Stranger Things, un caleidoscopio di emozioni anni ‘80

Quale miglior modo di assaporare questa infinita attesa per l’uscita della quarta stagione di Stranger Things, se non tramite alcuni sorprendenti retroscena della serie?

Posto che il fatto più inaspettato e agghiacciante su cui poggia la trama dello show è già stato svelato nell’articolo che svela gli esperimenti della CIA negli anni Cinquanta, dietro l’architettura della serie che ha onorato la cultura pop degli anni Ottanta e l’ha inserita negli anni Duemila, si celano altre succulenti curiosità.

Una di queste riguarda l’intento dei creatori, i fratelli Duffer, di costruire una storia che agli occhi del pubblico sembrasse realmente ambientata negli anni Ottanta; a partire dalla scenografia, ai costumi, gli oggetti di scena fino ad arrivare all’atteggiamento dei personaggi. Per quest’ultima impresa, si sono assicurati di farcire per bene i protagonisti con le principali ispirazioni da cui la serie trae spunto, obbligandoli a visionare i film classici di quel periodo in modo tale da essere totalmente avvolti e pregni di quella atmosfera.

In particolare, i creators non hanno mai nascosto la loro dedita passione verso le impronte artistiche di Steven Spielberg e Stephen King, sui quali hanno basato la loro iniziale idea per la serie, elaborandola con una domanda: “Che cosa accadrebbe se Steven Spielberg dirigesse un libro di Stephen King?”; l’ideale sarebbe guardare Stranger Things per scoprirlo.

L’influenza di queste imponenti figure del mondo cinematografico e editoriale non è stata occultata neanche durante la scelta degli attori che aspiravano ad ottenere un ruolo all’interno della serie, i quali, nel corso dei loro provini, hanno dovuto recitare diverse parti prese da scene del film cult Stand by Me basato su un romanzo di Stephen King.

Un capolavoro diretto da Steven Spielberg è stato invece utilizzato come modello di riferimento per creare l’immagine della protagonista, Eleven.

Millie Bobby Brown, la giovane e brillante interprete del personaggio attorno a cui ruota la storia, ha per l’appunto dichiarato durante un’intervista, che i fratelli Duffer le avevano palesato il suo legame con E.T., inducendola quindi a riprendere da questo celebre personaggio alcuni suoi tratti distintivi. Precisamente, il compito della Brown era quello di basare la sua performance su quella dell’alieno più famoso del mondo, e di farlo tenendo anche a mente la relazione che E.T. instaurava con i bambini, mediante il linguaggio del corpo, più che con quello verbale.

Non a caso, nella prima stagione Eleven indossa un vestito rosa e una parrucca bionda, proprio per omaggiare anche fisicamente E.T. e per dare l’idea di quello che poi sarà il vero essere del personaggio, vale a dire (in modo molto generico) un alieno.

Un’altra chicca che avvalora la recitazione di Millie Bobby Brown è data dal privilegiato sostegno espresso a suo favore, da nientepopodimeno che uno dei due simboli tanto acclamati dalla serie: Stephen King in persona. L’autore del grande romanzo “It”, nel 2014, manifestò su Twitter il suo apprezzamento per l’interpretazione dell’attrice, all’interno di una serie televisiva chiamata Intruders, in cui aveva appena 10 anni. Il maestro dell’horror, si espose, sostenendo: «Millie Brown, l’attrice di INTRUDERS, è fantastica. È la mia immaginazione o gli attori bambini sono molto migliori di prima?».

Un elogio insomma non indifferente, soprattutto se si pensa anche ai successivi commenti che King riserva all’intera produzione di Stranger Things, definita da lui stesso in un tweet “intrattenimento con le pa**e”, rimarcando con un altro commento la sua idea: «Siete liberi di non essere d’accordo… ma avreste torto».

Influenzati dalle opere di King e Spielberg, i fratelli Duffer hanno a loro volta suggestionato il pubblico con inserti musicali o scenografici catturati dai caleidoscopici anni Ottanta, che hanno fatto tornare in auge. Uno spiccato successo lo hanno ritrovato alcune canzoni nate in quegli anni ma che ancora oggi tengono banco alle più moderne melodie; prima fra tutte “Should I Stay or Should I Go” dei The Clash, che ha animato diverse scene, o la fortunata “Neverending Story”, il cui rinnovato splendore è stato riconosciuto anche dall’originale interprete, Limahl, il quale ha ammesso che proprio per merito della serie, la canzone ha subìto un picco di ascolti che ormai si credeva impossibile.

Fiumi di vittorie anche per i brand alimentari che hanno avuto la possibilità di rispolverare e rimettere sul mercato alcuni vecchi prodotti, ora usati in Stranger Things e per questo adorati. Un esempio è il riscontro ottenuto dalla marca Eggo, apparsa numerose volte durante la prima stagione grazie all’amore di Eleven proprio per i waffle di tale brand. Una risposta tanto positiva quanto non programmata, poiché inizialmente non vi era alcuna partnership fra la casa di produzione e l’azienda in questione, la volontà della serie era unicamente quella di citare un’ulteriore particolare del film E.T. che vedeva il piccolo alieno innamorato dei cioccolatini Reese’s, nello stesso modo in cui Eleven impazzisce per gli Eggo.

Un altro prodotto che ha avuto una sorte inaspettatamente proficua è stata la New Coke: la nuova ricetta della Coca-Cola, messa in commercio proprio durante gli anni di ambientazione della serie e ritirata in tempo record perché considerata uno dei più grandi errori di marketing della storia.

Questa nuova bibita mirava infatti a sostituire la gloriosa ricetta della Coca-Cola ma venne accolta con disprezzo dai compratori e per questo venne fatta sparire dalla circolazione. Bene, paradosso dei paradossi, dopo il suo uso all’interno della serie, la società statunitense ha lanciato un’edizione limitata della New Coke, identica a quella commercializzata in passato, che ha ottenuto quella fama non riconosciutale negli anni Ottanta.

Grazie alle sue ispirazioni colossali e alla sua firma nostalgica, Stranger Things si colloca come uno dei fenomeni seriali meglio riusciti degli ultimi anni.

Parola di Stephen King.

Grazia Battista

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