“Ennio”: l’omaggio di Tornatore alla “leggenda” Morricone

Nel giorno in cui il documentario-omaggio di Giuseppe Tornatore, dedicato alla figura del maestro Ennio Morricone, sfonda il muro del milione di euro incassati nelle sale cinematografiche, “Ennio” si aggiudica il Nastro d’Argento 2022 come miglior documentario dell’anno. Un riconoscimento prestigioso che il SNGCI (Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani), lo scorso 25 febbraio, ha voluto assegnare a Giuseppe Tornatore.

Con la seguente motivazione.

E’ un Nastro alla passione, alla ricerca, al racconto d’autore di un protagonista eccezionale che rende unica l’emozione di un film che, oltre la musica e il cinema, trasmette il senso profondo di un omaggio che rappresenta, insieme, viaggio sentimentale e grande cinema, lectio magistralis e racconto di una genialità assoluta nata in un mondo di disarmante semplicità. Nel film la ricostruzione di un percorso che affascina lascia storditi non solo dalla magia delle note, ma dalla potenza emotiva che filtra dalle immagini e soprattutto dalle parole. E ci fa sentire un senso di profonda nostalgia per il nostro Morricone ma anche per quel cinema così grande ed irripetibile”.

E questo doppio omaggio di Giuseppe Tornatore, al maestro Morricone ma anche al cinema “che fu”, ha quelle atmosfere di cui già abbiamo goduto e delle quali ci siamo già commossi, in Nuovo Cinema Paradiso, film che segnò l’inizio del loro strepitoso sodalizio artistico e personale. Il documentario ha una sua base di partenza, che è il libro, anche in questo caso “omaggio”, che Giuseppe Tornatore aveva dedicato nel 2018 proprio allo stesso amico Ennio Morricone, dal titolo “Ennio. Un maestro“, edito dalla Harper Collins. Quell’opera letteraria fu una stupenda intervista emozionale e una conversazione amicale, a trecentosessanta gradi sulla magia del cinema vissuta dal maestro dei maestri. In “Ennio”, versione cinematografica, Tornatore ne riprende l’effetto nostalgia, ne riprende la passione che sgorga da questa intervista, ne riprende argomenti, andamento cronologico e tono disteso, modesto, autocritico e ci aggiunge la commozione stavolta, per la perdita del caro amico, avvenuta nell’estate del 2020. Attorno a loro, nel film, una schiera di musicisti, registi, colleghi ed esperti portano testimonianze rilevanti e inerenti una carriera straordinaria, che supera il concetto di prolifico: centinaia le opere firmate, da Il federale (1961) all’unico Oscar vinto per una colonna sonora, The Hateful Eight nel 2016, a 87 anni.

Morricone – che, come tutti i “Miti”, non morirà mai e di cui è quindi giustificato parlare al presente – vive perennemente con la musica in testa e va a tempo anche quando fa esercizio fisico sul tappeto di casa. Ecco perché “Ennio” si apre con un’alternanza brillante di opposti movimenti di direzione d’orchestra e stretching domestico, dando l’attacco a un’immersione competente e appassionata nella carriera di un compositore dall’opera incalcolabile, che ha spaziato in ambiti molto diversi. Il pregio di “Ennio”, non solo dentro il genere documentario, risiede nella sua semplicità e chiarezza così difficili da raggiungere, ma ancor prima nel fatto che Tornatore abbia concepito la propria linea narrativa come una partitura musicale. E ne esce fuori una cavalcata di oltre due ore e mezza, mai noiosa e sempre avvolta da un alone di magnetica nostalgia, dal quale ci si desta a fatica soltanto con i titoli di coda. Tra film e pentagrammi, infatti il documentario è uno svelamento seducente anche per non addetti ai lavori, che non si vorrebbe finisse mai, perché Ennio è stato probabilmente il più grande compositore della storia del ‘900, ma di certo lo è stato della storia del cinema mondiale. Resta poi un’empatia magnetica con il pubblico, che fuoriesce anche nel documentario di Tornatore, e che i più fortunati hanno potuto sperimentare nei suoi strepitosi concerti, che il maestro di tanto in tanto si concedeva in giro per l’Italia e per il mondo.

Le grammatiche di Bach, Frescobaldi, Stravinskij, tra i primi modelli, e le regole della composizione assimilate dal maestro in anni di corso con Goffredo Petrassi, riconosciuta guida carismatica, sono le chiavi comprese le quali si può innovare e divulgare: nella canzone pop, nella sinfonia e nella musica sperimentale. Il documentario è una miniera di osservazioni stilistiche e curiosità legate alla storia del cinema, tra cui la celeberrima collaborazione con Sergio Leone, che per ovvie ragioni occupa buona parte del documentario; ma anche alcune chicche “nascoste”, come la collaborazione mancata con Stanley Kubrick per Arancia meccanica. Non scevro di momenti di pura commozione, “Ennio” è dunque un racconto fluido, documento ricercato, filologico, che si mette a disposizione di curiosi, cinefili e studiosi, nel ricordo di una delle personalità più umane e influenti del ‘900.

Il lavoro poi, bisogna dirlo si sta affermando, in tempi così difficili, riportando la qualità al cinema e soprattutto riportando il pubblico in sala, mettendo almeno per una volta d’accordo lo stesso pubblico e la critica, storicamente sempre in ampio disaccordo. E’ la magia di due professionisti esemplari, ovvero Tornatore e Morricone, è la magia delle cose fatte con passione, è la magia del “vecchio” cinema, che resta una pietra miliare insuperabile della cultura del nostro Paese.

Ci attendiamo altri prestigiosi premi per il lavoro di Tornatore. Premi che , dopo il “fresco” Nastro d’Argento, certamente arriveranno, a partire, ad esempio, dai prossimi David di Donatello. Il lavoro è già nella “decina” selezionata dall’Accademia, dei migliori documentari dell’annata. Ma non solo ai David, puntiamo ancora più in alto, verso un prestigioso riconoscimento internazionale, anche perché entrambi, Tornatore e Morricone, hanno vinto Premi sui più importanti palcoscenici mondiali. E quindi noi ci crediamo perché “Ennio” è un lavoro superbo, da cinque stelle. Un lavoro che dovrebbe essere visionato nelle scuole. Un lavoro che dà lustro all’Italia, a quello che siamo stati e alla nostra memoria, che non va perduta, perché patrimonio culturale di inestimabile valore.

Domenico Palattella

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