Addio a Gianni Cavina, “fratello” d’arte prediletto di Pupi Avati

Qualche giorno fa, ovvero il 27 marzo, il grande regista bolognese Pupi Avati ha divulgato alla stampa la notizia della scomparsa di Gianni Cavina, all’età di 81 anni. Non che Cavina non fosse un valente attore e caratterista di indiscusso livello, ma certamente lo storico sodalizio artistico con Pupi Avati ha dato lo slancio decisivo alla sua carriera.

Gianni Cavina era nato a Bologna il 9 dicembre 1940, e si era formato alla scuola teatrale di Franco Parenti, partecipando poi alla tumultuosa e allegra vita artistica della città. L’attore debutta al cinema grazie al giornalista-regista Raffaele Andreassi che nel 1968 lo chiama sul set di Flashback con cui partecipa al Festival di Cannes e vince il Globo d’oro per la migliore opera prima. L’incontro con Pupi Avati, cui lo lega la passione per il jazz e quella per il cinema, avviene nello stesso anno con Balsamus, storia ai confini del grottesco che passa però sotto silenzio come il successivo Thomas e gli indemoniati. Altro grande incontro sarà quello con Ugo Tognazzi in una fantasiosa sceneggiatura diventata poi pellicola, dal titolo “La mazurka del barone, della santa e del fico fiorone” che impone anche il regista Avati nel 1975, nonché l’attore bolognese. Cinecittà adotta poi l’attore nel filone della commedia sexy all’italiana con il Buttiglione di Mino Guerrini o San Pasquale Baylonne di Luigi Filippo d’Amico (in coppia con Lando Buzzanca) o ancora al fianco del grande Renzo Montagnani in Per favore occupati di Amelia. Parallelamente continua il sodalizio con Pupi Avati, ad esempio con La casa dalle finestre che ridono (1976), Tutti defunti…tranne i morti (1977), Le stelle nel fosso che fanno del regista bolognese un giovane maestro tra horror e fantasy. Nel 1979 Cavina conquista il suo primo ruolo da protagonista nei panni di Padre Lino in Adsalut Pader diretto da Paolo Cavara e da lui sceneggiato insieme a Enzo Ungari. Seguiranno L’ingorgo di Luigi Comencini, Il turno di Tonino Cervi.

Pupi Avati e Gianni Cavina.

Nella vita di Cavina però Pupi Avati ritorna sempre più spesso da mentore e protagonista: alla fine lavoreranno insieme più di 20 volte, fino all’ancora inedito Dante in cui interpreta il notaio Pietro Giardino, nonostante la malattia già in stato avanzato. Resta indimenticabile l’Ugo Bondi, incallito giocatore di poker in Regalo di Natale del 1986, presentato in concorso alla Mostra di Venezia. Cavina ci tornerà dieci anni dopo con Festival (sempre per la regia di Pupi) con cui conquisterà il Nastro d’Argento come miglior co-protagonista. Cavina ottenne una grande notorietà all’inizio degli anni ’90 con la serie tv L’ispettore Sarti di Giulio Questi, Maurizio Rotundi e Marco Serafini dall’indimenticabile personaggio creato dal giallista Loriano Machiavelli. Con la sua voce pastosa, il fisico robusto, le mani grandi come pale, il sorriso di volta in volta ammiccante e dolcissimo, Gianni Cavina conquistò la platea televisiva.

L’attore aveva mille sfumature da consumato caratterista, svariando dall’eccesso farsesco alla raffinatezza comica, dall’intensità tragica e dolente alla naturalezza realista dell’uomo qualunque. Ma era l’uomo a diventare indimenticabile anche dopo soltanto un incontro. Riservato fino all’eccesso, geloso dei suoi affetti familiari, accompagnato da una nota malinconica che celava dietro risate contagiose, Gianni sapeva farsi amare immediatamente, offrendo quella complicità spontanea che solo i veri emiliani sanno coltivare. Difficile ricordare una sua parola contro colleghi e amici, impossibile vederlo litigare veramente con Pupi e Antonio Avati. La loro storia è quella di un’amicizia generosa che non è mutata in 45 anni di vita artistica in comune: un matrimonio inossidabile.  

Negli ultimi anni di vita, tuttavia, Gianni Cavina aveva ricevuto nuova notorietà e consensi unanimi come protagonista e capo-famiglia della serie televisiva Una grande famiglia, composta da tre stagioni tra il 2012 e il 2015. Nei panni dell’industriale Rengoni, a capo di una famiglia lombarda variegata, da saga tipo La famiglia di Ettore Scola, Gianni Cavina è marito di Stefania Sandrelli e padre di Alessandro Gassman, Sonia Bergamasco, Giorgio Marchesi e Sarah Felberbaum. Si susseguiranno intrighi, gialli, tradimenti e misteri che terranno desta l’attenzione del pubblico, decretando il successo della trilogia.

Domenico Palattella

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