Le coppie storiche del cinema italiano: Walter Chiari e Ugo Tognazzi

19 settembre 1950: esce nelle sale italiane I cadetti di Guascogna, del maestro Mario Mattoli. Lo stesso regista dopo aver lanciato stelle del cinema come Macario e Totò, ci riprova questa volta con un film corale dal cast “giovane”. Nessun veterano, tutti giovani attori uniti dalla passione per lo spettacolo: Mario Riva, Riccardo Billi, Carlo Croccolo, Walter Chiari e…un giovanissimo Ugo Tognazzi, al suo debutto cinematografico.

Questo film corale incassò tantissimo e fu l’ennesimo successo comico di Mattoli. Un film veloce, spontaneo, diretto, modellato sui musical americani di ambiente militare, che offre scenette ancora godibili. E’ il primo contatto artistico tra Walter e Ugo, se tralasciamo la breve parentesi in Radiofante, trasmissione radiofonica destinate alle truppe milanesi della Repubblica Sociale Italiana, all’epoca dell’occupazione nazi-fascista. Di quella collaborazione “particolare” ce ne fanno testimonianza gli stessi Walter e Ugo nel corso di un simpatico siparietto dalla trasmissione La via del successo, che nell’inverno del 1958, Chiari conduceva sulla prima rete nazionale. In una delle 10 puntate di quella stagione, andò come ospite proprio Ugo, che insieme a Walter ricorda le loro comune origini:

“Abbiamo iniziato la carriera di attori comici più o meno nello stesso periodo. Tu mi vedesti al Teatro Puccini di Milano e mi facesti i complimenti. Qualche mese dopo, mi ricordo, venni con due ragazze a vederti Sesto San Giovanni e lì cominciammo una specie di collaborazione tra noi due”

Lo stesso Walter ricorda poi, che si trovava a Milano con la sua compagnia in situazione piuttosto precaria e l’amico Ugo non si fece alcun problema a prestargli le 10.000 lire essenziali per ridare fiato a lui e agli altri membri della compagnia. Walter ricambiò qualche anno dopo, nel 1948, mentre era sul set di un film di Gilberto Govi, ovvero Che tempi!. Si trovava a Genova in albergo e Ugo girovaga per la stessa città in cerca di un posto per dormire la notte, perché poi la mattina avrebbe dovuto prendere il treno per sostituire un comico cacciato da un teatro del milanese. Walter gli offrì ospitalità nella sua stanza. Insomma, erano anni complessi, di fame, ma erano anni di arte, della ricerca disperata di affermazione, ma erano anni di rapporti veri. Erano gli anni della gavetta. Che poi divenne rosea e iniziò il successo e il benessere per entrambi.

Quella parentesi cinematografica del 1950 e quel siparietto del 1958, del programma tv La via del successo, rimasero gli unici rapporti artistici tra i due, almeno fino all’anno successivo. Vennero ingaggiati per interpretare un film in costume ambientato nell’Antica Roma, alla corte dell’imperatore Tiberio, per l’occasione impersonato da Tino Buazzelli. Il film in questione è I baccanali di Tiberio, girato a colori, senza dispendio di mezzi e di risorse. La ricostruzione scenica dell’Antica Roma è impeccabile e Chiari e Tognazzi hanno modo di vivere i famosi Baccanali di Tiberio, feste orgiastiche, sintomo della decadenza dei costumi della Roma dell’epoca, rimaste nella storia. Illustrativo e molto divertente, soprattutto per i continui rimandi alla società italiana alle soglie degli anni ’60. L’accoppiata Chiari-Tognazzi, colpisce e convince, con almeno un paio di scene da antologia della risata: il duetto in chiave gay di Ugo e Walter; e quello in cui ricattano l’Imperatore Tiberio. Certo, agli occhi dei più esperti, quella sceneggiatura di Castellano e Pipolo, sembra ricalcare troppo il canovaccio del fortunato O.K.Nerone, film del 1951 che vedeva impegnata la coppia Chiari-Campanini, però il risultato finale non sarà affatto deprecabile. Anzi. Il pubblico dimostrò di gradire e il film incassò al botteghino quasi 500 milioni di lire, per intenderci il livello di un film di Totò di successo. Visto che il film incassò tanto e la coppia dimostrava di essere affiatata, lo stesso produttore Emo Bistolfi, fiutando aria di “danaro”, diede mandato allo stesso regista Giorgio Simonelli di realizzare un altro film in costume per la stagione successiva. Il volitivo ed appassionato produttore era un grande appassionato dei western americani e si racconta che vedendo al cinema Un dollaro d’onore, memore del successo che Chiari e Tognazzi avevano ottenuto con quel suo piccolo film, affidò a Giorgio Simonelli un progetto sperimentale con il quale il produttore non avrebbe badato a spese: la realizzazione della prima parodia italiana del western americano. Castellano e Pipolo erano impegnati con altri produttori e altre idee, dunque in sostituzione arrivò la coppia di autori di Tognazzi e Vianello, ovvero Scarnicci e Tarabusi. Insieme a Simonelli confezionarono quella parodia comica, avendo incassato i pareri favorevoli dei due attori. Ci si sarebbe dovuti spostare in Spagna, lì c’erano le strutture giuste per un film western e il periodo migliore sarebbe stato quello estivo, perché Chiari e Tognazzi erano meno impegnati. Ne nacque la sceneggiatura de I fanciulli del West, esattamente lo stesso titolo di un film di Stan Laurel & Oliver Hardy. Per volere di Bistolfi stesso e per sfruttare l’onda lunga del successo hollywodiano, il titolo venne cambiato in un più “familiare” Un dollaro di fifa”. Dobbiamo dirlo, quel piccolo produttore genovese, appassionato di cinema, il quale in quegli anni produsse una dozzina di film, ci vide giusto. Quella parodia si piazza a sorpresa tra i 5 maggiori incassi di un’annata che non è affatto anonima. E’ infatti il 1960 de LA DOLCE VITA, di Renato Rascel che vince a Sanremo con “Romantica” e delle Olimpiadi estive di ROMA ’60. La coppia Chiari-Tognazzi funziona e fa ridere, dimostrando come tra i due esistesse un rapporto che andava al di là di quello professionale. Si girò in pieno luglio, nell’Andalusia meridionale, quella per intenderci che quasi si “bacia” con l’Africa. Dal diario del set si racconta di un clima rovente, i 40 gradi erano una costante abitudine e le esterne si giravano nel tardo pomeriggio, mentre la mattina e il primo pomeriggio erano dedicati agli interni, con dei ventilatori giganti in funzione per rinfrescare l’aria. Nonostante tutto entrambi gli attori ricorderanno positivamente quella esperienza, fatta di rapporti umani. Un po’ meno per la verità Tognazzi, il quale a distanza di anni ha ricordato il clima gioviale sul set, ma decisamente criticato il risultato artistico.

“Mi seccava un pò che nessuno tenesse presente, proponendo a me, a Chiari e a Vianello “I baccanali di Tiberio” e “Un dollaro di fifa”, perché dovevamo rimetterci a fare i buffoni e a interpretare storie assurde. Ripeto, era scocciante, ma d’altra parte ci davano un bel pò di milioni” (Ugo Tognazzi)

Senza dubbio, Tognazzi esagera nell’essere eccessivamente critico, verso di sè e verso una serie di film comunque dignitosi, ma si sa, nessuno è peggior critico di se stesso. Nelle sue parole è ben evidente il senso di un’ambizione legittima, della paura che il proprio lavoro, fatto con estrema professionalità non potesse essere valorizzato appieno. E in questo senso si deve intendere il salto di qualità che ad un certo punto Tognazzi ha deciso di compiere, ovvero quello di uscire dalla farsa, seppur di successo, per entrare in una dimensione di personaggi a tutto tondo, capaci di diventare sociologicamente rappresentativi della società dell’epoca.

Tornando al film, al di là del grosso successo commerciale, la sua importanza risiede nel fatto di essere all’origine dello spaghetti-western all’italiana, con un debito ancora evidente, dobbiamo dirlo, ai ritmi del varietà e del cinema comico degli anni ’50, arricchito però da una vena comica quasi fumettistica, davvero vincente. L’anno dopo lo stesso produttore Emo Bistolfi, per raddoppiare il successo decise di riprovarci, parodiando questa volta I MAGNIFICI SETTE, con I MAGNIFICI TRE. Confermati Chiari e Tognazzi, il terzo della compagnia fu Raimondo Vianello. Un film che incassa quasi 800 milioni di lire al botteghino e si issa come il terzo film più visto della stagione. Insomma, un successone. Il film venne girato nel deserto spagnolo di Almerìa, proprio dove qualche anno dopo Sergio Leone girerà con Clint Eastwood i suoi cult movies. Questa parodia talmente sconnessa e trash da risultare efficacemente divertente, mette in evidenza l’affiatamento tra tre attori, i quali erano molto amici anche fuori dal set. Quella de I magnifici tre, rimase l’unica esperienza in “trio”, ma del quale tutti e tre gli attori serberanno sempre un gradito ricordo, sia per l’atmosfera spensierata e goliardica sul set; sia per la trasferta spagnola, in quei posti brulli e aridi dell’Andalusia meridionale, i quali sembravano davvero quelli del “vecchio e sporco” west a stelle e strisce.

Lo stesso anno Walter Chiari e Ugo Tognazzi sono anche tra i protagonisti di Intrigo a Taormina, film balneare, ma dei migliori, ambientato e girato appunto nella nota località turistica del titolo. Il punto focale del film si svolge su uno yacht, di proprietà del commendator Lemeni (Gino Cervi), il quale cerca una fidanzata per il figlio (Ugo Tognazzi), appassionato sfrenato di ciclismo, ma disinteressato quasi completamente alle donne. Invita sul suo yacht la bella Luciana (Sylva Koscina) sperando che lo distragga. Per fortuna sullo yacht è presente anche un fotografo milanese (Walter Chiari) in cerca di avventure e la sua svampita fidanzata (Elke Sommer) della quale vuole sbarazzarsene. Ovviamente il commendatore equivoca e su questo qui-pro-quo si giocano le scene più divertenti del film, quelle di un presunto rapporto gay tra Tognazzi e Chiari. Intorno a loro, si intrecciano storie secondarie e sullo sfondo l’incanto di Taormina. Un film bello, bisogna dirlo, anche sociologicamente rappresentativo di come l’italiano medio viveva le vacanze all’epoca e…in fondo anche oggi. Per Tognazzi, nel genere turistico-vacanziero, questo film è l’unico punto di contatto insieme a Una domenica d’estate, dell’anno successivo; mentre Walter amava molto questo genere di pellicole, anche e soprattutto perché erano girate in spiaggia e poteva dunque farsi anche un veloce bagno tra una pausa e l’altra e vivere la vita notturna tra set fotografici, donne e cene con gli amici. D’altronde quello era il periodo di maggior splendore del genere e l’attore prende parte incessantemente a pellicole simpatiche e spensierate tipo Ferragosto in bikini, Ischia operazione amore, Caccia al marito, Bellezze sulla spiaggia e titoli similari.

L’assidua collaborazione di Chiari e Tognazzi, tra il ’59 e il ’61 termina quell’estate, con l’attore cremonese che prende il treno senza ritorno del “cinema impegnato”. Anche Walter sale e scende spesso da quel treno, ma non ci fu più nessun punto di contatto lavorativo. Rimase certamente un rapporto di stima reciproco, anche se probabilmente meno stretto rispetto a quello che si evince almeno fino al ’61. Nelle famose cene di Ugo, presso la sua villa di Torvajanica e nel leggendario torneo di tennis che annualmente organizzava lo stesso Tognazzi, non v’è traccia di Walter Chiari, almeno dalle cronache dell’epoca. Ci fu anche qualche screzio, probabilmente, anzi sicuramente terminato lì. Come quando Walter, reduce dallo splendido ritratto di un padre di famiglia separato che rivede il figlioletto dopo svariati anni de Il giovedì, lesse su un giornale che il collega Ugo aveva dichiarato alla stampa che con lui al posto di Chiari il film avrebbe goduto di ben altra accoglienza. In realtà il film resta nella filmografia di Walter Chiari una dimostrazione eccezionale del suo talento cinematografico, e se anche all’epoca dell’uscita non ebbe molto successo, quella pellicola ha guadagnato estimatori nel corso degli anni, divenendo a posteriori addirittura uno dei migliori esempi in assoluto della commedia all’italiana anni ’60.

Domenico Palattella

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