Le coppie storiche del cinema italiano: Ave Ninchi e Aldo Fabrizi

Aldo Fabrizi e Ave Ninchi in "Papà diventa mamma" (1953) | Attori, Cinema

Tra le maggiori coppie del cinema italiano vanno senza dubbio nominati Ave Ninchi e Aldo Fabrizi, che negli anni d’oro del nostro cinema, furono tra gli attori più acclamati e celebrati.

Ave era un’attrice memorabile che non ha certo bisogno di presentazioni. Per la sua fisicità, ha rappresentato “la massaia”, “l’angelo del focolare” e come tale la sua figura è legata tanto al cinema quanto alla cucina, esattamente come il suo fraterno amico e collega Aldo Fabrizi. Infatti, quella del grande attore romano era una delle figure che Ave aveva più a cuore. Fu infatti la sua moglie cinematografica per eccellenza. Il bene che si volevano era enorme, condito da una stima e un affetto reciproci.

Avevano lavorato per la prima volta insieme nel 1947 sul set di Vivere in pace e da lì in poi Ave Ninchi diventò la sua consorte sul set: Emigrantes (1948), Guardie e ladri (1951), Parigi è sempre Parigi (1951), il trittico della Famiglia Passaguai (1951/53), I prepotenti (1958), Prepotenti più di prima (1959) e un episodio del film Gli italiani e le donne (1962). Ave, praticamente nata nel “teatro”: era cugina di Annibale e Carlo Ninchi ed esordì con loro a soli 5 anni in palcoscenico. Spigliata, arguta, di grande simpatia e comunicativa, l’attrice è stata una delle regine di quella commedia comica di moda negli anni ’50, affiancando spesso star acclamate come Totò e Nino Taranto, oltre al già citato Fabrizi. Ave era specializzata in ruoli di moglie, massaia e donna di casa dal cuore tenero, apparentemente burbera e gelosa, ma in fondo assai generosa. Dopo oltre 60 film interpretati, nel 1974 abbandona definitivamente il cinema, abbracciando il mezzo televisivo, d’altronde la sua immagine era talmente popolare e gradita al pubblico da travalicare il grande schermo ed entrare con confidente intimità nelle case di tutti gli italiani. In A tavola alle sette, programma RAI del 1975, Ave dispensa consigli culinari in coppia con il famoso chef Veronelli, conquistando larghe simpatie quale conduttrice sui generis, in un primo antesignano degli attuali programmi culinari, che pullulano nei palinsesti televisivi dei tempi odierni. La televisione fu dunque, una seconda giovinezza per una donna vera e per una fuoriclasse della commedia all’italiana, forse (purtroppo), mai capita fino in fondo, per il suo reale valore.

Ave Ninchi - Wikipedia

Il rapporto, fra i due fu davvero intenso, considerando anche la complessità del carattere del sommo commendator Fabrizi: capace di slanci di grandissima umanità, ma anche di incolmabili distanze, in ossequio alla fierezza dell’educazione di un uomo davvero d’altri tempi. Ad esempio, Fabrizi considerava l’amicizia un sentimento di profonda sacralità. La sua vita è stata in parte condizionata da questa sublime unione fra due esseri. Trovarla, viverla, alimentarla e, se necessario, cancellarla: quasi sempre è stato l’arco descritto dal sentimento per l’amico inteso come fratello. Fabrizi, ad esempio, sapendo delle difficoltà economiche dell’amico Macario, in seguito allo sfortunato flop di Io, Amleto(1952), in cui l’attore torinese aveva investito quasi tutti i suoi risparmi, gli offrì immediatamente il ruolo da co-protagonista nel film La famiglia Passaguai fa fortuna, secondo capitolo della sua fortunata serie cinematografica. Ma Fabrizi era anche capace di grandi allontanamenti e sonore antipatie. Ad esempio quella riguardo la figura, pur vicina a lui per un certo periodo, di Anna Magnani, il suo alter ego femminile, considerata beneficiaria di una fama immeritata.

Ma era un uomo ed un artista che ci vedeva lontano: sul set di Parigi è sempre Parigi(1951), mentre si trovava nella capitale francese con Franco Interlenghi, Paolo Panelli, Lucia Bosè, la stessa Ave Ninchi ed un giovanissimo Marcello Mastroianni, sentenziò in romanesco per quest’ultimo, quasi profetizzando: “Sto regazzo diventerà un grande attore”. Fabrizi non aveva molti amici, forse anche per via del suo carattere burbero, ma nascondeva di certo un cuore tutt’altro che di pietra. Era però, altresì, amatissimo dal pubblico, del quale lui amava l’emozione che, con l’applauso, gliene derivava. Il rapporto fra lui e il pubblico era di due specie differenti: quello con la platea anonima, quasi mai visibile per via delle luci accecanti, con la quale il contatto era soprattutto acustico, risolvendosi ed esaltandosi nell’assorbire, quasi trionfante il crescendo parossistico dei “bis!”, “bravo”; quello invece occasionale, spicciolo, faccia a faccia con la gente, che esige, che reclama, che implora o pretende un autografo, la battuta, la capacità immediata e improponibile di ricordare. Amava però la gentilezza ed il rispetto, anche dal suo pubblico: sapeva essere scortese con chi pretendeva ed infinitivamente generoso con chi chiedeva con garbo. Alla sua grande cucina-studio dove l’amore per il cibo, per la buona tavola, prendeva il sopravvento su quello d’attore, accedevano abitualmente pochi intimi. Le tavolate di Fabrizi, ad esempio sono ricordate con affetto da Renato Rascel, anche e soprattutto tra una pausa e l’altra del loro unico film insieme, Un militare e mezzo(1960). Rapporti sinceri che erano rinfocolati dalla frequentazione e da un rispetto reciproco, come quelle con Totò, con Peppino De Filippo, con Nino Taranto o per l’appunto con Ave Ninchi. Quest’ultima, come accennato sopra, sarà una delle sue poche vere amiche. Ad esempio sarà una delle poche a rendere omaggio a Fabrizi, in ospedale nel 1990, quando la fine era vicina. La stessa Ave, aveva un ottimo legame con Massimo Fabrizi, figlio di Aldo, che la chiamava amorevolmente “zia Ave”. La coppia Fabrizi- Ninchi fu davvero una delle più importanti degli anni ’50, talmente straordinaria, quasi da far credere a gran parte del pubblico che lo fossero anche nella realtà. E poi c’è la stessa testimonianza di Massimo Fabrizi: “Mio padre aveva un carattere molto complesso, perciò sono certo che, oltre alla stima e all’affetto che papà aveva per la Ninchi, c’era un profondo rispetto per questa donna che lo meritava tutto. Immagino che egli non abbia mai avuto occasione di alzare la voce, come invece gli capitava con altre attrici meno brave, ma soprattutto, meno stimate”.

Aldo Fabrizi - Wikipedia

Dieci film insieme, e in tutti Aldo e Ave sono marito e moglie. Dal 1947 di Vivere in pace al 1962 del film Gli italiani e le donne, il cinema e la società erano profondamente mutati. Con il primo film, delizioso capolavoro neorealista, firmato Luigi Zampa, la coppia si esprime nel registro drammatico, ancora lontana dagli squarci comico-brillanti degli anni ’50. Vivere in pace ebbe un successo clamoroso, una risonanza quasi paragonabile, a quella, cinquant’anni più tardi, de La vita è bella di Roberto Benigni. Citiamo il film di Benigni, proprio perché del Neorealismo Zampa scelse di mantenere solo alcuni tratti in superficie. Il film non conserva infatti nè la durezza, nè il tono sconsolato, nè tanto meno la volontà di indagine sociale o di affresco storico. Il piccolo miracolo che avviene nella fattoria di Zio Tigna (Aldo Fabrizi) e della moglie Corinna (Ave Ninchi), in cui un nero, all’alba della Liberazione, fraternizza con un tedesco, rasenta la fiaba, corretta ed elevata da un finale per nulla “happy” che conferma, per certi versi, gli stereotipi smentiti fino a quel momento. Il nostro protagonista, esattamente come il Guido Orefice de La vita è bella, viene ucciso dai nazisti qualche attimo prima che giungano gli americani. Vivere in pace, con il suo commovente e struggente finale, è stato uno dei film italiani più amati del dopoguerra. Il motivo di questo immenso successo sta tutto in una certa leggerezza del tocco, nella freschezza dei dialoghi e in una sottile ironia della messa in scena, che spianerà la strada alla commedia all’italiana. Un film precursore dei tempi, che ottenne numerosi premi nazionali e internazionali, tra cui il Premio alla miglior sceneggiatura, alla quale partecipa anche Aldo Fabrizi, al Festival di Locarno; il Nastro d’argento alla miglior attrice per Ave Ninchi; e il Premio come miglior film straniero al New York Film Critics. Ma quel che rimane del film, in particolare, è questo affiatamento innato tra Aldo Fabrizi e Ave Ninchi, i quali pur conoscendosi da qualche anno, instaurano un rapporto personale e professionale, che sfocerà in una lunga e duratura collaborazione.

Recensione su Vivere in pace (1947) di mck | FilmTV.it

L’anno dopo Fabrizi debutta dietro la macchina da presa con Emigrantes, un film coraggioso su un argomento ancora “caldo”, ovvero l’emigrazione italiana in Sud America. In compagnia della fida Ave Ninchi, Fabrizi tratteggia una storia di emigrazione in bilico tra il riso e il pianto, prediligendo e affinando il proprio stile, nella sua consueta commistione di allegria e tragedia, di squarci comici e attimi incredibilmente drammatici, cifra stilistica di quello che sarà il cinema dell’attore romano. La chiave, quindi, per godere del cinema di Aldo Fabrizi è quella della perfetta commistione tra commedia e melodramma, capace come nessun altro di passare con grande scioltezza dalla risata alla commozione, dimostrando di essere un talento unico nel panorama del cinema italiano. E tutta l’essenza del cinema di Fabrizi, è perfettamente riassunta in questa definizione che dimostra più che mai, il suo incredibile talento e il suo essere attore completo e poliedrico, oltre che regista e sceneggiatore di talento. E al suo fianco nessuna è perfetta come Ave Ninchi, capacissima di passare dal registro comico a quello drammatico e viceversa, nel giro di una sola battuta.

Film stasera sulla tv in chiaro: EMIGRANTES (giov. 27 marzo 2014) | Nuovo  Cinema Locatelli

Arrivano gli anni ’50 e le tristezze della guerra sono sostituite con una ventata di ottimismo e di voglia di fare. Spinti da questa ripresa sociale, anche il cinema si adegua ai tempi. Il pubblico chiede divertimento, intrattenimento, spensieratezza. Ha già sofferto troppo e ora dal cinema chiede svago. E ancora una volta la coppia Fabrizi-Ninchi risponde immediatamente alle richieste del pubblico. Ciò dimostra la grandissima intelligenza, soprattutto di un attore come Fabrizi, nel capire i gusti del pubblico e nell’influenzare l’evolversi del cinematografo verso nuovi temi. Nei primi anni ’50, dà inizio alla fiorente stagione umoristica-brillante della commedia all’italiana. Lo fa con tre pellicole, rimaste di diritto nella storia del cinema comico nazionale. Questo storico momento ha una datazione ben precisa: marzo 1951. Fabrizi assiste alla prima assoluta del film dell’amico e regista Luciano Emmer Domenica d’agosto(1950), peraltro curiosamente proprio con Ave Ninchi tra i protagonisti. Un film semplice, che descrive una domenica al mare di una famiglia italiana. Gli balena in mente un’idea curiosa, la quale risulterà poi essere, dati i risultati, una vera e propria miniera di diamanti. L’idea fu di trarre una scatenata commedia di costume, dai racconti del celebre umorista Anton Germano Rossi, e più precisamente dalla sua commedia Cabina 27. Così nacque La famiglia Passaguai(1951), che è la terza fra le nove regie cinematografiche firmate da Aldo Fabrizi, nonchè la prima baciata da un autentico consenso. L’attore romano, al vertice della fama, moltiplica i propri ruoli e ottiene uno straordinario successo di pubblico. Nel quadruplo ruolo di regista, attore, co-sceneggiatore e produttore- per la sua “Alfa film XXXVII”, Fabrizi è affiancato da un cast strepitoso e da una squadra di tecnici di grande qualità, a cominciare da Mario Bava alla fotografia. Fabrizi dirige se stesso e i suoi attori con la maestria del grande capocomico, riservando il ruolo speciale dell’ingombrante moglie, alla colossale Ave Ninchi, vera co-protagonista della serie. I loro duetti, le loro litigate e il loro affiatamento, rendono godibilissima ed efficace ogni scena e certificano il successo dell’intera serie. Riusciti anche i duetti con Peppino De Filippo e Carlo Delle Piane, che lasciano il segno nell’economia calibratissima del racconto e delle gag. La famiglia Passaguai mischia slapstick e commedia degli equivoci, costume e avanspettacolo, neorealismo e commedia all’italiana, umorismo ed eleganza. Roboante, a tratti delicato, animato da un umorismo puntuale e inestinguibile, il film è una delle più grandi commedie italiane di tutti i tempi. Una scatenata commedia di costume e degli equivoci dove Fabrizi ironizza sui comportamenti di una piccola borghesia che si confronta a fatica con i primi segni del benessere. Utilizzando l’esilissima trama come un vero e proprio canovaccio su cui innestare invenzioni e trovate, Fabrizi fonde gli elementi caratteristici della sua comicità (il tipo romano pacioso e un pò tonto, bistrattato da tutti, a cominciare dall’ingombrantissima moglie) in una struttura che alterna elementi addirittura slapstick- le ripetute gag con l’anguria, l’esilarante trovata del volto deformato dal peso della moglie- a situazioni più tradizionali, derivate dall’avanspettacolo o dal teatro boulevardier, ottenendo effetti comici spesso irresistibili. 

La famiglia Passaguai” di Aldo Fabrizi, tra leggiadria e slapstick |  Cinefilia Ritrovata | Il giornale della passione per il Cinema

I consensi ottenuti spinsero Fabrizi a dirigere addirittura due sequel: La famiglia Passaguai fa fortuna(1952) Papà diventa mamma(1953). Ad appena un anno di distanza dal successo de La famiglia Passaguai, infatti, Aldo Fabrizi recupera i personaggi creati dal commediografo Anton Germano Rossi. Per rendere al meglio le atmosfere di questa piccolissima Italia che ancora avverte l’odore acre della guerra appena lasciata alle spalle, ma già si avvia traballante verso le tentazioni del boom economico, l’attore romano sceglie di farsi aiutare da uno sceneggiatore di comprovata esperienza come Ruggero Maccari e da un giovanissimo di belle speranze che si chiama Ettore Scola e che scriverà pagine importanti per la storia del cinema italiano dei decenni a venire. Quindi, il capitolo due della fortunata serie della famiglia Passaguai, viene chiamato La famiglia Passaguai fa fortuna. A far da innesco per questo secondo film, un’autentica coppia che scoppia. Da un lato il “fisico” di Fabrizi, dall’altro la lunarità marxiana e intangibile del leggendario Macario. I due si mangiano il film come Chaplin e Buster Keaton nel finale di Luci della ribalta, a colpi di pianoforte e violini segati a mezzo. Fabrizi, quindi, si riserva ancora una volta la regia e chiama come spalla (in realtà è un co-protagonista a tutti gli effetti) Macario a sostituire il Peppino De Filippo della storia precedente (entrambi suoi grandi amici).  Accanto ai due, come sempre la verve indomabile di Ave Ninchi, che continua a vessare continuamente il marito per qualunque cosa. Ave è sempre la moglie petulante, un pò pesante, gelosa fino all’inverosimile, che non fa mai passare nulla al marito; mentre Fabrizi agisce di rimessa, assecondandola solo sulla carta, giusto per tenerla buona, consapevole che in fondo non fa nulla di male.

La Famiglia Passaguai Fa Fortuna, cast e trama film - Super Guida TV

Il secondo film della serie registra, comunque, un lieve calo di incassi rispetto al primo, ma ancora più che soddisfacenti e più che sufficienti per convincere Aldo Fabrizi a girare, quasi immediatamente il terzo capitolo della saga. Dopo aver incassato elogi da ogni dove per le avventure della famiglia Passaguai, Fabrizi non restò con le mani in mano. Del resto non era il suo stile. Durante gli anni ’50, Aldo Fabrizi era infatti quanto di più vicino al re di Roma ci si potesse immaginare, e si mise subito al lavoro per il terzo capitolo della saga, quello del suo massimo capolavoro nel genere umoristico: Papà diventa mamma. La trilogia si conclude, quindi, con il film più surreale e scatenato, sceneggiato dallo stesso Fabrizi con Ruggero Maccari e Mario Amendola, da un soggetto di Piero Tellini: se il meccanismo narrativo è evidentemente ripetitivo- Fabrizi in pose femminili che scimmiotta i difetti delle donne- le invenzioni e soprattutto la straordinaria misura recitativa sono la prova del grandissimo talento dell’attore-regista, capace di utilizzare al meglio uno dei luoghi canonici dell’avanspettacolo (il travestitismo) senza mai cadere nella volgarità o nel luogo comune. Assolutamente irresistibile e da antologia la sua apparizione in camicia da notte e cuffietta o la scena del bucato, con Fabrizi in zoccoli che canta “Non c’è trippa pe’ gatti” e naturalmente litiga con le altre donne del caseggiato. Ma se Fabrizi è al massimo della sua verve comica, non gli è da meno Ave Ninchi, in un film dove i duetti e simpatici litigi familiari, diventano ancora più divertenti. Se far piangere è difficile, diceva Peppino De Filippo, far ridere con gusto il pubblico è ancora più difficile. Lo script della pellicola infatti, brilla per rotondità e ritmo, e la messa in scena mette in perfetto risalto i contributi dei singoli attori, con un equilibrio comico invidiabile. Il film confermò gli ottimi incassi dei lavori precedenti, dando all’autore/attore romano, tante soddisfazioni. Fabrizi sfruttò, quindi al massimo la propria fisicità abbondante e verace, e fece di Papà diventa mamma un film in clamoroso anticipo sui tempi, e che resta ancora oggi assolutamente ineguagliato. Infatti anche la sceneggiatura, in questo caso, era davvero perfetta nella sua straordinaria capacità di inventiva e nella sua attenta e precisa pregnanza sociologica. Grazie, poi a questa inventiva diabolica per ciò che concerne le singole situazioni, il film diventerà uno dei più citati e scopiazzati- anche involontariamente- della storia del cinema, da quello americano a quello italiano.

Papà diventa mamma 1952 Aldo Fabrizi Ave Ninchi - YouTube

Il loro sodalizio continua anche al di là della trilogia della Famiglia Passaguai. Sempre nel 1951, i due attori avevano preso parte al film corale di Luciano Emmer dal titolo Parigi è sempre Parigi. La storia di una comitiva di italiani a Parigi per una partita di calcio della nazionale, che si abbandona alle bellezze della capitale francese, con provinciale ardore. Un cast di grande classe, capitanati da Aldo Fabrizi e Ave Ninchi, ovviamente marito e moglie, ma anche genitori di una lucente Lucia Bosè, fidanzata con un ancora acerbo, ma già talentuoso Marcello Mastroianni. Il film non è altro che un candido racconto di piccole avventure di gente modesta, con alcune osservazioni sull’insorgente turismo di massa (la fulminea visita al Louvre, il tour in autobus) e il provincialismo degli italiani all’estero davvero ben centrate. Ottimo anche la parte documentaristica riservata alla vita dei locali notturni e ai loro numeri, d’altronde il regista Emmer, era anche un documentarista. Ave Ninchi è ancora moglie di Aldo Fabrizi nel film Guardie e ladri, strepitoso assolo a due, di Totò e di Fabrizi stesso. Il film di Steno e Monicelli dipinge un amabile spaccato di un’Italia ancora da ricostruire e che si arrangia come può, servendosi delle gesta di Totò e Aldo Fabrizi, attori paragonabili a due miti viventi e grandi amici anche nella vita. Del film ne parleremo più approfonditamente nel capitolo* dedicato all’accoppiata tra Totò e Fabrizi, esattamente come faremo nel **capitolo dedicato alla coppia Nino Taranto-Aldo Fabrizi, per il dittico dei Prepotenti (I prepotenti e Prepotenti più di prima– 1958/59). Schermaglie divertenti tra due capofamiglia sull’asse Roma-Napoli, con annesso sposalizio e innamoramento dei due figli. Protagonisti Nino Taranto e Aldo Fabrizi, con Ave Ninchi, ovviamente, moglie del secondo.

Prepotenti più di prima - Wikipedia

Il sodalizio cinematografico tra Fabrizi e la Ninchi si conclude nel 1962, in un’Italia profondamente diversa da quella di quindici anni prima. Siamo negli spensierati anni ’60, il decennio d’oro per eccellenza del nostro cinema, nonché quello del boom economico. Per quantità di film prodotti, vivacità creativa, reciproche influenze con altre cinematografie forti, il nostro cinema diventa il più popolare del mondo. Nel nugolo di generi, di mode, di attori e di attrici che calcano i set di Cinecittà e il jet-set della vita mondana di Via Veneto, si sviluppa il film ad episodi, che gioca un ruolo decisivo nella splendente commedia all’italiana. Aldo Fabrizi e Ave Ninchi prendono parte a questo prolifico sottogenere di successo, sia da soli che in coppia. Tornano infatti insieme, con un episodio spassosissimo del film corale Gli italiani e le donne, dal titolo Chi la fa, l’aspetti. Simpatica e sciolta pellicola che prende in giro il gallismo italico alle prese con l’amore, le donne, millantati o presunti tradimenti e il sesso in una accezione da oratorio. SI badi bene, il film è pulito e garbato, in linea con la comicità dei primi anni ’60. Non è scollacciato, nè sboccato, nè tantomeno volgare. E’ un racconto corale, a tratti pruriginoso sorretto da alcune coppie affiatate, come i nostri Fabrizi e Ninchi; oppure come Raimondo Vianello e Sandra Mondaini, freschi sposi.

Insomma, per concludere, i film di Aldo Fabrizi e Ave Ninchi insieme, sono ancora oggi studiati nelle scuole di critica cinematografica o di recitazione, per la pulizia scenica, per l’assoluta naturalezza delle loro recitazioni e per un affiatamento che mal cela un rapporto sviluppatosi sempre al di là del semplice impegno lavorativo.

Domenico Palattella

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