Il Cinema del futuro nelle innovazione del passato (prima parte) (saggio pubblicato sul mensile “Smart Marketing”, il 31/01/2022)

In tutti i campi e in tutti i settori, la tecnologia è servita per svecchiare, per innovare e per portare verso il futuro il mondo. Pensate ai primi pesantissimi televisori in bianco e nero, con un solo canale; oppure ai primi “enormi” telefonini. Insomma, lo sviluppo tecnologico è essenziale per dare un futuro alle nostre invenzioni.

Anche il Cinema, nel corso della sua storia quasi centotrentennale ha subito tantissime trasformazioni ed innovazioni che l’hanno trascinata verso il futuro. Perché poi senza una rivoluzione tecnologica, senza una capacità di evolversi, tutto è destinato a scomparire. Queste parole le aveva già teorizzate con successo il filosofo francese Antoine- Laurent Lavoisier, vissuto nella metà del 1700, in epoca pre-industriale e quindi pre-tecnologica, con la sua celeberrima affermazione: “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”. Anche la stessa società, subisce mille trasformazioni, soltanto nel corso di pochi anni, per cui anche il cinema per poter sopravvivere, ha dovuto trasformarsi.

Parliamo di trasformazioni di carattere tecnico, necessari alla sua evoluzione, non dei vari generi che si sono susseguiti che hanno portato qua e là ad apprezzare la commedia, il film d’autore, il thriller o altri innumerevoli generi e sottogeneri. Già prima della sua nascita, pensate, il cinematografo aveva subito la prima storica innovazione. Nel 1891, Thomas A. Edison, con la collaborazione di William L. Dickson, inventa il Kinetosocopio, il più stretto parente del Cinematografo. Il Kinetoscopio, a differenza del Cinematografo, brevettato dai fratelli Lumière, titolari di un’importante industria di articoli fotografici di Lione, consentiva la visione di un brevissimo film solo a uno spettatore per volta: questi, dopo avere introdotto una moneta, si chinava sull’apparecchio e attraverso un apposito oculare vedeva al suo interno, in scala molto ridotta, le immagini in movimento. Il cinematografo Lumière invece prevedeva una visione collettiva tramite la proiezione delle immagini su grande schermo.

Gli spettacoli di Kinetoscopio, pur giungendo in Italia e nel resto dell’Europa prima del cinematografo Lumière (si presume a partire dalla primavera del 1895) vanno incontro a un rapido declino, proprio in virtù dell’approccio “collettivo” che il Cinematografo Lumière portava con sè. Certo, voi leggendo, potete pensare, che con l’ausilio dei moderni televisori, dei lettori dvd, delle piattaforme e dei supporti USB, possiamo tutti goderci un bel film da soli, non è dunque un ritorno al Kinetoscopio di Thomas Edison; o ancora meglio un ibrido tra le due invenzioni?

Possiamo però sfatare un falso mito. Con l’invenzione del Kinetoscopio, è Thomas Edison il vero inventore delle immagini in movimento; i fratelli Lumiérè sono invece degli innovatori, ovvero sono gli inventori del Cinematografo, inteso come visione collettiva di immagini in movimento.

Il Kinetoscopio di Thomas Edison.

E’ indubbio, che a questi progressi, ne susseguirono altri, perché poi al di là del comprensibile stupore iniziale, da parte dello spettatore, in poco tempo il Cinematografo stava iniziando a perdere colpi. Già dal 1898, prese in mano la situazione un genio come Georges Meliés. Primo regista della storia del cinema, inventore del montaggio, del movimento della macchina da presa e degli effetti speciali, la sua figura nei primordi del cinema, supera quasi, come importanza quella dei fratelli Lumiére. I suoi primi film imitavano quelli dei Lumière, ma presto trovò un proprio stile, trasferendo nel cinema i trucchi del suo mestiere, ovvero quello del prestigiatore, filmando rappresentazioni di spettacoli d’intrattenimento. Nel film Escamotage d’une dame chez Robert-Houdin si vede per la prima volta un trucco possibile solo con la macchina da presa, cioè una donna che nascosta sotto un telo viene fatta sparire, interrompendo la ripresa, facendola uscire di scena e riprendendo a filmare come se non ci fosse stato nessun intervallo: si tratta del più antico esempio di montaggio nel cinema (1896).

Venne poi, la rivoluzione cinematografica più importante della sua storia, quella del passaggio dal Muto al Sonoro. Se oggi può sembrare una evoluzione naturale, prevedibile e necessaria, fu però ampiamente osteggiata dall’industria del “muto”, profondamente preoccupata dall’imprevedibile reazione del pubblico quanto degli altissimi costi da affrontare per adeguarsi a questa novità. Può sembrare molto strano, ma del “sonoro”, si inizia a parlarne addirittura negli anni a cavallo tra il XIX e il XX secolo. Ci vollero poi ben ventisette anni per poter abbattere questo muro ostile. Addirittura alcuni teorici e registi, ritenevano la possibilità di introdurre il sonoro, come una contaminazione ed un’offesa al cinematografo, considerata arte muta per eccellenza.

Georges Meliés

Però, dato che il progresso non può fermarsi, col passare degli anni le “spinte” verso il sonoro diventarono sempre più forti, così come si moltiplicarono le sperimentazioni. Già nel 1924, l’AT&T (American Telephone & Telegraph) aveva investito enormi capitali, mettendo a punto un sistema di sonorizzazione del film su dischi sincronizzati dello Vitaphone, basato sulla registrazione ottica del suono. Nel 1926 la Warner Bros, storica casa hollywoodiana, all’epoca sull’orlo del fallimento, nell’estremo tentativo di salvarsi, firma un accordo con l’AT&T, producendo il film Don Juan, il primo film sonorizzato, ma si badi bene, non sonoro della storia del cinema. Non ancora parlato, ma accompagnato da un commento musicale eseguito dal vivo. Il film è diretto dallo stesso Alan Crosland, che darà l’avvio, l’anno successivo, alla gloriosa stagione del “sonoro”, con Il cantante di Jazz, considerato il primo film parlato della storia del cinema. In realtà si tratta di un film muto, con protagonista l’attore afro-americano Al Jonson, che però include pochi minuti di dialogo e alcune canzoni cantate dallo stesso protagonista, sufficienti a cambiare per sempre il cinematografo. Proiettato in anteprima mondiale al Warner Theatre di Broadway, ottiene uno strepitoso successo mondiale. Il cinema muto, che si avvale del linguaggio universale della pantomima, verrà dunque, presto accantonato.

Tutto cambia con l’avvento del sonoro. Cambia la velocità di ripresa: si passa da 16 fotogrammi al secondo a 24. Cambia l’organizzazione complessiva della case di produzione: si riorganizzano i criteri e i metodi della produzione sulla base delle nuove attrezzature e dei nuovi costi. Nasce anche il doppiaggio, invenzione necessaria per far si che il cinema sonoro diventi arte universale. Le parole originali, pronunciate dai personaggi sullo schermo vengono sostituite, da quelle del doppiaggio, fatte in modo tale che si adattino al meglio al movimento delle labbra degli attori che li interpretano. Il doppiaggio nacque, dopo i primi fallimentari tentativi, di costringere i vari attori nel recitare, lo stesso film, in più lingue diverse. Abbiamo ad esempio, cortometraggi di Stanlio & Ollio, recitati in spagnolo, in francese e addirittura in italiano (in quest’ultima lingua dovrebbero essere sopravvissute, soltanto due comiche, recitate dai due attori con la loro voce originale). Il risultato, per tutti, fu un’accozzaglia tremenda, con accenti, quasi incomprensibili agli spettatori, per cui serviva una vera invenzione, che non tardò ad arrivare, nei primi anni ’30.

L’altra rivoluzione tecnica, di assoluta valenza internazionale, sarà l’avvento del colore, sulla quale, per la verità, probabilmente non basterebbero poche righe; quel che è certo, è che lo tratteremo nella prossima puntata.

Domenico Palattella

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