Le coppie storiche del cinema italiano: Yvonne Sanson e Amedeo Nazzari

Le indimenticabili/Yvonne e Amedeo, la bella coppia che fece innamorare il  pubblico partenopeo - il mondo di suk

Nel 1949 esplode nei cinema italiani una “bomba” destinata a cambiare radicalmente il panorama del cinema popolare italiano: il 29 ottobre, distribuito dalla Titanus, esce Catene, un melodramma di ambientazione contemporanea che conquista immediatamente i favori del pubblico.

Alla fine della stagione, con grande stupore dei suoi produttori ma anche del suo stesso regista (Raffaele Matarazzo), il film domina la classifica degli incassi annuali con 735 milioni di lire e oltre 7 milioni di biglietti staccati. Un trionfo simile non era stato minimamente previsto, perché non era eccessivamente trascinante nè il nome del regista, autore rispettabilissimo ma non eccelso; nè la coppia di interpreti, perché se Amedeo Nazzari era un attore conosciuto ma non certo una star (era stato uno dei volti popolari del cinema italiano a cavallo degli anni ’40, con titoli come La cena delle beffe, ma che nel primo dopoguerra fatica a decollare), altrettanto non si poteva dire della ventitreenne Yvonne Sanson, attrice greca naturalizzata italiana, vista fino ad allora solamente in piccole parti di contorno. A concludere questo quadro, neanche la critica italiana aveva accolto il film con particolare riguardo o entusiasmo. Cosa accadde dunque, per giustificare il successo del film e il susseguente affermarsi della coppia composta da Amedeo Nazzari e Yvonne Sanson?

A decretare il successo, e di proporzioni davvero inimmaginabili, era stato unicamente il pubblico, il pubblico popolare, quello che ancora vedeva nel cinema lo specchio dei propri sogni e delle proprie speranze, ma soprattutto lo strumento culturale capace, più di ogni altro, di dare una forma “nobile” (fatta di storie, di personaggi, di passioni, di lacrime e risate) al proprio sentire quotidiano, alla propria esperienza concreta. In Catene e negli altri sette melodrammi diretti da Raffaello Matarazzo e interpretati dalla coppia Sanson-Nazzari, gli italiani ritrovavano dei personaggi in cui identificarsi e soprattutto delle situazioni e dei temi in cui riconoscersi. Nei loro film i personaggi non diventano mai degli eroi, non affrontano le difficoltà della vita offrendo il petto alle “pallottole” nemiche, piuttosto vivono in silenzio il dramma di situazioni opprimenti (a cominciare dalle donne) che sanno di non poter tanto facilmente cambiare. E soprattutto sulla situazione subordinata delle donne, Matarazzo, getta il suo sguardo “realistico”, donne dicevamo, oppresse da moralità, educazione, convenzioni obsolete, società maschilista con l’appoggio indiretto di partiti e chiesa. Temi cari, loro malgrado a moltissime donne italiane. E nella Rosa di Catene, oppure nella Luisa de I figli di nessuno o ancora nella Anna di Tormento le donne italiche vi si riconobbero e decretarono il trionfo di Yvonne Sanson, che divenne ben presto la regina del melodramma italiano, destinato, con effetti ritardati come vedremo, a fare scuola nel mondo. Al suo fianco Amedeo Nazzari, l’amore sofferto, tormentato, sudato un intero film. Amedeo è un uomo bello, affascinante, un attore dotato di classe sopraffina, estrema eleganza gestuale e recitazione composta ed empatica. Tutti elementi che lo fanno entrare immediatamente nei cuori del pubblico. Insieme registreranno un record ineguagliato, il primo e il secondo film della stagione 1949/50 sono opera della storica accoppiata: Tormento con 726 milioni di lire incassati si classifica appena dietro Catene.

I figli di nessuno (film 1951) - YouTube

Lo schema delle storie è sempre lo stesso: lei che si sacrifica, soffre, si dispera, in seguito ad un increscioso equivoco (spesso l’adulterio femminile) che si scioglie in uno strappalacrime finale happy end; con lui che riconosce la moralità intatta della sua donna, soltanto alla fine. Si usciva dalla sala con gli occhi gonfi ma felici e si aspettava il prossimo titolo. Un successo irripetibile, Amedeo Nazzari e Yvonne Sanson, come coppia realizzarono i maggiori incassi del cinema italiano di tutti i tempi ed entrambi si affermarono come i primi divi del dopoguerra. Quelle storie di personaggi che soffrono perché vittime di ingiustizie sociali, o perché schiacciati da un destino cieco e crudele erano adorate da quel pubblico poco sofisticato, con ancora le miserie della guerra addosso, che amava le storie del cinema e i grandi sentimenti. All’epoca dell’uscita dei film la critica li stroncò notevolmente e con toni quasi feroci, tanto che lo stesso Matarazzo in una lunga lettera all’Unità di Milano, si sfogò apertamente. Riportiamo i passaggi principali utili a capire l’importanza futura del melodramma italiano.

Le vicende imperniate sulla verità della vita quotidiana, verità non cercate nei fatti esteriori, ma nella concretezza stessa dell’esistenza di ognuno, il dissolversi improvviso, fatale di una felicità che sembrava raggiunta e che, invece, di colpo, il caso, il fato ci toglie da sotto gli occhi con terribile inesorabilità, non sono forse questi gli argomenti che più e veramente interessano la maggioranza? Allora si obietterà, il pubblico ama solo la rappresentazione delle sciagure? No. Quello che ama di più è vedere come, attraverso l’opera dello stesso fato, per mezzo delle storture raddrizzate, nei limiti resi possibili dalla umanità stessa, o infine, grazie alla rassegnazione là dove inutile e vana è la lotta, si possa arrivare a una felice conclusione, a una più umana e sopportabile condizione di vita. Cioè la speranza, la speranza in un mondo migliore: ecco la grande aspirazione, lo spettacolo più bello e gradito di tutti coloro che certamente vivono nel migliore dei mondi”.

Amedeo Nazzari collection ( 6 film dvd) (Torna-Tormento- Catene-Chi è senza  peccato-I figli di nessuno -Malinconico autunno): Amazon.it: Film e TV

Dunque Catene, Tormento, I figli di nessuno, ma anche in non già citati Chi è senza peccato… (1952), Torna! (1953), L’angelo bianco (1955), L’ultima violenza (1957) e Malinconico autunno (1958) verranno immancabilmente stroncati dalla critica che li classificherà con il termine negativo di “fotoromanzi cinematografici” per poi riabilitarli negli anni ’70, quando il vecchio melodramma con protagonisti differenti ritorna in auge. E lo fa popolando le televisioni commerciali con infinite e ingarbugliate telenovele, che altro non fanno che riprendere situazioni, personaggi e temi trattati da Matarazzo con la coppia Sanson-Nazzari. Ma non solo, possiamo provare infatti ad estendere il campo di azione alle attuali fiction nostrane: dar voce ai sentimenti base della vita (amore, gelosia, tradimento, delusione…) attraverso personaggi stereotipati (i buoni, i cattivi, il/la redenta, il tradito, la donna innocente vittima del cattivo) e sofferti lieti fine, non sono altro che una riproposizione dell’intuizione di Matarazzo. Un intuizione che, vista con il senno di poi, è ben più importante dell’angolino al quale aveva relegato il genere del melodramma tanta critica specializzata, che non sapeva vedere al di là del proprio naso e del proprio tempo, perché destinata a tracciare una linea futura che si ritrova in tante serie tv. A tutto ciò va aggiunta l’assoluta perfezione psico-fisica attitudinale di Amedeo Nazzari e Yvonne Sanson che ci regalano momenti di indimenticabile commozione, oggi riscoperti e ampiamente rivalutati.

Va detta anche qualcosa sui due attori, diventati divi copertinati, da un momento all’altro. Non che almeno Amedeo Nazzari già non lo fosse, nel 1941 aveva vinto il Premio come miglior interprete maschile al Festival di Venezia per Caravaggio, il pittore maledetto; però un simile successo a fuor di popolo era qualcosa di inimmaginabile prima dell’incontro con Matarazzo e con la Sanson. Quel personaggio di uomo buono che lotta per i propri diritti e per quelli della propria donna, inaugurato da Catene entra talmente nell’immaginario comune, che lo stesso attore proverà in ogni modo, nel prosieguo della propria carriera, a scrollarsi di dosso. Non che non lo amasse, ma il rischio più grande per un attore è rimanere imbrigliato in un’unica maschera, sia pur di successo. Lo stesso, grosso modo, accadde per Yvonne Sanson, icona di un tipo di cinema che le si appiccica addosso come un armatura. L’attrice italo-greca ci prova, lavora nella commedia brillante, con attori del calibro di Vittorio De Sica, di Totò, di Nino Taranto, ma non lascia mai il segno, come faceva nel melodramma. Amedeo Nazzari almeno fa qualcosa di più. Pur rifiutando copioni classificabili nella commedia all’italiana per una questione, a detta sua, di gusto e di rispetto verso sé stesso e verso il pubblico, continuerà una dignitosissima carriera nel genere impegnato, lavorando per registi del calibro di Zampa, Germi, Monicelli e Fellini. Anche qualche delusione professionale: il ruolo del principe Salina nel Gattopardo di Visconti, fu proposto inizialmente a lui, ma poi andò a Burt Lancaster per ottenere finanziamenti da una casa di produzione americana.

Film stasera in tv: I FIGLI DI NESSUNO di Raffaello Matarazzo (sab. 23  giugno 2018, tv in chiaro) | Nuovo Cinema Locatelli

Domenico Palattella

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