell’operazione è fare un lavoro divertente, semplice senza ambizioni di critica sociale, che però sotto la patina goliardica e trash fuoriesce in tutta la sua forza, aderendo alla logica squisitamente “trash” della pellicola, puntellata, sin da subito, da siparietti e personaggi di contorno a dir poco esilaranti.

Acapulco, prima spiaggia... a sinistra, Gigi Sammarchi: "È il nostro film  più vero, la pensione Celso non è mai esistita" - Noi degli 80-90

Come non sobbalzare davanti alla mitica Gegia (al secolo Francesca Carmela Antonacci), dall’inconfondibile e marcatissimo accento salentino, nella parte di un’improbabile manicure di nome Miranda nel testè citato salone da barbiere. Da definire quasi celestiale è poi l’apparizione di un’allor semisconosciuta Serena Grandi, agghindata come una prostituta da strada, nella parte di una mascherina del cinema a luci rosse dove lavora la madre di Andrea come cassiera, ed alla quale Andrea stesso cerca di estorcere in nome dell’amor filiale, quel po’ di denaro necessario agli scopi vacanzieri. La seconda parte del film, più marcatamente “comicarola”, è un tripudio del trash più sublime, dove i nostri due protagonisti, alloggiati nello squallore della pensioncina “Celso” (soprannominata “Cesso”) di proprietà di una pingue ed accigliata zia di Gigi, incontreranno una congerie di bellezze cellulitiche “da urlo” così come mamma le ha fatte (il chirurgo estetico non si sapeva neanche cosa fosse). Si parte dalla procacissima tabaccaia (una Mirella Banti al culmine della sua carriera) alla quale, come leggenda metropolitana vuole, pare sia sufficiente ordinare una scatola di “Minerva” per ottenere un appuntamento erotico. Dopo aver speso cifre esorbitanti per gigantesche forniture di fiammiferi, i nostri due saranno cacciati letteralmente a pedate dal nerboruto fidanzato dell’epònima bottegaia. Si prosegue poi con la mammina in spiaggia con tanto di figlioletto dispettoso e casinista, la cui conoscenza si concluderà con le inevitabili mazzate ricevute dai due da parte del gelosissimo marito Diomede, ma almeno Gigi avrà rimediato un erotico e spinto massaggio “proibito” alla spalla. Ciò senza tralasciare la profumiera romana Ines, interpretata da Simona Marchini, auto-ribattezzatasi “Deborah” perchè fa più “fino”, alla ricerca di un possibile amor platonico con Andrea. L’approccio tanto focoso quanto maldestro di quest’ultimo avrà come unico risultato quello di farsi scaraventare con una sonora sberla giù per il toboga del mitico stabilimento balneare “I Quattro Venti”. Indimenticabile rimane poi l’incontro con le due “sciantose” a caccia di “polli da spennare” e la cena loro offerta ai “Dodici Apostoli”, squallida trattoria per camionisti, nella quale si staglia, su tutto e su tutti, un “Jimmy il Fenomeno” in forma smagliante. Nel rivestire il ruolo di un improbabile quanto confusionario cameriere, suole accompagnare ogni banale antipasto (prosciutto di montagna…, acetelli…, carciofini e olive greche) con battute trashissime e con la sua classica e caratteristica risata sconclusionata. Ritornati mestamente all’ovile, i due saranno assistiti nella ferragostana Bologna da quella buona sorte che era loro mancata nella rovinosa vacanza sul litorale romagnolo. La manicure Miranda, segretamente innamorata di Andrea, inviterà i due a cena a casa sua. In questa sede, il pecoreccio, il politicamente scorretto e la volgarità deliziosamente gratuita troveranno il loro “nadir” nei consigli dati dal sempre più prosaico ed allupato Andrea all’ingenua Miranda. Seguirà un folle “partouze” che vedrà la partecipazione anche di una non molto bella amica sarda, dai seni però oltremodo floridi e per i quali il buon Gigi non esiterà a metter da parte ogni velleità intellettuale. Abbiamo scandagliato approfonditamente questo film, perchè riesce a divertire, e tanto, grazie all’umorismo quasi lunatico della coppia, impegnata in queste avventure estive all’insegna del gallismo scalcagnato e improvvisato, che vitalizza con la loro goliardica vitalità uno script altrimenti esilissimo.

Nel successivo 1984, Sergio Martino ha in mano due copioni, e in entrambi utilizza Gigi e Andrea, che ormai affidano “anima e corpo” al regista romano. Il primo dei due film è L’allenatore nel pallone, campione di incassi annuale e film cult assoluto degli anni ’80. Il protagonista è ovviamente Oronzo Canà alias Lino Banfi, in uno dei ruoli più popolari della sua carriera. Al suo fianco, come co-protagonisti ci sono proprio Gigi e Andrea, nei panni di Giginho e Bergonzoni, due improbabili osservatori calcistici, che a Rio de Janeiro, cercano di rifilare qualche sola a Oronzo Canà. La parte recitata in Brasile è probabilmente la più interessante del film: Lino Banfi, ha quasi l’ingenuità di un moderno Pinocchio calcistico nel paese dei balocchi, affascinato da tutto e da tutti, che in questo caso è il Brasile dai piedi buoni e sopraffini; e Gigi e Andrea sono come il Gatto e la Volpe, che continuamente fanno “fesso” Oronzo Canà. Terminato il film, Gigi e Andrea si rimettono i panni dei protagonisti ed escono in sala con Se tutto va bene siamo rovinati, ovviamente diretti da Sergio Martino. Il regista ancora una volta ha in pugno la situazione e sa infondere ritmo e divertimento ad un film cucito addosso alla comicità semplice e scanzonata del duo Gigi-Andrea, in questo caso nel ruolo di due matti dimessi dal manicomio; al loro fianco una spigliata Patrizia Pellegrino, che elargisce nudi – sotto la doccia e non – con la stessa allegra disinvoltura delle migliori starlet del nostro cinema. Le facce truci di Javarone e Mitchell contrassegnano la sottotrama noir della seconda parte, che dona al film quel mix tra commedia brillante, giallo e mistero, che la coppia utilizzerà più incisivamente qualche anno dopo nella serie di Don Tonino. Molto più curate rispetto ad Acapulco, sceneggiatura e ambientazione così come il cast, con la spiritosa presenza di Nanda Primavera nei panni della sorda zia di Gigi.

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Due anni prima Gigi e Andrea erano andati in villeggiatura al mare, in quella Cesenatico tanto familiare ai bolognesi; e ovviamente ora, nell’inverno del 1985, Gigi e Andrea vanno in montagna. Esce infatti, come film tv, per la serie comica Che fai, ridi? un mediometraggio andato in onda su Rai Tre, dal titolo Gigi e Andrea comici in a…scesa. Quasi sessanta minuti di puro divertimento, esattamente sulla stessa falsariga di Acapulco, dal quale riprende alcune caratteristiche: la scanzonata satira sul gallismo italico; il corteggiamento fallito della solita mammina con figlioletto dispettoso curiosamente interpretati dagli stessi attori, rispettivamente Cinzia Berni e Giovanni Bagassi; lo stesso sceneggiatore Massimo Franciosa; e ovviamente lo stesso regista Sergio Martino. Ma c’è anche qualcosa di diverso, come tutta la parte centrale nella quale riprendono alcuni cavalli di battaglia del loro repertorio cabarettistico: losketch della mamma e del figlio, quello di Ulisse e quello del figlio d Fangio. Curiosità: Gigi e Andrea interpretano sè stessi, attori in “a…scesa”, da cui il titolo, impegnati in cima all’Abetone nella realizzazione di un fantomatico film dal titolo Piramidi sulla neve. Accanto a loro la splendida Anna Galiena.

Che fai... ridi? - Gigi e Andrea: Comici in A...scesa - Video - RaiPlay

Ma, ricordiamolo, siamo nel 1985, l’anno di un altro film di successo, cult almeno quanto Acapulco. Parliamo di Mezzo destro, mezzo sinistro-2 calciatori senza pallone, sorta di spin-off de L’allenatore nel pallone, con protagonista un’altra squadra di finzione come la Marchigiana. Il regista è sempre lui, Sergio Martino, che ritorna nel mondo del calcio, sempre spalleggiato dalla solita vagonata di presenze illustri: Falcao, Chierico, Ancelotti, Paolo Rossi e i giornalisti Paolo Valenti, Biscardi, De Laurentiis, Tonino Carino, l’onnipresente Nando Martellini e Fabrizio Maffei. Dal precedente film, il regista eredita la coppia composta da Gigi e Andrea, quì promossa a protagonista. E questo film resta uno dei più belli (e dei più cult) della coppia, nei panni rispettivamente del centrocampista Cesarini e della punta Margheritoni. La storia ha inizio con il ritorno in Italia, della vecchia punta Margheritoni, donnaiolo incallito, che dopo una fallimentare esperienza americana nei Cosmos, riesce a farsi comprare, grazie all’aiuto dell’amico Gigi, dalla neopromossa Marchigiana. Tutto il contorno è molto trash, a cominciare dal rozzo presidente Sivlio Spaccesi, allo sponsor Pollo Ruspante, rappresentato dalla ninfomane Milena Vukotic (che stenderà definitivamente il già poco aitante Margheritoni) fino ad arrivare al l’allenatore-filosofo Gianni Ciardo alias Colinho, dopo poco esonerato in favore dell’argentino Fulgenzio (Leo Gullotta, cattivissimo e forte di un brillante spagnolo maccheronico), che lancerà, in sostituzione dello stanco Margheritoni, il nuovo talento veneto dell’attacco Carlo Vacca (un giovanissimo Pino Insegno, quello della Premiata Ditta). In seguito all’arrivo del terribile Fulgenzio, Margheritoni e Cesarini perdono il posto da titolari, per le loro proverbiali scappatelle. A squadra ormai salva, saranno decisivi nella trasferta tedesca della finale di Mitropa Cup, (una competizione calcistica internazionale che vedeva la partecipazione delle vincitrici delle Serie B dei maggiori campionati europei), regalando un’enorme soddisfazione ai tanti emigranti italiani presenti alla partita. Curiosità: da fonti mai verificate al 100% si narra che al film avrebbe dovuto partecipare anche Lino Banfi, proprio nei panni del leggendario Oronzo Canà, in qualità di partecipazione straordinaria. Si sa anche in che parte, ovvero quella del sostituto di Colinho, che avrebbe ereditato la squadra portandola ad una tranquilla salvezza e alla vittoria in Mitropa Cup, esattamente lo stesso ruolo poi interpretato da Leo Gullotta.

Mezzo Destro Mezzo Sinistro - 2 Calciatori Senza Pallone - Gigi & Andrea 2T  - Video Dailymotion

L’anno si conclude poi, con Doppio misto, film che dà fine al fortunato sodalizio artistico della coppia con Sergio Martino. Il film, per la verità, è realizzato per il circuito televisivo, andando in onda in prima visione assoluta il 5 dicembre del 1985 su Italia 1. E’ probabilmente la parentesi più pruriginosa dei tanti lavori in coppia di Gigi e Andrea, per la presenza di Tinì Cansino, ex diva del Drive In; e di una Moana Pozzi ancora non vietata ai minori di 18 anni. Tutto il film è un continuo gioco vaudevilliano di porte che si aprono e chiudono, di uomini e donne (costantemente in mutandine e reggiseno) che entrano ed escono dalle stanze senza incontrarsi mai con i rispettivi consorti. Gigi funge da jolly e sarà l’unico ad approfittare di Tinì e Virginia, stremate dalle incessanti interruzioni dovute a ogni tipo di inconvenienti, nel tentativo di tradire reciprocamente i rispettivi mariti, interpretati da Gianni Ciardo e Andrea Roncato. Non il migliore lavoro della coppia con Sergio Martino, anzi, probabilmente il peggiore, e infatti dopo questo film la coppia si divide dal regista romano, sperimentando negli anni a venire qualcosa di diverso.

Diverso è in fondo il film corale per eccellenza degli anni ’80: campione di incassi della stagione 1986 e dotato di un cast “monstre”, ovvero I pompieri. Facciamo una premessa, sull’importanza della commedia corale degli anni ’80 , sottogenere della commedia cult all’italiana, che rese la generazione cinematografica di quel decennio, davvero immortale. Il genere del “cult anni ’80” infatti, non era solo basato sulle performance del singolo attore principale, ma era anche divertimento e gioco di squadra, o più che altro diventò gioco di squadra dalla metà degli anni ’80 in poi. Perchè questo? Perchè produttori e registi intrigati da sicuri guadagni pensarono bene di raggruppare più attori protagonisti in un’unica pellicola, un pò come successe negli anni ’60. E così i vari Jerry Calà, Christian De Sica, Massimo Boldi, Lino Banfi, Ezio Greggio, Teo Teocoli, Paolo Villaggio, Renato Pozzetto, Carlo Verdone, Enrico Montesano, Diego Abatantuono, ovviamente anche Gigi Sammarchi e Andrea Roncato, re della commedia brillante del decennio, vennero tutti ingaggiati per una serie di pellicole corali, di sicuro successo (soprattutto per le tasche dei produttori) e dal sano divertimento. E in questo humus culturale, che va inteso il film corale di Neri Parenti, come un capolavoro comico di enorme successo commerciale. I protagonisti sono Lino Banfi, Paolo Villaggio, Christian De Sica, Massimo Boldi, Andrea Roncato e Ricky Tognazzi, capitanati dal loro comandante Gigi Sammarchi. Un gruppo di comici affiatati, di talento, per una specie di risposta italiana alle Scuole di polizia americane targate Steve Guttenberg e Bubba Smith, che avevano avuto tanto successo in quegli anni. Comicità da caserma ma ben assortita, in cui ben si amalgamano Gigi e Andrea, i quali conserveranno sempre un gradito ricordo del lavoro sul set, insieme a tanti colleghi e amici. Quell’esperienza fu talmente piacevole che entrambi rimarranno delusi dal dover necessariamente rifiutare l’immediato seguito dal titolo Missione eroica- I pompieri 2, perché già impegnati sul set di un altro film coevo dal titolo Il lupo di mare.

I Pompieri (1985) - Streaming, Trailer, Trama, Cast, Citazioni

Un film, Il lupo di mare, che non è niente affatto male, girato quasi interamente su una nave da crociera, l’Orient Express. Nato da un soggetto, addirittura a firma Enrico Montesano, il film si sviluppa attorno alle figure di un cameriere stallone (Andrea) ed un maitrè (Gigi) che ha il compito di sorvegliarlo e tenere a bada i suoi bollenti spiriti ormonali. Dobbiamo dirlo, ci si diverte tanto, e nota positiva, la pellicola è libera da ogni tipo di inibizione, tant’è vero che i riferimenti al sesso (anche di gruppo) sono espliciti e ci vengono offerti tette e culi in abbondanza. Beato tra le donne, Andrea ne seduce quelle più inclini ad un’avventura senza legami e senza implicazione, cercando di non scontentare nessuna. Gigi invece si innamora, ricambiato, di una modella, ovvero Kara Donati, la più bella delle donne della nave. Andrea alla fine, convinto a mettere la testa a posto si innamora dell’unica ragazza che lo aveva davvero colpito, e che scoprirà essere la figlia del maitrè Gigi. Dopo tanti momenti trash e pruriginosi, il finale romantico-sentimentale dei due protagonisti è la parte più bella del film, arricchito da una atmosfera allegra e scanzonata, come nei migliori lavori della coppia. Curiosità: il fatto che Andrea abbia il proprio nome per la prima volta prima di Gigi, nei titoli di testa, ha dato vita ad alcune illazioni secondo il quale ci fu anche un querélè tra i due, ampiamente smentita dai protagonisti.

Il lupo di mare: Gigi contro Andrea

Il 1987 continua, con quel film d’autore che mancava alla coppia, per compiere un certo salto di qualità, almeno presso i critici, sempre, bisogna dirlo, in disaccordo con il pubblico. Parliamo di Tango blu, film corale del maestro Alberto Bevilacqua, trasognato, poetico con tante belle idee, ma parecchio bistrattato. Probabilmente, per stessa ammissione di Andrea Roncato, il film ha avuto problemi in fase di montaggio, perdendo quell’efficacia che gli attori sul set hanno potuto vivere in prima persona. Del film rimane comunque la presenza di un cast di altissimo livello qualitativo: Franco Franchi al suo ultimo film, in un ruolo non comico, ma a tutto tondo; e poi Maurizio Merli ex eroe di tanti polizieschi; la coppia composta da Gigi e Andrea; Leo Gullotta, personaggio misterioso dall’indole poetica; e infine due vecchie glorie come Valentina Cortese e Carlo Dapporto. Ma cos’è il Tango Blu del titolo? E’ un night club milanese, appena riaperto dopo decenni di chiusura, dove vengono invitati i quattro figli dei fondatori ormai tutti deceduti. I quattro protagonisti (Franchi, Sammarchi, Roncato e Merli) fanno subito amicizia, scorazzano per la città e traggono forza da questa unione per poter risolvere alcuni dei loro problemi privati: Andrea trova l’amore in una fragile ragazza ormai muta da anni; Franco Franchi riesce a ribellarsi all’ingombrante moglie e al suo tirannico datore di lavoro; Gigi (nel ruolo più bello), riesce a scoprire finalmente chi sia il suo vero papà; e infine Maurizio Merli, ispettore di polizia della Buoncostume non particolarmente brillante ed intuitivo riesce a consegnare alla giustizia il fantomatico Tango Blu, serial killer sui generis, ottenendo stima e rispetto dai suoi superiori. Una storia poetica e vagamente felliniana di quattro poveri diavoli, che riescono a emergere spalleggiandosi reciprocamente, capaci di donare al film uno stile intimista, surreale e lirico. Perché se il problema della pellicola è nel passaggio dalla carta allo schermo; almeno è salvato in pieno dai quattro protagonisti, ben felici di poter uscire dalle loro maschere e di poter interpretare un film d’autore, comunque meritevole e francamente a posteriori, da riscoprire.

Nell’estate di quel frenetico 1987, Gigi e Andrea tornano sulle spiagge della Romagna, a 5 anni di distanza dal successo di Acapulco. Lo fanno partecipando, distintamente al celeberrimo Rimini Rimini, film corale di ambientazione balneare, capace di sbancare al botteghino nel Natale di quello stesso anno. La pellicola è firmata Sergio Corbucci, che trae spunto tanto dalle commedie ad episodi balneari dei primi anni ’60, quanto dal quasi coevo Sapore di mare, di Carlo Vanzina. Il film si inserisce nel periodo d’oro della riviera romagnola rivitalizzata da un cast che sa sfruttare adeguatamente la vitalità quasi erotica dell’estate romagnola. C’è Serena Grandi con le poppe da fuori che seduce il pretore Paolo Villaggio, ovviamente in atteggiamenti “fantozziani”; c’è Jerry Calà, nel remake di uno degli episodi de La mia signora, con Alberto Sordi e Silvana Mangano; c’è Gigi nei panni di Max Ponchielli, frenetico romagnolo che cerca di sedurre una bellissima Eleonora Brigliadori, portandola (e portandoci) a visitare l’Italia in miniatura di Rimini; e infine c’è Andrea, nei panni di un prete, sedotto sul suo motoscafo, da un’avvenente suora Elvire Audray, in preda ad un’allergia da punture di meduse.

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Dopo questo film, la comune esperienza cinematografica termina qui, ma non l’accoppiata che continuerà in maniera indelebile tra teatro e televisione. Per la verità Andrea Roncato continua una splendida carriera cinematografica arricchendola di esperienze “alte” con Paolo Virzì e soprattutto con Pupi Avati; mentre Gigi continuerà a vivere le assi del palcoscenico con commedie interessanti come Toccata e fuga, di Derek Benfield, portata con successo al Teatro San Babila di Milano in varie edizioni. Insieme continuano comunque a realizzare prodotti molto riusciti, come il Tg delle vacanze, che portano nel preserale di Canale 5 nell’estate del 1992. Il programma, che era praticamente una versione estiva e leggera di Striscia la Notizia, vedeva la conduzione di Gigi e Andrea, insieme ad un’altra coppia di successo come Gaspare e Zuzzurro. Alla base della trasmissione c’erano i collegamenti con alcuni inviati nelle zone di vacanza che presentavano ironicamente i principali eventi in programma nella loro località. In talune occasioni gli stessi spettatori da casa potevano diventare protagonisti inviando il loro reportage nella redazione. Penetrante la sigla, Beach on the Beach, che diventò un vero e proprio tormentone. Il successo della trasmissione, divenuta un cult, è testimoniato anche dalle riproposizioni sui canali tematici di Mediaset, come Mediaset Extra e Italia 2. Curiosità: la regia era affidata a Fosco Gasperi, che aveva diretto con successo entrambe le stagioni di Don Tonino.

Prima di concludere, non possiamo non citare il teatro, con il delizioso Monolocale (1992), a detta anche dello stesso Andrea, uno dei “migliori lavori teatrali realizzati insieme”. Quello fu il debutto della coppia nel teatro di prosa, per un successo che li porterà in tournéè nei più prestigiosi teatri italiani, come il Parioli di Roma, dove debuttano, tra scroscianti applausi il 14 gennaio del 1992. Nato da un’idea di Maurizio Costanzo e diretto da Luciano Odorisio, Monolocale, dà modo a Gigi e Andrea di dimostrare le proprie qualità anche al di fuori dei generi classici toccati dalla coppia. interamente ambientata all’interno del monolocale dove Marcello (Andrea) arriva per un appuntamento inizialmente poco chiaro con Leo (Gigi). Questi tuttavia, in piena crisi esistenziale, pare averne dimenticato il motivo. Marcello spiega di esser lì per affittare l’appartamento, ma nelle seconda parte scopriamo invece che Leo l’aveva chiamato per sperimentare un giochetto a tre con la bella moglie Giulia (Lionello), in poche parole per vivacizzare un rapporto nel quale lei lo chiama cucciolo e dice di considerarlo ormai come un fratello. Entra con una camicetta cortissima e solo un paio di mutandine sotto, Giulia, ignara dell’accordo tra i due uomini è convinta che Marcello sia appunto lì per affittare il monolocale. Quest’ultimo sta al gioco e intanto la tensione tra la coppia di proprietari sale, facendoci capire come effettivamente le cose tra loro non stiano andando affatto bene. La commedia è strutturata posizionando sullo scacchiere Gigi e la Lionello (figlia di Alberto) come attori “seri” e Andrea a sparigliare le carte, ricalcando quello che è di fatto lo schema abituale utilizzato dai due comici nelle loro tante esperienze al cinema e in tv. Gea Lionello è però personaggio centrale e importante, s’impone non poco e recita fieramente prendendosi spesso la scena. Più controllati che al cinema, Gigi e Andrea recitano da attori valorizzando con la caratteristica spontaneità romagnola le non frequentissime gag e inventandone altre dal nulla solo variando toni ed espressioni.

MONOLOCALE

Una valida testimonianza della vitalità teatrale del duo, che si protrarrà fino ai giorni nostri, continuando a lavorare separati, ma concedendosi lunghe e applaudite parentesi insieme. I lavori da nominare sarebbero tantissimi, come ad esempio Il grande ritorno di Gigi e Andrea (2011); oppure Best of…(2013) o il più recente Che ci dò, che ci dò, che ci dò (2020), coinvolgenti show moderni, brillanti e dissacranti portati in giro per l’Italia con grande successo.

Gigi e Andrea, insieme, hanno anche vinto un Premio alla Carriera, per il loro impegno tra cabaret, televisione, cinema e teatro, ovvero quello conferito loro, nel 2002, dal prestigioso Festival Internazionale del Cabaret, che si tiene ogni anno a Martina Franca, in provincia di Taranto. Siccome questo è un saggio principalmente, ma non esclusivamente, dedicato al cinema, ci chiediamo: rivedremo mai Gigi e Andrea insieme al cinema? Gli stessi protagonisti non chiudono la porta a questa idea e sono possibilisti. In particolare Andrea, nell’intervista in appendice, ha dichiarato: “Un giorno si potrà fare anche, perché no, un nuovo film insieme dopo tanti anni. Ma va trovata l’idea giusta, un produttore che finanzi il film ed una storia bella ed interessante”.

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Domenico Palattella

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