David di Donatello 2022- I verdetti (articolo pubblicato sul mensile “Smart Marketing” il 4 maggio 2022)

La 67esima edizione dei David di Donatello, come ricordo sempre, in ogni consueto resoconto di inizio maggio, ovvero gli “Oscar” italiani, ha visto il primo concreto ritorno alla normalità, dopo due anni di pandemia.

Ricordate due anni fa, il povero conduttore Carlo Conti, desolatamente solo, con un cumulo di statuette al suo fianco, che poi sarebbero state consegnate ai vincitori, a casa, desolatamente per posta; o ancora le celebrazioni per il David alla Carriera alla quasi centenaria Franca Valeri, anch’essa in collegamento. E poi venne il 2021, con un agghiacciante ibrido tra collegamenti e presenze dal vivo, tutti pluritamponati e alcuni già vaccinati. Quest’anno abbiamo visto invece un bagliore di normalità, che ci è sembrata quasi anormale. Che curioso gioco di parole. Ci riabitueremo. Come ci riabitueremo ai soliti politici, che non perdono tempo per fare campagna elettorale. Ricordate, l’anno prossimo si vota e anche la sagra della ricotta salata è buona per accaparrare voti. Così il ministro della cultura, Dario Franceschini, uno che su quella poltrona ci si vuole invecchiare, non perde tempo per bacchettare “quei discoli” degli esercenti italiani che vogliono togliere la mascherina dal viso degli spettatori in sala e quasi si fa scappare il termine “positivo”, per il futuro del cinema che verrà, sostituendolo, in calcio d’angolo, con “ottimista”. Che ci sarà da essere ottimisti poi. Ah già si vota il prossimo anno.

Ma andiamo avanti.

Di fronte ad un Carlo Conti, imbalsamato come non mai, forse per la presenza della co-conduttrice Drusilla Foer, sfilano tutte le nostre star, che in mattinata erano state ricevute dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per ricevere oneri e complimenti rispetto al comune impegno di tutti per riportare il cinema italiano ai fasti di una volta. Che poi l’anno scorso il caro Mattarella, si congedò candidamente, per quelli che sarebbero stati gli ultimi David da presidente. E invece eccolo ancora lì, perché la politica non ha saputo trovare un sostituto. Ma tanto l’anno prossimo si vota.

La serata dei verdetti segna il trionfo della Napoli del cinema. Sarà sfumato forse un Scudetto che avrebbero finalmente meritato, ma quello dei David è vinto di certo. Tanti premi ad attori, autori e film “napoletani”, con E’ stata la mano di Dio, che “ullallà, chi l’avrebbe mai detto” fa incetta di premi. E di quelli di “prima categoria”Miglior film e miglior regia per Paolo Sorrentino, per quello che è il suo lavoro più profondo, più intimo, più sentito, di una lunga carriera che ha visto già altri quattro David in bacheca, divisi tra Le conseguenze dell’amore La grande bellezza. Insomma, un piccolo grande trionfo per il regista napoletano, reduce dalla nominations agli scorsi Oscar hollywoodiani, che rimangono già di per sé una gran cosa. La serata dei David napoletanissimi, prosegue con lo splendido David, come miglior attrice non protagonista, vinta da Teresa Saponangelo, proprio per E’ stata la mano di Dio. Lei che ci aveva incantato come mamma di Fabietto, metronomo di gioie e dolori casalinghi, giocoliera giocosa che organizza scherzi telefonici, stagliandosi emotivamente come figura materna di grande ilarità e dolcezza. David come miglior attore protagonista per Silvio Orlando, per Ariaferma. Quanti ne avrà vinti ormai? Innumerevoli. Eppure è sempre lì, come quelle leggende che non muoiono mai. Ariaferma vince poi anche nella categoria della migliore sceneggiatura, firmata dallo stesso regista Leonardo Di Costanzo, con Bruno Oliviero e Valia Santella, tutti di Napoli e dintorni. David al Miglior Attore non protagonista vinto da Eduardo Scarpetta, figlio del genio comico partenopeo fittizio Eduardo Scarpetta in Qui rido io!  di Mario Martone, il cui bis-nonno era proprio il vero celebre e omonimo Scarpetta. Il giovane “nuovo” Eduardo Scarpetta, emozionatissimo, ha dedicato il premio al padre Mario, scomparso troppo presto, nel 2004, quando lui aveva solo 11 anni, che poi i più ricordano come l’imbroglione dalle improbabili camicie hawaiane di Banana Joe, al fianco di Bud Spencer.

A parte questo premio, però, sapete noi giornalisti, ci divertiamo a giocare con le parole e con gli eventi e allora spesso vogliamo trovare vincitori e vinti. Abbiamo parlato dei vincitori, giochiamo ad evidenziare i vinti. Ma così, con delicatezza. E allora non posso non annotare, che al cospetto di 14 nominations assolute, il film di Mario Martone, ne abbia concretizzati soltanto due: oltre al già evidenziato Eduardo Scarpetta, il film vince solo la statuetta ai migliori costumi. E così anche il grande Toni Servillo, per una sera va “out”: due nomination, due sconfitte. Rispetto alle premesse anche Freaks Out delude, non per il numero di statuette vinte, che è rilevante perché sono ben sei, però sono tutti David tecnici, con il contentino del David alla miglior produzione, da sempre visto come “fratello minore” del più ambito premio al “miglior film”.

E poi ci sono le gradite sorprese e i grandi ritorni. Gradita sorpresa è il David come miglior attrice protagonista, alla giovanissima 18enne Swamy Rotolo, protagonista di A Chiara di Jonas Carpignano. Grande ritorno è invece quello del maestro Giuseppe Tornatore, vincitore di ben tre David, con il suo celebratissimo Enniomiglior documentariomiglior suono e miglior montaggio. Standing-ovation per lui e per la leggenda al quale l’opera è dedicata: Ennio Morricone. E qui si vola alto, come mai durante la serata. Perché le leggende viventi e non, le riconosci subito e rimangono nella storia.

Infine, vanno nominati alcuni premi collaterali di primissimo livello. Come il David Giovani per E’ stata la mano di Dio. Fa davvero piacere che ad una platea così giovane sia piaciuto un film così emotivamente spiazzante come quello di Sorrentino. Vuol dire che quindi nei giovani esiste un po’ di umanità. Un po’ di capacità critica nel capire, elaborare ed elevare i sentimenti, quelli veri, quelli puri, quelli poetici. David Speciali per l’attrice Sabrina Ferilli, emozionatissima e sempre seducente; per Antonio Capuano, grande regista napoletano; e infine con la denominazione “alla carriera” per Giovanna Ralli, che somma ai due Nastri d’Argento, al Globo d’Oro e all’unico David vinto, questo alla Carriera, per una splendida ottantasettenne, protagonista assoluta del grande cinema che fu. Sorvoliamo invece sul David dello Spettatore, l’ex Biglietto d’Oro, che premia il film che ha incassato di più in sala nell’annata precedente. Vincitore è Me contro Te-Il film: Il mistero della scuola incantata. L’anti-cinema assoluto. Il che fa capire che il problema non sono né i giovani, né le proposte cinematografiche dell’annata, né le piattaforme tipo Netflix, né gli esercenti (per quanto un ministro della cultura li bacchetti dall’alto della sua poltrona), ma l’educazione critico-artistica del pubblico, davvero al livello di “una capra”, che un critico d’arte un po’ sopra le righe ne ha fatto un brand.

Davvero infine, nominiamo qualcosa che tutte le altre testate giornalistiche non nominano mai. Chissà perché poi? Mah. Ovvero il David di Donatello come miglior film internazionale vinto da Belfast, per la regia di Kenneth Branagh. Diciamolo una volta per tutte: il David di Donatello è l’equivalente degli Oscar negli Usa. Sono premi nazionali esattamente come quelli americani, così celebrati nel mondo; e in Europa, tra tutti i premi nazionali, rappresentano il premio più prestigioso. Poi noi abbiamo anche i Nastri d’Argento, di pari livello e senza paragoni nel mondo, ma questo è un altro discorso. E allora perché non dirlo. Perché non far sapere dell’importanza dei David di Donatello e del fatto che anche noi abbiamo il premio al miglior film straniero? Quanti lo sanno?  Quanti sanno cosa sono i David? Quanti conoscono il cinema? Quanti conoscono la cultura e l’arte più in generale? Qui manca una vera e propria educazione al nostro patrimonio storico e artistico, con riferimenti espliciti anche al cinema. Così non andremo da nessuna parte. Ma tanto si sa, la colpa è degli esercenti, mica di coloro che si attaccano a quelle poltrone e non fanno nulla per la cultura.

Ma tanto l’anno prossimo si vota e ovviamente… non cambierà nulla.

Domenico Palattella

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