Le coppie storiche del cinema italiano: Edwige Fenech e Renzo Montagnani

Renzo Montagnani, Edwige Fenech: "Ha sofferto, era un orso buono.  Nonostante il dolore per il figlio con lui si rideva sempre" - Noi degli  80-90

Eccoci ad una delle coppie del cinema italiano, più popolari e più meritevoli di riconsiderazione. Siamo in quello straordinario periodo storico che, tra gli anni ’70 e i primi anni ’80 aveva unito le gesta di due attori destinati a fare la storia della commedia sexy, branca pruriginosa della commedia all’italiana, oggi ampiamente rivalutata. Parliamo di Edwige Fenech e Renzo Montagnani, che a partire dal loro primo incontro, sul set de Il vizio di famiglia (1975), divennero una delle coppie cinematografiche più amate del periodo.

Edwige, dotata di una bellezza immediata, mediterranea, sconvolgente, nata da padre maltese e madre siciliana, viene scoperta dal regista Mariano Laurenti, che utilizzandola nei suoi film con la celebre coppia composta da Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, la lancia nel cinematografo. Renzo Montagnani era invece un attore completo, anzi un grandissimo attore, uno dei più grandi del panorama cinematografico nazionale. Proveniva dal teatro “impegnato” recitando testi di Shakespeare, come La dodicesima notte, o di Svevo come La coscienza di Zeno, o ancora testi di grande impatto storico ed emotivo come Il crogiuolo, del celebre scrittore americano Arthur Miller.

La sua figura rimane indelebilmente legata alla commedia sexy,  ma il “nostro” ha avuto anche le tanto meritate esperienze nel cinema “impegnato” dalle quali è uscito ampiamente vincitore, grazie al suo poliedrico talento, in grado di spaziare parimente in tutti i generi e in tutti i registri interpretativi. Montagnani, era anche amatissimo dal pubblico, da quel pubblico che ha fin da subito intuito che dietro la bonaria figura del libertino, imbranato e pasticcione si celavano doti umane soppresse, anzi compresse all’interno della beffarda fisionomia dell’italiota gaudente, con ruoli grotteschi di commendatori, militari, nobili decaduti tutti diversi tra loro ma accomunati da una tessitura fatta di pressapocaggine, cialtronaggine, pavidità, opportunismo, facendo trasparire bonarietà, arguzia, umanità che erano le doti migliori di Renzo. Senza alcun dubbio, anche in seguito alla rivalutazione che la commedia sexy ha ricevuto negli ultimi decenni, rimane un attore completo, uno dei migliori del panorama cinematografico nostrano. Si sa, un vero attore deve saper fare tutto: ruoli comici, drammatici, deve riuscire a far ridere se sta interpretando una commedia, deve far commuovere se la parte in questione lo richiede. Renzo Montagnani da questo punto di vista è stato tra gli attori più poliedrici, la sua carriera ha ricoperto tutti gli spazi disponibili nel firmamento dello spettacolo.

La moglie vergine - Wikipedia

Ora, va sfatato un tabù, quello dell’effettiva validità storico-sociologica della tanto bistrattata commedia sexy all’italiana. Tale genere ha una derivazione ben più “alta” di quella cui la superficialità e l’ignoranza portano a pensarla. La vecchia commedia italiana, quella per intenderci, degli anni ’50 e ’60, era diventata di colpo vecchia, figlia di una società profondamente diversa da quella post-sessantottina. Nacque così un modo tutto nuovo di raccontare vizi e virtù del nostro Paese. Proprio in quella metà degli anni ’70 la commedia nostrana si andava trasformando: se fino a qualche anno prima ogni film leggero era spensierato fino alla fine ora invece questo è connotato il più delle volte da punte di malinconia che sovente sfiorano l’amarezza. Non c’è da stupirsi quindi che lo spettatore medio italiano se vuol ritrovare la leggerezza dei film di un tempo debba scegliere di andare a vedere pellicole non proprio in linea con i principi morali della società bacchettona dell’epoca. La commedia sexy, nasce dunque come naturale evoluzione della liberalizzazione sessuale e del linguaggio, che era avvenuto in Europa e di riflesso anche in Italia, e si afferma come una costola del vecchio avanspettacolo, assorbito dalla televisione, e ormai morente. Non a caso le centinaia di film che ne avrebbero fatto parte nascono tutti per ingannare il tempo, caratterizzati da innumerevoli doppi sensi e improvvisazione a volontà da parte degli attori. Il genere sexy diventa degno erede della ridente commedia all’italiana del tempo che fu. “Il cinema di chiappa e spada”, come amerà sempre definirlo Renzo Montagnani, dona agli italiani quella spensieratezza di cui hanno tanto bisogno in quei cupi anni di piombo. Esso cambia il modo di vivere di un intero popolo: placa le pulsioni adolescenziali dei diciottenni che si danno appuntamento per vedere il seno scoperto della Fenech o i glutei su grande schermo della Bouchet e della Cassini; rinnova il modo di vivere degli italiani nelle loro stesse case, i quali prendendo a modello le sexy-pellicole impiantano docce disinibite al posto delle morigerate vasche da bagno. Insomma, una vera e propria rivoluzione sessuale, imposta da un certo tipo di cinema, destinato a fare “sociologia”. C’è poi un altro motivo per cui, la commedia sexy rimane uno dei periodi fondamentali del nostro cinema, ovvero gli incassi, tanto alti, che è proprio grazie a questo se il cinema italiano sarebbe poi riuscito a tenersi a galla per tutti gli anni a venire: il mercato cinematografico americano aveva cominciato sempre di più a dettar legge, diventando il solo modello da seguire per fare film. Non tutti i produttori italiani sono però disposti a piegarsi così remissivamente per cui cominciano a investire su pellicole scherzose e smaliziate che intendono conquistare i cuori di quel pubblico stanco di sorbirsi i sempre più numerosi film impegnati. Lo stesso Renzo, nel corso di un’intervista aveva lodato gli autori impegnati in questo genere di successo:

“E’ bene che si sappia che i realizzatori di questi film tanto deprecati, ma più innocenti di tanti altri mascherati dall’impegno culturale, non sono registucoli: sono mostri dello spettacolo. Solo con la perfezione tecnica si riesce a produrre un film in tre settimane. Sono geni che esistono solo in Italia. Il cinema italiano deve a loro la sua sopravvivenza in un periodo di forte crisi del settore e del Paese”.

IL VIZIO DI FAMIGLIA" MOVIE POSTER - "IL VIZIO DI FAMIGLIA" MOVIE POSTER

Renzo. rendendosi quindi conto dell’immediato successo di queste pellicole e i notevoli guadagni che riscuotevano gli attori che le interpretavano, decide, soprattutto a causa delle ingenti spese che lui e la moglie Eileen erano chiamati ad affrontare per il figlio Daniele gravemente malato fin dalla nascita, di intraprendere questa rischiosa avventura. Edwige invece ci approda perché aveva interpretato alcuni prodromi del genere, come Quel gran pezzo dell’Ubalda, tutta nuda e tutta calda oppure Giovannona Coscialunga disonorata con onore, che l’avevano affermata come icona sexy di quegli anni, grazie ad un corpo dalle forme procaci e a una forte carica seduttiva e provocante. E’ ovvio quindi, che i due attori furono destinati ad incontrarsi. Il primo felice incontro di un’accoppiata destinata a fare la storia del genere, avvenne sul set de Il vizio di famiglia, nel 1975, con quello che è probabilmente il capostipite assoluto della commedia sexy, quello che delinea i tratti comuni del genere: il canovaccio narrativo segue un percorso dove le donne sono belle, disinibite e pronte a far sfoggio delle proprie grazie non lesinando parsimonia; mentre gli attori brillanti di turno, fra frizzi e lazzi donano brio comico alla pellicola. Altro elemento abbastanza comune è l’anziano benestante non in perfetta salute, del quale parenti vicini e lontani si ricordano solo per essere menzionati nel testamento. Da questo film, terzo incasso della stagione, il genere prende il sopravvento con tanti derivati, più o meno interessanti. Rimane dunque un lavoro socialmente importante, perché destinato ad aprire una strada, ovvero quella della contaminazione tra l’elemento soft-hot e la commedia brillante. Lo stesso Montagnani, attore top del genere, ben più talentuoso e importante del genere stesso, non ha mai rinnegato tali film. Anzi, ebbe modo, nel corso di una intervista televisiva, di apprezzare tale genere: “Scoprire di poter far soldi facendo ridere la gente, è stata una sorpresa anche per me! E non rinnego niente: del mio lavoro mi piace proprio il mio lavoro. Un giorno chiesi al mio agente il rendiconto di sette film del genere che avevo interpretato e mi sentii rispondere che avevo 35 milioni banca. Perché non avrei dovuto continuare su quella strada?”.

La moglie in vacanza... l'amante in città - Renzo Montagnani, Lino Banfi e  Edwige Fenech - 2° Tempo - Video Dailymotion

Renzo ed Edwige legarono fin da subito, si vociferò anche di un loro flirt, sempre smentito da entrambi. Renzo era infatti sposato con la ballerina inglese Eileen Jarvis, mentre all’epoca Edwige era legata sentimentalmente al produttore Luciano Martino. Quel che è certo, è che Edwige e Renzo instaurarono tra loro un rapporto amicale, fraterno, affettuoso, unico, esattamente come quello che univa Mastroianni alla Loren: un rapporto che andava al di là dell’amicizia, senza travalicare però la sfera sentimentale. Sappiamo comunque per certo che Renzo stesso stravedeva per Edwige, esattamente quanto lei. Il tutto poi è ampiamente testimoniato dalla stessa Edwige, che anche dopo la morte di Renzo, avvenuta nel 1997, lo ha sempre ricordato con grande affetto:

Ogni volta che chiedevo al produttore o al regista chi sarebbe stato il mio partner sul set e mi rispondevano Renzo, mi sentivo molto più a mio agio, un vero gentiluomo. Poi le sue battute, mi dovevo sempre rifare il trucco per il troppo ridere. Gli volevo molto bene, era un uomo di estrema sensibilità. Era capace di piangere o di commuoversi per i gesti di affetto nei suoi confronti. Voleva molto bene a mio figlio, che allora era piccolo. Lo trattava da grande, come fosse un suo amico. Renzo aveva un fondo di tristezza. Amava enormemente Daniele. Mi parlò della situazione di suo figlio, ma lo faceva poco, con grande sofferenza e facendo forza alla sua discrezione. Sentivo che per lui era una cosa terribile. Era un padre pieno di amore e di dolore. Renzo era un orso buono. E nonostante il suo fardello di dolore, aveva sempre un’allegria contagiosa”.

Renzo ed Edwige lavoreranno insieme in otto pellicole, fino al 1981, quando il primo sta per diventare il celebre Guido Necchi delle avventure di Amici miei, e la seconda accetta le avancès della televisione, arrivando a condurre il Festival di Sanremo nel 1991. In mezzo però, tanti film popolari, come La moglie vergine (1975) e La moglie in vacanza, l’amante in città (1980), che insieme al già citato Vizio di famiglia, rimangono i loro lavori di coppia più performanti. In particolare La moglie in vacanza, l’amante in città si issa come una delle ultime commedie sexy di Montagnani, prima della svolta “impegnata” dettata anche da un certo calo dei consensi del genere e da un mutamento dei gusti dello stesso pubblico. Diretta da Sergio Martino e e girato tra Parma e Courmayeur nel mese di febbraio, il film vede impegnati, per la prima e unica volta insieme, tutti i massimi specialisti del genere: Renzo Montagnani, Edwige Fenech, Lino Banfi e Barbara Bouchet. E’ la storia di un ricco industriale di insaccati che, su pressione dell’amante, spinge la moglie a partire da sola per Courmayeur assicurandole di raggiungerla entro breve tempo. La donna ha però a sua volta un amante: ne nascerà così una commedia degli equivoci spassosissima, di grande effetto comico. Quella de La moglie in vacanza…l’amante in città, rimane un tentativo riuscito di alzare il tono della commedia sexy, quì più debitrice del solito del teatro boulevardier: pochissimi nudi, nonostante la presenza congiunta della Fenech e della Bouchet, più equivoci e gag alla Feydeau, con Montagnani e Banfi trascinatori assoluti della pellicola. In particolare l’affiatamento tra Renzo ed Edwige in questo film raggiunge l’apice. Si nota anche un certo legame che sembra più di una semplice amicizia, arricchita da numerose scene a “stretto contatto” e dai soliti giornali scandalistici che ci marciavano. Fu un film fortunato, che ottenne un grande consenso di pubblico. Lo stesso Banfi, che con Edwige e Renzo ha lavorato in moltissime pellicole, ha sempre ricordato piacevolmente quei momenti sui set: “In questo film ci divertimmo moltissimo. Eravamo in trasferta in montagna, in Valle d’Aosta se non erro. Faceva freddissimo, però ci scaldavamo sul set, ridendo a crepapelle. Improvvisavamo, come si faceva sempre in quei film, e spesso smettevamo di girare per il troppo ridere. Edwige in particolare si divertiva spassosamente alle battute che io e Renzo facevamo sul set. Sergio Martino ancora se ne ricorda e ogni volta che capitava di incontrarci con lo stesso Renzo, ricordavamo le nostre comuni esperienze, con tante risate ed un pizzico di malinconia”.

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Ricordiamo piacevolmente anche La moglie vergine, gustosa commedia sessual-coniugale, testimonianza di un cinema eclettico, senza barriere e senza pregiudizi. Quì troviamo infatti una Baker con accento brianzolo e uno scatenato Montagnani con le sue consuete invenzioni lessicali accanto alla “coppia in bianco” Lovelock-Fenech e quella “al pepe” Gammino-Barnes. Il film segue di pochi mesi Il vizio di famiglia e segna una nuova fondamentale tappa del duo Fenech-Montagnani.

Nel biennio 1977/78, Renzo e Edwige si trovano spessissimo nel filone della commedia sexy che aveva come protagoniste le varie soldatesse, insegnanti, dottoresse e infermiere, disinibite, procaci e sensuali, impersonate dai volti (e dai corpi) di Gloria Guida, di Nadia Cassini, di Anna Maria Rizzoli e ovviamente della nostra Edwige Fenech. Recitano insieme ne La soldatessa alla visita militare (1977), L’insegnante va in collegio (1978), La soldatessa alle grandi manovre (1978) e L’insegnante viene a casa (1978), con Montagnani debordante e ironico, nei panni di commendatori e colonnelli sempre allupati e sempre irrimediabilmente “in bianco”. L’ultimo film insieme è datato invece 1981, con La poliziotta a New York, che è la possibilità di fare qualcosa di diverso e di contaminare la commedia sexy, con un giallo in salsa americana, girato per davvero tra i grattacieli e i parchi di New York. Montagnani è l’inetto e imbranato commissario Mac Caron, che per incastrare una banda di spacciatori, chiama dall’Italia due agenti, Edwige Fenech e Alvaro Vitali.

L’accoppiata, bistrattata all’epoca da tanti intellettualoidi da strapazzo, che non avevano ben capito il significato sociale della commedia sexy, ha guadagnato nel corso degli anni consensi e ammiratori. Questo perché tante volte con il tempo, le cose si ingarbugliano, le distanze si riducono o addirittura capovolgono e l’accoppiata Montagnani-Fenech, è molto più amata e attuale di altre grandi coppie del loro tempo: un’eredità artistica importante consegnata ai posteri, per due attori generosi, capaci di ironizzare, sui bisogni primordiali dell’uomo, senza cedere mai alla volgarità.

Renzo Montagnani con Edwige Fenech nel film «La moglie in vacanza, l'amante  in città» - Corriere TV

Domenico Palattella

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